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Teen Challenge BLOG

Il BLOG de L’Arca Teen Challenge



Sei nella categoria: A tu per tu con Gianfranco

Mercoledì, 07. Febbraio 2007

I fatti di Catania-Allarme cocaina-Calo delle nascite

di teenchallenge, 12:03
 

"A tu per tu con Gianfranco"

Gianfranco Giuni, direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 nella trasmissione Liberi da, analizza in chiave sociologica le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane)  potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.

Franco: Questa settimana, cambiamo un po’ l’andamento di questa rubrica, anziché analizzare un fatto, un avvenimento da solo, vogliamo fare una carrellata di diverse cose che sono successe in questo ultimo periodo: per prima cosa vogliamo un po’ analizzare un fatto che è successo proprio alcuni giorni fa, di cui tutti ne avete sentito parlare; i fatti avvenuti a Catania, durante la partita Catania-Palermo al di fuori dello stadio, che purtroppo hanno causato la morte di un agente di polizia; fatti e avvenimenti che hanno sconvolto parecchie persone e soprattutto hanno causato uno stop, alle partite di calcio e a prendere dei provvedimenti per tamponare questa violenza negli stadi per il futuro e vedere cosa si può fare; ma analizziamo un po’, piuttosto che la cronaca, questo fatto, questo avvenimento della violenza negli stadi che succede molto spesso, Gianfranco.Gianfranco: ormai se ne parla in tutte le salse e in questi giorni abbiamo assistito a decine se non centinaia di ore di trasmissioni, radio e televisive che hanno cercato di analizzare questo fenomeno da tutti i punti di vista possibile. Certamente, come è stato detto più volte, il calcio, non il calcio giocato, il calcio osservato, il tifo calcistico ha preso il ruolo di una religione, una filosofia, uno scopo di vita; preoccupante per certi aspetti in una società nella quale sembra che a questo punto non ci siano molti altri punti di riferimento così forti, da mettere in gioco una emotività e un’azione così forte come il calcio; l’uniche cose che riescono a ricordare questi disordini, sono le manifestazioni che ogni tanto avvengono, sto pensando, mi viene in mente in questo momento, non so, il G8 per esempio, l’episodio di Genova, oppure, tornando molto indietro nel tempo le manifestazioni studentesche; per arrivare a cose del genere, bisogna tornare molto indietro nel tempo, vedere i caroselli delle macchine della polizia per disperdere i manifestanti, l’uso degli idranti, e tutte questo cose quà, bisogna tornare quasi agli anno ’70, alle grandi manifestazioni studentesche; questo è preoccupante, perché, se allora ci poteva essere una ideologia che portava, giusto o sbagliato un progetto di vita, un progetto di cambiamento della società, o cose di questo genere, con il calcio tutto questo non ha niente a che fare, è soltanto una passione quasi irrazionale alla quale assistiamo, quindi non è stata una bella scena che poco ha a che fare con lo sport, come è stato detto molte volte. A questo proposito, tra le varie trasmissioni che anche io ho sentito, come penso tutti voi ascoltatori, c’è stata una riflessione di un sociologo, insegnate di sociologia in un’università, che diceva che la grande differenza, se vogliamo andare molto indietro con il tempo, tra lo sport e quello che assistiamo negli stadi ai giorni nostri, è la differenza che c’era tra l’arena o lo sport greco e l’arena romana; nello lo sport greco c’era il vincitore che era quello che vinceva la gara, che superava gli altri in abilità, in velocità e in distanza, nelle arene romane il vincitore era quello che era più forte e schiacciava l’avversario fino a farlo morire, il gladiatore che uccideva il suo avversario; si assomiglia di più a questo e ovviamente a questo possiamo collegare anche tutti gli episodi di malo sport, come si potrebbe chiamare, che vediamo fra i calciatori sul campo, spintoni, calci, testate, sberle, pugni e cose di questo genere. Franco: il difficile è forse capire cosa fare bel futuro, non è sicuramente uno stop ad oltranza che risolverà questo problema, c’è da capire bene come risolvere il problema, che poi non è causato dalla maggioranza degli sportivi ma da piccoli gruppi di teppisti, possiamo chiamarli.Gianfranco: