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Mercoledì, 24. Gennaio 2007

Musulmani in Italia: poligamia, integrazione e non solo

di teenchallenge, 12:02
 

"A tu per tu con Gianfranco"

Gianfranco Giuni, direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 nella trasmissione Liberi da, analizza in chiave sociologica le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane)  potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura. 
 

 

Franco: questa settimana vogliamo parlare partendo da un fatto che abbiamo riscontrato su diversi articoli in questi ultimi giorni, però allargheremo il discorso anche ad altre situazioni che riguardano un po’ il problema della presenza sempre più massiccia dei musulmani in Italia e anche in tutta Europa. Parliamo di un problema che si sta riscontrando in questi giorni riguardo sempre alla presenza dei musulmani, parliamo di poligamia, ma come dicevo, poi entreremo anche in altri fatti. Prendo spunto da un articolo apparso sul giornale Europa, scritto da Emanuela Baio, che dice così:”in Italia non sono ammesse dalla legge e dalla cultura, le convivenze poligamiche, lo stesso vale anche per tutti gli altri paesi dell’Unione europea, compresi quelli che hanno chiesto di entrarvi, come la Turchia. Di fatto però oggi la realtà è diversa. Si stima che nel nostro paese vivano circa quindicimila persone che hanno contratto più matrimoni con forme e modalità diverse. In Italia e nei paesi dell’Ue, di fronte alla presenza consistente di musulmani, c’è bisogno di riaffermare, anche attraverso leggi chiare, i principi della monogamia e della parità fra i sessi e la punibilità di una realtà nascosta, ma presente quale è la poligamia. Infatti anche da noi si pratica la poligamia. Queste persone lo fanno affiancando ad un matrimonio, una o più convivenze di fatto, oppure celebrando matrimoni nei loro paesi d’origine, o anche in Italia in moschee compiacenti e nei loro consolati.” Un pericolo questo, Gianfranco, causato dall’aumento, come dicevo prima, che c’è stato in questi ultimi di musulmani in Italia; una situazione questa, che provoca, come abbiamo letto, delle reazioni soprattutto causate forse dalla paura che nel futuro questo problema della poligamia possa mettere in crisi anche il matrimonio occidentale. Gianfranco: ma, senz’altro l’incontro di culture molto diverse, con delle leggi, delle usanze diverse, crea sempre tensione e un conflitto, poi conflitto non vuol dire uno scontro aperto ma semplicemente il fatto che ci sono due cose che non collimano completamente, che magari possono essere anche in contraddizione; questo problema della, non problema, questa situazione, per adesso diciamo della poligamia, ovviamente si innesta in una situazione moto particolare attuale, che è quella della messa in discussione di cosa sia il matrimonio in generale; per cui fino adesso si son date per scontate molte regole; si era dato per scontato il matrimonio basato sulla eterosessualità, adesso viene messo in discussione; si era dato per scontato il matrimonio, fino ad anni fa’, comunque per la vita e anche questo poi è stato cambiato con il divorzio; si sta mettendo in discussione l’istituto stesso del matrimonio come una unione legalmente riconosciuta con certi diritti e certi doveri perché si sta cercando di far avere gli stessi diritti ad unioni diverse come le convivenze, senza però legami dovuti al matrimonio e quindi a tutte le leggi che regolano lo scioglimento di questa unione. Il fatto di pensare ad un matrimonio monogamico è un altro aspetto che è diciamo una tradizione, nel senso che fa parte di un pacchetto che viene chiamato matrimonio nel quale si intendeva un matrimonio monogamico, tra un uomo e una donna, sempre dato per scontato, non aveva mai creato particolari problemi, adesso che nel mondo occidentale c’è una forte presenza di persone provenienti da una cultura islamica nel quale viene ammesso il matrimonio poligamico, crea situazioni molto imbarazzanti, perché, negli scambi tra gli stati internazionali, normalmente veniva riconosciuto il matrimonio contratto anche se in forme differenti, all’estero; tanto per dire una cosa molto semplice, un matrimonio contratto in Francia piuttosto che in Inghilterra, piuttosto che negli Stati Uniti, era riconosciuta a tutti gli effetti anche della legislazione italiana e viceversa. In questo caso si tratta di dover riconoscere uno stato di fatto di matrimonio poligamico, nono illegale e quindi non è qualcosa di illegale, perché è stato celebrato in una cultura la quale è legale; quindi è illegale qui ma e legale la, e questo crea ovviamente problemi, per vedere, per capire se dev’essere considerato legale anche qui, o in che termini, in che modi ecc., quindi è un altro tassello che secondo me porta una spallata a quello che è stato il matrimonio tradizionale di origine religiosa, cristiana, che è stata la base dei rapporti matrimoniali fino adesso.

