"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 nella trasmissione Liberi da, analizza in chiave sociologica le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
Franco: come primo argomento, anche per tenervi informati dell’iter legislativo che avrà questa legge, che abbiamo già parlato la scorsa settimana, ritorniamo sull’argomento dei Di.Co., dei patti per coloro che non vogliono sposarsi con un matrimonio, diciamo normale, ma vogliono convivere in diversi modi, c’è questa legge che praticamente in questi giorni comincia il suo iter parlamentare per essere approvata. Diversi i commenti, soprattutto per le ingerenze, che alcuni dicono, da parte della chiesa cattolica su questa legge, ci sono state diverse prese di posizione, a favore o contro, questa presa di posizione della chiesa cattolica; Gianfranco, un tuo commento su questi ultimi commenti, appunto, sulle ingerenze della chiesa cattolica. Gianfranco: interessante vedere come, i vari partiti politici, da varie parti politiche, ritengano ingerenze, debite o indebite, quelle che sono affermazioni della chiesa cattolica, su vari fenomeni, su vari argomenti della vita politica italiana; quando queste sono a favore, delle prese di posizione di alcuni esponenti politici, vengono utilizzate come un supporto, quando vanno contro, vengono dichiarate come delle indebite ingerenze. Quello che leggevo, a questo proposito, su alcuni quotidiani e fa parte del dibattito anche televisivo, che in qualche programma si sente, è che viene fatta una separazione, che secondo me è molto artificiosa, tra quella che è l’area, di cui deve occuparsi la chiesa e il resto della vita delle persone; quindi, indipendentemente, dall’aspetto corretto che, la chiesa cattolica o qualsiasi chiesa, dovrebbe astenersi dal dire, quelle che dovrebbero essere le leggi, di uno stato che si definisce laico, e quindi, non dovrebbe essere preso in considerazione, in questo caso non so, del Vaticano, per definire le leggi italiane, ritengo però, che sia una cosa molto buffa, dire che la chiesa si occupi delle cose dello spirito, perché non ha competenze, nel campo della vita emotiva, sentimentale, sessuale o quant’altro dei cittadini. Lo vedo un controsenso, perché, a chiesa, la religione, la spiritualità, di fatto è la base della vita di una persona; ci si dimentica, forse, che fino a pochi anni fa, l’insegnamento di religione, nelle scuole pubbliche, veniva dichiarato: coronamento e perfezionamento dell’educazione, veniva riconosciuto come un aspetto spirituale e la base, di una vita morale, etica delle persone, quindi me la chiesa, quale che sia, ha il diritto-dovere di dire la sua su delle posizioni, non può dettare legge al parlamento, quello senz’altro, ma ha il diritto-dovere di dire quello che pensa, dal punto di vista morale, etico, sulle varie posizioni, q quelli che sono i suoi fedeli, le persone che ritengono che quella chiesa, che il loro rapporto con Dio sia fondamentale per la vita etica di tutti i giorni. Quindi, vedo questo aspetto, si vuole relegare la chiesa a un’area, non ben definita, estranea alla vita di tutti i giorni, dividendo, sezionando, segmentando la società, in tanti pezzettini per cui una cosa non può interferire con l’altra; quando vado in chiesa, mi comporto da cristiano, quando sono fuori non ha importanza se sono cristiano o meno, quando vado a votare, neanche; mi sembra che questo sia estremamente pericoloso, perché ci porta a pensare che il cristianesimo, la nostra vita spirituale, il nostro rapporto con Dio, debba essere estraneo al resto della nostra vita, mentre come cristiani, ritengo che il nostro rapporto con Dio, che riteniamo essere rapporto fondamentale, il più importante della nostra vita, dovrebbe permeare, influenzare tutti gli altri rapporti che abbiamo, le nostre scelte, soprattutto in campo di etica, di morale. Franco: interessante anche un articolo che ho trovato su “Il Giornale”, alcuni giorni fa, che inquadra, proprio questa preoccupazione della chiesa cattolica, da parte, stranamente, di Vittorio Sgarbi. Un articolo intitolato e vi leggerò alcuni punti, intitolato: “La propaganda dei piaceri” e dice così: “tutte le scelte individuali, anche quelle estreme, sono rispettabili, ma non tutte sono esemplari e non vedo nulla di esemplare nei rapporti omosessuali. Essi rientrano, a mio modo di vedere, fra le scelte individuali, non fra i valori. La famiglia cristiana, che uno può anche non voler per se”, e questo è anche il suo