si, e questo dovrebbe essere fatto, ovviamente tramite proprio l’isolamento di questi gruppi. Se pensiamo al fatto che in uno stadio ci possa essere 20, 30, 40 mila persone e gli scontri avvengono con magari, 200, 300 o 400, mettiamo anche 500 persone, ci rendiamo veramente conto come una piccola frangia, quella violenta è che rovina tutto; dovrebbe essere compito, ovviamente delle società sportive, del club organizzati, che vogliono essere seri e rispettosi e così via, quello di emarginare, denunciando alle autorità questi fenomeni quando li vedono, escludendo dal loro interno elementi violenti, agitati e via dicendo, però questo può portare forse alla lunga a un cambiamento di mentalità, che è la cosa più importante; la repressione a volte può servire, ma non risolve il problema concettuale, di filosofia, di modo di porsi. Franco: molti hanno fatto l’esempio di quello che è successo in Inghilterra, con i famosi Hulligans, in cui hanno risolto il problema lì, perché hanno preso delle decisione e le hanno mantenute; molti in Italia si sono lamentati, che decisioni sono state prese, però non sono state mantenute in questi anni; forse anche questo è il problema.Gianfranco: e questo è un grosso problema e infatti anche il…Franco: …perché, scusa Gianfranco, perché magari oggi prenderanno altre decisioni, che se poi non verranno mantenute non serviranno a niente…Gianfranco: …esattamente, questo è successo anche nel passato; non dimentichiamoci che adesso si ritira fuori i provvedimenti fatti dall’ex ministro Pisanu, sulla sicurezza degli stadi e così via, che son riamasti lettera morta; quindi, tante leggi ci sono, ma se non vengono osservate non servono a niente, adesso si torna a dire: “bisogna fare delle leggi”; le leggi contro la violenza ci sono, non è che non ci siano, il problema è, come tante volte succede purtroppo, che non c’è un intervento abbastanza fermo, ma si cerca di trovare giustificazioni, escamotage, e quant’altro, sanatorie, condoni, sconti e via dicendo, perché dietro al calcio in modo particolare, ruota tutto un mondo, interessi economici così grandi, come abbiamo visto non molto tempo fa’, pochi mesi fa’, con tutto lo scandalo delle intercettazioni telefoniche, della corruzione degli arbitri o il tentativo di corrompere e via dicendo, che difficilmente riusciamo a toccare; d’altra parte anche la Bibbia dice una cosa molto interessante su questo a proposito che se le leggi ci sono ma che se non vengono fatte rispettare non servono a niente; che il cuore dell’uomo è pieno di voglia di fare il male, perchè la sentenza, la condanna, le conseguenze per un reato, non vengono portate a compimento, quando la sentenza viene eseguita, il cuore dell’uomo è pieno di voglia di fare il male e questo lo vediamo .Franco: un altro argomento che ha riempito un po’ quasi tutte le testate giornalistiche, in questi ultimi giorni, è l’allarme lanciato dal ministro Amato, in cui dice che in Italia c’è un aumento, un gigantesco, dice addirittura sulla “Stampa”, consumo di cocaina; forse un allarme un po’ troppo eccessivo, perché se guadiamo i dati dei sequestri, non c’è stato, rispetto all’anno scorso un grosso aumento, c’è stato un calo del sequestro di altre droghe e un piccolo aumento di cocaina, Gianfranco, parliamo un po’ di questo argomento.Gianfranco: è un problema valutare le dimensioni di un fenomeno sommerso per definizione, come il commercio, l’uso illegale di droga, con degli elementi esterni, cioè, si può valutare il commercio della cocaina o di altre droghe di fatto attraverso il sequestro, questo parte dal presupposto che l’efficienza delle forze dell’ordine rimanga costante e che quindi riescano a sequestrare sempre la stessa percentuale di sostanza, quindi se le forze dell’ordine riescono a bloccare per esempio il 50% della sostanza immessa e ogni anno questa sostanza aumenta, vuol dire che sta aumentando la quantità sul mercato, se diminuisce vuol dire che sta diminuendo, di fatto no sappiamo quanta ne entra, noi dai dati, sappiamo quanta ne viene fermata, quindi il fatto di dire che i sequestri sono aumentati o son diminuiti è un indicatore abbastanza così superficiale e plausibile di molti, così, non è così sicuro, proprio perché non sappiamo quanta ne è passata e questo è il dato