Attacchi alla vita-La famiglia Patchwork-Non dire più Mamma e Papà-Rapporto ISTAT: violenza sulle donne
di teenchallenge, 12:03
"A tu per tu con Gianfranco"
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che
Franco: questa settimana vogliamo iniziare con un articolo, che lancia un allarme, in modo particolare la chiesa cattolica e il papa, che lancia un allarme su vari problemi, in modo particolare un allarme che c’è stato da parte della chiesa cattolica, sul diritto alla vita, lo chiama così. Attacco ai valori non negoziabili del diritto alla vita e in modo particolare, parla della legalizzazione dell’aborto anche chimico, dell’eugenismo e della ricerca del figlio perfetto, del legalizzare l’eutanasia, delle convivenze alternative la matrimonio, in cui, dice questo articolo, la coscienza cristiana deve basarsi sul solido fondamento della verità, per valutare questi attacchi. La domanda che viene da questo articolo, da questo allarme lanciato dalla chiesa cattolica, è, se realmente ci sono questi attacchi alla vita e se ci sono, come eventualmente analizzarli e rispondergli; e una domanda che mi viene anche, da questo articolo, noi come credenti evangelici, e in modo particolare, cristiani evangelici, se e quanto siamo chiamati, a volte anche a mobilitarci per difendere o almeno dichiarare che questi cambiamenti non sono basati sul fondamento delle verità bibliche e potrebbero anche rivelarsi pericolose; Gianfranco. Gianfranco: questo è un argomento molto spinoso. Spinoso per vari aspetti; prima di tutto, quando si parla di diritto alla vita, bisogna intendersi su che valore si da alla vita, cioè che cosa rende la vita sacra, se il fatto che, come cristiani diciamo essere data a Dio, quindi provenire da Dio; se il tipo di vita che stiamo svolgendo o che cosa; quindi che cosa s’intende per sacralità e anche qui, se per vita s’intende la vita fisica sulla terra o se per vita intendiamo una vita più ampia, che comprende anche quella sulla terra, ma e soprattutto quella dopo la morte fisica; quindi, per un cristiano, tante volte si dice che, la vera vita comincia dopo la morte, quindi, cosa si intende per vita; è così sacra la vita sulla terra, visto che si dice che la vera vita è nascosta con Cristo in Dio, usando un’espressione di derivazione biblica. Quindi qui si apre un grosso dibattito, per importante che sia la vita sulla terra, che è quella che determina poi la nostra vita futura, se una vita con Dio o una vita senza Dio; quindi c’è questo grosso dibattito che non è così accademico, così superficiale che si allaccia ovviamente a tutti quelli aspetti di aborto, di eutanasia e via dicendo e ovviamente se noi guardiamo l’importanza della vita, se noi crediamo nella vita come un dono di Dio, qualcosa che Dio ha dato all’uomo sulla terra, ma che continua anche dopo la morte, è chiaro che gli aspetti, puramente fisici o psichici terreni, della cita fisica, acquisiscono una valutazione diversa, perché diventano estremamente transitori rispetto a tutto il resto; quindi, il concetto anche della ricerca del figlio perfetto, l’aborto terapeutico e tutte queste cose, vanno considerate, non solo da un punto di vista di salvaguardia della salute dell’uno o dell’altro, salute sempre fisica o psicologica, ma anche da quello cha sarà il futuro complessivo, di questa persona, quindi bisogna stare attenti a questo; senz’altro un allarme verso l’eugenetica, cioè la ricerca del figlio perfetto, la selezione genetica del figlio, che deve avere certe caratteristiche, non altre, come alcuni aspetti dell’aborto terapeutico, fanno ritornare in mente gli esperimenti genetici per la ricerca della purezza della razza di memoria nazista. Quindi, senz’altro quando si va a toccare tutti quelli argomenti che hanno a che fare con la purezza della razza, la perfezione della razza umana, magari non soltanto di un certo tipo di etnia, dovrebbero farci alzar un attimo le orecchie e dire: un momento, dove stiamo andando, quali sono i valori in base al quale si fanno queste cose. Purtroppo, questi valori a volte vengono messi in discussione, quindi, anche se, bisogna stare attenti ai contenuti degli allarmi, che magari il papa ha lanciato, senz’altro un tirare su le orecchie e dire: un momento, ma cosa sta succedendo? Dovremmo senz’altro farlo. Franco: ti chiedevo prima; come credenti, cristiani evangelici, se questo è un pericolo, da quello che abbiamo visto, cosa potremmo fare, se siamo chiamati a fare qualcosa, cosa potremmo dire, come testimoniare, nei confronti di questi attacchi, chiamiamoli, alla vita. Gianfranco: qui ci troviamo di fronte a un altro dilemma; se come credenti dobbiamo dichiarare quello che crediamo e agire in base alle nostre convinzioni a livello personale, lasciando la completa libertà agli altri, di agire anche differentemente da quello che noi crediamo, e quindi, secondo quello che loro vogliono, o se, cercare di influenzare, la cultura, la legislazione e quant’altro, attraverso la nostra fede e le nostre convinzioni. Questo è un argomento che è stato dibattuto tantissimo, a partire dalla vecchia legge e quindi al referendum sul divorzio, se dei credenti dovevano essere favorevoli, al fatto che ci fosse una legge sul divorzio, non tanti favorevoli al divorzio in se stesso, ma favorevoli al fatto che ci fosse una legge sul divorzio che disciplinasse