Franco: come dicevi tu, il pericolo, nasce anche dal fatto, non soprattutto musulmani che vengono da altri paesi già sposati in quel paese la vengono in Italia, e magari hanno diverse mogli, il problema nasce dal fatto che i matrimoni che vengono fatti in quel paese o anche in Italia nelle moschee, non vengono poi registrati, non c’è un registro, in Italia per esempio, di questi matrimoni, perciò legalmente non sono neanche punibili, ma non si può risalire ad un’unione del genere, e c’è qualcuno che già prospetta il pericolo, che queste, chiamiamole “unioni”, vengano riconosciute come unioni di fatto e poi inserite anche nelle famose leggi, nei P.A.C.S., che dovranno essere fatte nei prossimi giorni, che già in qualche città è stato fatto, questo potrebbe essere un altro pericolo. Gianfranco: questo fa sorgere un’altra questione, che cos’è un matrimonio, nel senso, che cosa rende un matrimonio, un matrimonio; essendo un matrimonio un’istituzione di origine religiosa; fino a pochi decenni fa, i matrimoni si contraevano in chiesa, ed erano riconosciuti dallo stato; tutti i nostri ascoltatori hanno visto quella bellissima saga, dei film di Peppone e Don Camillo, nei quali c’è questa grande lotta, quindi siamo negli anni ’50, tra il matrimonio civile e il matrimonio religioso, c’era molto l’idea che il matrimonio civile, nono fosse un vero matrimonio, perché voleva dire sposarsi al di fuori della benedizione della chiesa, che era la depositaria del matrimonio, perchè il matrimonio era un istituto divino; quindi in questo contesto è chiaro che nella legislazione italiana esiste già un doppio binario, perché esiste un matrimonio civile, e un matrimonio religioso; il matrimonio religioso, che può o meno avere effetti civili, perché anche per quanto riguarda i rapporti con la chiesa cattolica, è possibile contrarre un matrimonio solo religioso che non venga poi registrato all’anagrafe, dando quindi un crisma di sacralità ad un rapporto, che però non è ufficiale dal punto di vista pubblico, dal punto di vista delle istituzioni pubbliche; di fatto questo si riproporrebbe con i matrimoni celebrati nelle moschee, nei quali viene data la priorità all’aspetto religioso, che è quello che viene ritenuto più importante dai credenti, e un aspetto meno importante a quello pubblico;nella lotta, nella tensione che c’è tra la legislazione statale e quella religiosa, viene data priorità a quella religiosa, perché si ritiene che il rapporto con Dio, sia prioritario al rapporto con le istituzioni, quindi se la religione permette certe cose e lo stato non le permette, si da la precedenza all’obbedienza o al rispetto di quelle che sono le norme religiose. Franco: altri problemi, legati all’ambiente musulmano, non solo in Italia, ma anche in Europa, soprattutto toccano la persona della donna e l’autrice di questo articolo, essendo una donna, partendo dal problema della poligamia, possiamo anche vedere altre problematiche, dice: “La donna, quindi, non viene valutata nel rapporto maritale come mera merce di scambio ma in termini di rispetto e affetto” in un matrimonio monogamico: “E’ utile ribadire il principio della monogamia per creare delle condizioni di una sostanziale convivenza e soprattutto per non consentire che consuetudini derivanti dalla sharia, ma ritenute superate dalla stessa cultura islamica, non si radichino nella nostra società.” Abbiamo assistito ad altre problematiche, tipo il velo o situazioni in cui le famiglie imponevano alle figlie, arrivare addirittura all’omicidio, per queste cose qua, problemi anche questi, Gianfranco. Gianfranco: si, è il grosso problema della integrazione: Normalmente, col termine: integrazione, si indica, il fatto che qualcuno assume la forma della struttura nella quale si inserisce, quindi si integra, viene assorbito dalla struttura e si lascia assorbire dalla struttura. Integrazione vuol dire, nel momento in cui io cambio cultura, cambio stato, cambio lingua, cambio leggi, io accetto e mi adeguo a quelle che sono le leggi, le usanze del posto dove sono, in questo modo sono integrato, faccio parte del sistema; nel momento in cui io non accetto certe regole e certe norme e impongo in qualche modo le mie, specialmente nei rapporti pubblici, a livello privato è un discorso