preoccupante. Il dato interessante che è emerso dalle ricerche, che forse è più attendibile, ma non è un dato confrontabile nel perchè non è mai stato, o quasi, fatto prima, è l’analisi dei metabolici della cocaina presenti nelle acque di scarico, come è stato fatto ad esempio nei fiumi; a questo punto il dato può essere un pochino più attendibile perché non dice quanta ne viene fermata, ma quanta ne è stata di fatto usata e anche lì, tenendo presenti le diluizioni, tenendo presenti le correnti, tenendo presenti tutti quegli altri fattori; senz’altro c’è un aumento, quello si vede anche dalla diminuzione del prezzo, quindi questo è un elemento di mercato molto commerciale, molto economico, che può essere preso seriamente.Franco: uno dei diversi fattori, che per esempio anche su “Il Giornale” un giornalista analizza dell’eventuale aumento del consumo di cocaina, che c’è un aumento di richiesta di questa sostanza, prima di tutto per il calo del prezzo e poi perché l’uso di questa sostanza, parte da un’età molto bassa e arriva fino ai 50, 60 anni, potrebbe essere anche questo un motivo, rispetto alle altre droghe.Gianfranco: ma, la cocaina, per tanti aspetti fa molto meno paura che non la classica eroina, perché l’uso viene fatto con modalità differenti, non c’è la siringa, non c’è il pericolo dell’infezione attraverso gli aghi e così via e da quella sensazione di forza, di carica, di dinamicità, che nella nostra società viene ricercata in maniera sempre maggiore; quindi la persona che vuole sentirsi sempre al massimo, perché deve correre per mille cose, il lavoro, oppure il divertimento o altro, è tentata di ricorrere a sostanze che la fanno sentire più su e quindi più attiva, più energica e via dicendo, quindi il fatto che venga usata in una fascia d’età molto più ampia, questo è comprensibile, ma d’altra parte lo è sempre stato, la cocaina nel passato era, considerata un po’ la droga dei ricchi e quindi non delle popolazioni giovani, ma di quelle già di mezza età, perché erano quelli che potevano avere la disponibilità finanziaria per prenderla, quindi sta allargandosi il campo ma c’è anche dietro non una fuga dalle responsabilità o dai problemi, come nel caso classico nel passato dell’eroina, le motivazioni sono più verso una ricerca di sensazioni forti.Franco: sempre “Il Giornale”, analizzando questo allarme, lanciato da Amato, parla anche del controsenso che c’è nello stesso governo riguardo alle droghe: Amato e una  parte, denuncia lo smarrimento di una società, dice l’articolo, che esprime una domanda spaventosa di cocaina, altri suoi compagni invece si preoccupano di alleggerire le tabelle del consumo delle cosiddette droghe leggere, sempre, dice, propedeutiche a quelle pesanti; commentando da un altro punto di vista questo problema della cocaina. Anche qui c’è un controsenso, come agire nei confronti del consumo delle droghe, spesso ne abbiamo parlato di questo Gianfranco.Gianfranco: si, è un controsenso, un paradosso, che c’è nel governo, ma non solamente nel governo, ma anche nella legislazione in genere; la cosa con la quale mo scontro spesso, quando faccio prevenzione delle dipendenze, parlo di droga con i ragazzi, gli adolescenti nelle scuole. Si parla e si cerca di diminuire l’uso di sostanze pericolose, come l’eroina senz’altro, la cocaina, l’hascish, marijuana, ma anche alcool e tabacco, però i ragazzi si chiedono: “ma perché allora, alcool e tabacco, sono permessi e sono venduti in monopolio dallo stato, che dice nella sua costituzione, che deve tutelare e garantire la salute dei cittadini”; è chiaro che vendere in monopoli delle sostanze pericolose per la salute è un controsenso con la tutela della salute stessa; quindi non è l’unico controsenso che abbiamo nella nostra società e nel nostro governo; certamente quando poi in una stessa compagine governativa sono presenti forze che vanno in direzioni diverse circa la politica sulla droga, tra la liberalizzazione di alcune sostanze e l’impedimento dell’altre è chiaro che la tensione viene ad essere molto più evidente.Franco: saltiamo su un altro argomento, decisamente, totalmente differente, un argomento che abbiamo trovato su diverse testate in questi ultime settimane, che analizza il forte calo delle nascite dei bambini in Italia, un calo