caso, “risponde a un ordine sociale coerente, a un valore coerente. Difficile sostituirlo, anche soltanto integrarla”, e io dico anche, equipararla, “con una pur rispettabilissima unione omosessuale, non c’è un fondamento etico in questa unione omosessuale; può accadere che la pretesa di riconoscimento di un comportamento trasgressivo diventi però la norma. C’è in realtà una molta più insidiosa e fanatica religione, quella dei laici” dice Vittorio Sgarbi, “che pretendono che ogni loro piacere venga rispettato come un valore, si sta legittimando qualunque comportamento individuale”. Questo pericolo, di far diventare legge una unione del genere, come abbiamo già etto la volta scorsa, può essere spinto più in la per altre unioni, per altre cose e portare un domani, come dice Sgarbi, a pretendere che ogni comportamento, ogni piacere, diventi un valore, ma questo non è un valore. Gianfranco: no, penso che in questo caso, condivido abbastanza questa valutazione di Sgarbi, per quanto riguarda i Di.Co., comunque queste legittimazioni delle unioni omosessuali, in quanto, il punto di riferimento delle unioni omosessuali, del rapporto, del comportamento omosessuale, è il piacere all’interno di un tipo di rapporto, che non troviamo nella naturalità, nella natura. Ovviamente, ci possono essere dei comportamenti, anche nel mondo animale, che possono tendere alla omosessualità, o possono sembrare omosessuali, come viene visto in alcune specie, ma è molto singolare il fatto che ci si appelli ai comportamenti animali per giustificare un comportamento umano, quasi dimenticando che una legittimazione di questo tipo, dà al comportamento umano, un carattere animalesco, cioè noi giustifichiamo il comportamento umano dicendo: anche gli animali lo fanno; mentre abbiamo sempre detto il contrario, cioè, distinguiamoci dagli animali, perché l’uomo è diverso dagli animali; per indicare un comportamento riprovevole, diciamo: guarda che animali quelle persone; guarda che comportamento animalesco, in senso dispregiativo. Ora, per giustificare certe cose, ci appelliamo a certi comportamenti animali. Dal punto di vista naturale, è chiaro che per natura si intende quello che è l’ordine della natura, della creazione, da un punto di vista cristiano e nell’ordine della natura, della creazione, troviamo due sessi, il sesso maschile e il sesso femminile, la cui differenziazione ha uno scopo ben preciso, che è quello della procreazione, perché è quello che c’è sempre dietro a qualsiasi atto sessuale, che si voglia o no procreare, però il concetto della procreazione è insito dell’atto sessuale, cosa che non esiste nel rapporto omosessuale; il rapporto omosessuale, tende ad un atto sessuale, fine a se stesso, un atto sessuale, nel quale lo scopo principale è il piacere e non un rapporto che ha la vita come suo riferimento di base; quindi, c’è qualcosa di stonato, ovviamente, in tutto questo, senz’altro il fatto di voler legittimare tutto, volendogli dare una facciata di normalità, di bontà e di qualcosa, addirittura buono, nel senso di moralmente buono, mi lascia molto perplesso; per di più c’è un altro aspetto che mi notavo ovviamente, forse proprio oggi, quando sentivo della difesa dei Di.Co. e quindi dei diritti di coppie unite per scopo sessuale, dichiarando che bisogna prendersi cura delle persone più deboli, delle situazioni più deboli, dando a questo carattere di convivenza, l’etichetta di situazione debole, di persone che vivono una situazione di debolezza; ora, anche questo, secondo me è fuorviane, perché c’è qualcosa in tutto questo che non quadra, non possiamo definire le persone che hanno rapporti o comportamenti omosessuali, come persone che poverine, sono persone deboli che devono essere protette; sono persone diverse, su questo siamo d’accordo, sono persone che hanno un comportamento, che può essere, come diceva Sgarbi, legittimo, perché la legge non lo vieta, a livello individuale, però da lì a considerarle persone deboli, che devono essere tutelate nei loro diritti, non come persone, ma nel loro comportamento, quello penso che sia un po’ troppo, specialmente guardando le cose da un punto di vista cristiano, da un punto di vista che tiene conto di una morale e di un riferimento al di fuori dell’uomo, come base per le proprie scelte. Franco: lasciamo questo argomento, ma come già detto la volta scorsa, ritorneremo, perché è appena iniziato l’iter parlamentare di questa legge e vedremo i cambiamenti che ci saranno e se questa legge andrà in