diverso, vuol dire che di fatto non voglio un’integrazione; è il discorso che si faceva negli anni scorsi a proposito delle scuole islamiche, come si può fare con tante altre scuole; il fatto di volere la propria scuola, che insegna a modo proprio, quasi ghettizzando le persone, perché si vuole lavorare all’interno della propria cultura, questo indica una non integrazione, come succedeva con i nostri emigrati in Germania, piuttosto che negli Stati Uniti o in Francia o in Belgio, quando creavano i loro club, creavano i loro ambienti, le loro zone nella città e stavano e vivevano tra di loro, quasi non imparando la lingua del posto, non accettando gli usi e i costumi anche alimentari o di vestiario del posto, di fatto, non si stavano integrando, stavano rivendicando la loro autonomia. Quando questo si continua a riproporre, vuol dire che non c’è e non si vuole l’integrazione; integrazione vuol dire, eliminare le differenze, eliminare le differenze vuol dire che, chi arriva in una cultura differente, dovrebbe esser capace di metter da parte le sue origini, per lavorare in quell’ambiente. Quindi c’è questo problema grosso, quello della integrazione e di fatto, l’integrazione vuol dire rinuncia da parte di chi arriva, in genere, in questo caso, la rivendicazione è al contrario, perché, la cultura musulmana, ritenendosi una cultura forte, rispetto alla cultura debole occidentale, come viene percepita, tende a imporre le proprie regole e il proprio modo di fare. Franco: come ultima cosa, lo facciamo ogni settimana su qualsiasi argomento, anche su questo vogliamo farlo, e vederlo da un punto di vista biblico, sia per quanto riguardala poligamia, ma sia per quanto riguarda l’integrazione, come dobbiamo vedere le cose da un punto di vista biblico e una domanda che mi sorge: ad esempio se incontriamo delle persone che hanno questa situazione di poligamia, come comportarci. Gianfranco: quest’ultima domanda forse è la più complicata,nel senso che dipende molto dalla legislazione  nella quale siamo e via dicendo. Qualche riferimento biblico si potrebbe, qualche principio biblico si potrebbe trovare, ad esempio, partendo dall’istituzione del matrimonio, dell’unione tra uomo e donna, dal libro della Genesi, il primo libro che parla della creazione, di tutte queste cose viene detto in maniera abbastanza esplicita, il fatto dell’unione tra un uomo e una donna, c’era Adamo con Eva, non con due o tre altre donne e questo è un aspetto molto forte che ritroviamo anche successivamente, quando l’apostolo Paolo scrive dicendo quelle che dovevano essere le caratteristiche dei responsabili delle chiese locali nel primo secolo, ribadiva il concetto della monogamia e nelle varie lettere che sono state scritte in riferimento al matrimonio, anche se non viene esplicitamente detto niente sulla poligamia, il riferimento è sempre al singolare, il marito con la propria moglie, dando per scontato anche nel contesto, una forma monogamica, quindi la Bibbia fa queste affermazioni abbastanza chiare, anche se non vieta esplicitamente la poligamia, possiamo estrapolarlo senza l’interpretazioni ai testi; quindi, penso che questo sia un aspetto importante da tener presente, indipendentemente dal fatto che come è già stato detto da quel articolo, da quella giornalista, la poligamia porta a una differenza di, quasi livello d’importanza dell’uomo, rispetto alla donna, tanto è vero che, normalmente si parla sempre di poligamia a mai di poliandria, cioè di una moglie con tanti mariti, quindi c’è una diversità, c’è una sperequazione in questo, non c’è un rapporto alla pari, quindi anche questo è un aspetto che deve farci riflettere. Come cristiani penso che troppe situazioni di questo genere, nelle quali vengono messi in discussione vari aspetti del matrimonio cristiano, e su questo hanno ragione quelle persone che vogliono smantellare il matrimonio dicendo che è un’istituzione religiosa, è vero, il matrimonio è un’istituzione religiosa, perché trae la sua origine dalla rivelazione biblica, in questa situazione dobbiamo ancora di più essere fermi e non cedere dicendo, va bene, tutto è consentito o va bene tutto, ci sono dei valori, dei punti importanti, che dobbiamo ribadire e diciamo, rivendicare come valori da difendere.

a cura di F.S.