che, commentato da diversi sociologi, porterebbe nel futuro, diverse problematiche per questi bambini nati in famiglia e sono soli senza fratelli; come possiamo analizzare questo fatto, il perché sta succedendo questo calo delle nascite e cosa potrebbe comportare nel futuro questo essere figli unici, Gianfranco.Gianfranco: è un argomento molto vasto, perché comporta vari cambiamenti sociali e psicologici; i cambiamenti sociali più evidenti ovviamente sono una diminuzione della popolazione, quindi un minor numero di persone perché se da due coniugi nasce un figlio, le generazioni successive tendono a dimezzarsi in maniera proporzionale; porta a un progressivo invecchiamento anche della popolazione generale perché, questo sta avvenendo, perché i figli vengono alla nascita quando i genitori hanno un’età media ormai di  7-8 anni maggiore di quella di magari vent’anni fa, quindi questo è un altro fenomeno importante che ha conseguenze sul lavoro, ha conseguenze sulle pensioni, ha conseguenze su tante cose; un altro aspetto è che in una società che sta diventando di immigrazione, come quella italiana, con popolazioni provenienti da altre etnie, che hanno un fattore di crescita demografica molto più alto, porterà a un aumento di quelle popolazioni, rispetto a quella italiana, quindi a un cambiamento della composizione della società italiana a favore di queste nuove popolazioni che stanno arrivando, con tutti i problemi di tensione, di integrazione, di cambiamento di uso e costumi che incominciamo a vedere e che hanno già sperimentato altri paesi al di fuori dall’Italia. Un altro aspetto, è il fatto che i bambini crescono sempre più soli, e sempre più viziati perché sono l’unico punto di attrazione dei genitori, tutto è concentrato su di loro, quindi tendono ad essere più egoisti perché non devono condividere i loro giochi con nessun altro, arrivando magari all’età della scuola della prima infanzia, incapaci di relazionarsi con coetanei. Un altro aspetto è la solitudine successiva, quando alla mancanza dei genitori, con la morte per esempio, si trovano a non avere più nessuno della propria generazione, col quale rapportarsi per ricordare, per vivere, per elaborare il lutto della perdita dei genitori. Quindi ci sono vari aspetti, che non sono sempre positivi della diminuzione dell’indice demografico, per di più, la tendenza è quella che se c’è un solo figlio, si tende a riversare tutto su di lui, a dargli di più di quello che forse sarebbe necessario ed è per quello che tante volte non si vogliono avere più figli, perché non si riesce ad avere tutto per tutti; una volta il livello accettabile era molto inferiore e quindi, facendo un esempio molto banale, se vogliamo; i soldi per comprare la merendina a due bambini non ci sono, allora non si fa un altro bambino; una volta a posto della merendina si dava un panino e i soldi per due panini ci potevano essere, quindi c’è questo aspetto, volendo dare sempre di più al figlio unico, si pensa che avendo più figli, bisogna date a tutti figli nello stesso modo, ed è chiaro che a questo punto non ci sono le risorse economiche per farlo.Franco: anche qui purtroppo dobbiamo commentare anche un controsenso del governo, che sta preoccupandosi a prendere decisioni dei famosi P.A.C.S. che abbiamo già parlato diverse volte, e magari non prendono delle decisioni in favore delle famiglie, proprio per aiutarle anche per questo problema dei figli.Gianfranco: è un problema grosso, perché anche gli aiuti alle famiglie di quei 500, 1000 anche 2000 Euro a bambino quando nascono, non è che risolvono radicalmente la questione. A livello sociale bisognerebbe intervenire in maniera molto diversa, ma anche lì bisogna avere un cambio di mentalità, perché aiutare le famiglie ad avere delle risorse economiche maggiori per mettere i bambini in istituto già dall’asilo nido in poi, perché in ogni caso i mariti e le mogli, i padri e le madri vogliono trovare la loro gratificazione nel lavoro, delegando l’educazione e la crescita, l’accudimento dei bambini a persone terze allora non è una questione solamente di carenze di risorse finanziarie, è anche una questione di volontà di accadimento dei bambini e quindi di cambio di mentalità rispetto al ruolo che i coniugi nella famiglia devono avere.

a cura di F.S.