porto.Cambiamo argomento e parliamo di droga, da un articolo che ho trovato sul “Sole 24 ore”, dice che: “A sorpresa la legge Fini-Giovanardi, ha tagliato i reati; secondo Gaetano Nicastro, magistrato che ha aperto l’anno giudiziario in Cassazione, il numero complessivo di reati, in materia di stupefacenti, è sceso di oltre il 4%, rispetto al periodo precedente” e ora sarà anche necessario aggiornare le tabelle dei divieti, con le novità delle droghe immesse sul mercato, tipo anche le smart-drug. Un punto questo a favore di una legge, che sembra invece, dalla maggioranza attuale, che voglia totalmente eliminarla, non cambiarla, ma proprio eliminarla, fare una legge completamente nuova, invece questo è un punto a favore, Gianfranco. Gianfranco: si, d’altra parte, molte delle leggi che vengono messe fuori, vengono criticate per questioni ideologiche e nono in base al loro effettivo risultato che si vede poi nel tempo. Interessante che, i risultati dell’attuazione di questa legge, vengano alla luce proprio con il governo che osteggia la legge e vuole cambiare la normativa sulla droga. D’altra parte questo è il solito gioco che viene fatto, molte delle scelte sulla politica delle droghe, non dipende da posizioni scientifiche o basate su dei dati oggettivi, ma su posizioni ideologiche su rifiuto e di rifiuto di certe imposizioni. Non penso che sia un caso che insieme ai Di.Co., ci sia la questione delle droghe, piuttosto che di altre norme. La tendenza di un certo orientamento politico, è quello di togliere le regole, togliere certi punti che danno delle norme di comportamento, delle indicazioni di comportamento, per una completa libertà di scelta individuale, che di fatto poi porta a una forma di anarchia, di rifiuto di qualsiasi imposizione, dimenticandosi che la democrazia, di fatto è il governo della maggioranza e non l’eliminazione di tutte le regole; quindi c’è questo aspetto molto particolare, come lo vediamo in altre situazioni, come questo sventolare il pacifismo a tutti i costi, non azioni pacifiche, ma un pacifismo, che è diverso, una ricerca della pace è diversa da un pacifismo a oltranza e senza condizioni; la pace come valore in se stesso, senza considerare i contesti nei quali dobbiamo lavorare, porta a un rifiuto della vita sociale, perché ci dimentichiamo che il pacifismo, ad esempio, in sensi assoluti, vorrebbe dire, il disarmo e il fatto del non uso della violenza da parte di qualsiasi istituzione e questo vorrebbe dire anche, polizia, carabinieri, finanza e quant’altro, quindi, di fatto, un reale pacifismo non ci può essere, perché l’uso della forza per contrastare certe forze del male, viene accettato e viene richiesto dalla società; quindi, c’è sempre dietro una ideologia, più che una sincerità di comportamenti, di ricerca di un’etica diversa di quella che si vuole combattere. Franco: un altro problema, molto sentito in questo periodo, parliamo di alcolismo, ma di alcolismo tra i giovani. Da un articolo su “Il Giornale” addirittura si parla di alcolizzati già a 12 anni e viene definita “generazione drink”. Da una ricerca fatta in Inghilterra e in Italia, praticamente in queste due nazioni, già a 12 anni, due anni prima, rispetto alla media europea che è di 14, si inizia a bere. Una ricerca in cui si nota che esiste un alcolismo minorile nascosto, in Italia addirittura, gli esperti dicono, il 26% dei giovani, al centro dello studio, risponde di bere sempre, quando si trova in compagnia con gli amici, invece, il 47% di farlo spesso; e mentre l’età si abbassa, per iniziare a bere, cresce invece la propensione all’alcol delle ragazze, il 29%. Quello che è cambiato, è il modo radicale e la modalità di consumo dell’alcol; l’incontro con l’alcol, oggi avviene lontano dalla tavola dei genitori, si beve alle feste, nei localo, all’aperitivo, ormai diventa una cosa normale, un appuntamento fisso. Un problema questo, 12 anni iniziare a bere, che veramente si potrebbe definire, grave; ma mi sono fatto una domanda, leggendo questo articolo: dove stanno i genitori, di questi ragazzi? Gianfranco. Gianfranco: ma, i genitori spesso sono a casa, quando ci sono, nel senso che i ragazzi tendono a bere come dicevi, fuori casa, quindi, lontano dai genitori. Questo è dovuto al fatto che i ragazzi hanno sempre più libertà, possono uscire da soli, incontrarsi da soli in età sempre più precoce e questo li porta a essere sempre meno sotto controllo dei genitori; per di più ci sono, tutte quelle sostanze che si presentano come, analcoliche o poco alcoliche, che i ragazzi incominciano a bere, perché sono accattivanti, piacevoli e incominciano a dare quel leggero senso di ebbrezza. Da ricerche che ho fatto personalmente nelle scuole, notavo come l’età, della prima ubriacatura, quindi non dell’inizio del bere, quindi, ma della prima ubriacatura, è intorno ai 13 anni, il che non c’è male come età, nel senso che: se a 13 anni si è già provato a ubriacarsi, dai miei dati risulta circa il 35% degli studenti, il dato ovviamente alto e preoccupante; dobbiamo ricordarci che comunque, più del 60% non si ubriaca, quindi è bene allarmarsi per certe cose, però è bene ricordare, ribadire ai ragazzi, che la maggior parte di loro non è vero che si ubriaca, più o meno regolarmente, anche perché il messaggio che viene spesso dato, è: lo fanno tutti; questo viene usato per giustificarsi o per incoraggiare qualcuno a farlo, lo fanno tutti non è poi così vero, lo fanno in tanti, lo fanno in troppi, ma la maggior parte, non lo fa, la maggior parte non si ubriaca e questo è importante ribadirlo, perché spesso i ragazzi, credono alla frase, lo fanno tutti e se non lo fanno, si sentono diversi dal gruppo. Quindi, questo penso che sia necessario rimarcarlo; il fatto che l’età continui a scendere è perché, appunto i ragazzi son sempre più liberi, i genitori sono sempre più preoccupati in altre cose, c’è una falsa fiducia che hanno i genitori verso i ragazzi; dico falsa perchè, spesso non è fiducia, ma semplicemente un po’ di disinteresse, un po’ non ho tempo per prendermi cura e quindi mi fido, o perlomeno, dico di fidarmi perché non posso fare altrimenti; quindi, senz’altro questo dato dipende anche da un cambiamento della vita famigliare, che stiamo vedendo negli ultimi anni e il fatto di parlare così tanto di questi argomenti, il fatto che i ragazzi, tendono sempre prima a vivere esperienze da grandi, porta a bere in età sempre più precoce. Franco: se in Italia e in Inghilterra, il problema per i giovanissimi è l’alcol, in Olanda c’è un altro problema. Dopo il famoso partito pedofilo, che chiede l’abbassamento della soglia di punibilità, per chiunque abbia rapporti omosessuali con ragazzini, ad Amsterdam il sindaco ha dato il permesso di partecipare al gay-pride, anche ai bambini dagli 11 anni in poi; l’autore di questo articolo si fa una domanda: prima ancora della costituzione in Europa, c’è da discutere l’uso della ragione il rispetto del diritto e se permettete la tutela dei bambini. Che sta succedendo, Gianfranco? Domanda difficile. Gianfranco: è una domanda difficile. Difficile dire cosa stia succedendo. Ritorniamo al concetto della libertà, ritorniamo al concetto dl fatto che non si comprende come la maturità sessuale, dal punto di vista anche psicologico, non solamente fisico, richiede del tempo e richiede dei modelli. Tante volte, ragazzini possono partecipare a manifestazioni, a comportamenti, ad attività senza sapere neanche di che cosa stanno parlando, perché non sono ancora sessualmente maturi, sviluppati e consapevoli. Quindi, il fatto di consentire la partecipazione di ragazzi, di ragazzini, così giovani, che sessualmente non sono ancora ritenuti, almeno dalla legislazione italiana, in grado di decidere autonomamente circa la loro vita sessuale, mi sembra proprio eccessivo e controproducente, perché mette ancora di più, in dubbio e in discussione, gli elementi sui quali si svilupperà la loro identità, che fino all’adolescenza, non è completa, non è definita. Lo vedo appunto, molto collegato al discorso dell’abolizione, del concetto della pedofilia e alla proposta della creazione di un partito pedofilo. In Italia, ricordiamoci a questo proposito, che la legge italiana, non prevede che i ragazzi al di sotto dei 14 anni, possano decidere autonomamente della loro vita sessuale, tanto è vero che, qualsiasi comportamento di tipo sessuale si un adulto verso un minore di 14 anni, anche se, formalmente consenziente, viene considerato abuso sessuale; età che viene aumentata a 16 anni, se l’adulto è una persona di fiducia, una persona che ha una certa influenza sul minore: Già questo ci fa vedere come la legge stabilisce certi limiti, che dal punto di vista della ragione comune può sembrare eccessivo, ma fa riflettere sul fatto che viene riconosciuto un’età minima, sotto la quale viene detto: il ragazzo non è sessualmente maturo dal punto di vista psicologico, per decidere in maniera cosciente e consapevole sulla sua vita.
a cura di F.S.