alcuni comportamenti, anche se come credenti li riteniamo sbagliati e non ci faremo mai riferimento, o se opporsi e condizionare, con le nostre convinzioni, anche persone che hanno convinzioni diverse. Questa è una discussione che c’è stata sul divorzio, sull’aborto, le discussioni sono state sui P.A.C.S. sui Di.Co. e via dicendo; su tutti quelli che sono gli aspetti morali della nostra società. Io ritengo che come credenti, dobbiamo dire quello che pensiamo, cercando di far vedere la bontà e dimostrar la bontà delle nostre convinzioni e del perché noi diciamo delle cose, piuttosto che delle altre essendo coerenti in questo e questo penso sia la cosa più importante che dobbiamo fare; stando in silenzio penso che non serva a niente, serve a volte solo a fare vedere o che non c’è nessuno che la pensa diversamente oppure a non far vedere che c’è qualcuno che la pensa diversamente. Franco: il silenzio fa praticamente passare le cose come normali, diciamo.. Gianfranco: si, perché nessuno dice niente in contrario. Franco: una di quelle cose normali, l’allarme lanciato era anche riguardo alle convivenze alternative la matrimonio, da un’inchiesta che è stata fatta dalla CARITAS, in questi ultimi anni c’è la crescita di un tipo do famigli particolare, un articolo la chiama la famiglia patchwork, perché formata solitamente da due mamme e due papà; una di queste famiglie, dà la testimonianza di questo, Antonella e Giampaolo, 53 anni, si chiamano, famiglia ricomposta, praticamente una famiglia, di quelle particolari situazioni in cui comprendono figli nati da una prima unione, i nuovi partner e i loro figli eventuali, relazioni parentali di entrambi, praticamente pezzi di diverse famiglie, che vengono appunto chiamate in questa nuova famiglia, famiglia patchwork. Una famiglia questa, che all’inizio aveva grosse difficoltà, perché di una famiglia già da diversi anni, ora praticamente è una cosa, NORMALE; è questa normalità che forse è il più grande pericolo per la famiglia normale, Gianfranco. Gianfranco: si, il fatto che si creano confusioni nei bambini; diciamo che, questo tipo di famiglia è sempre stata presente nella nostra società, ma si trattava di persone vedove, quindi due vedovi con figli che si sposavano e che quindi portavano la loro eredità famigliare precedente e quindi procreavano altri figli; quindi si trovavano fratelli, nella stessa famiglia, alcuni di padre, altri solamente di madre; quindi, questo c’è sempre stato, però, in queste famiglie, la grande differenza, rispetto alla situazione attuale, o molte situazioni attuali, era che, era sempre presente, nella vita di tutti i bambini, una sola figura di riferimento femminile e una sola figura di riferimento maschile, perché,anche se non era il genitore biologico, perché non c’erano delle altre relazioni alle spalle. Attualmente, il grande problema, la grande tensione e che, queste famiglie sono sempre più, ricostituite da separazioni e divorzi; quindi, l’altro genitore, padre o madre, sono ancora presenti e hanno tutti i diritti di interferire con l’educazione del proprio figlio; questo porta a famiglie nei quali, i tre gruppi famigliari dei bambini, possono subire influenze educative diverse, a seconda dei proprio genitori biologici. Questo ovviamente, porta delle difficoltà nell’educazione, specialmente dei due genitori che vivono con i bambini, che si trovano a dover gestire, situazioni estremamente diverse; senz’altro bisognerà studiare dei sistemi di relazioni appropriate, però la cosa si complica sempre anche con la questione dei diritti, giusti per tanti aspetti, dei genitori che si sono separati; quindi, del padre, che non vive più con la madre alla quale è stato affidato il bambino, che però è sposata con un’altra persona, che ha tutti i diritti, visto che vive con il bambino, di dare un orientamento alla sua educazione. Non so se sarà facile uscire da questo pasticcio che si crea, però, quello che mi dispiace, che come sempre, i tutto questo, chi ci rimetterà di più, saranno i bambini che saranno sempre più sballottati e con punti di riferimento, sempre meno stabili e univoci. che si presentano come, penso Franco: parlavamo di bambini, ho trovato un articolo, se potrei definirlo, quasi comico. Dalla Scozia praticamente arriva una novità; questo articolo inizia parlando che, due nomi, quasi molto più presenti nei temi, soprattutto dei bambini delle elementari, sono due parole molto normali, praticamente, mamma e papà. Cosa è successo; con questo tipo di famiglia, che abbiamo definito prima, patchwork, in Scozia qualcuno pensa, che queste due parole, così dolci, abbiamo finito praticamente il loro tempo, cosa è successo. Il servizio nazionale sanitario, della regione del Regno Unito, invita a non usare più le parole, mamma e papà, quando si parla ai bambini, perché le circostanze individuali, portano a strutture famigliari, come abbiamo visto, diversificate, in cui praticamente le persone adulte presenti, spesso non sono i veri genitori di questi figli, allora cosa ha fatto il Servizio Sanitario Scozzese, ha suggerito di non usare queste due parole, ma di usare altre parole, tipo: genitori, curatori, tutori, amministratori, gerente, provveditore; praticamente una cosa un po’ particolare, che metterà in crisi questi bambini e la parte comica, finisce questo articolo, il giornalista dicendo, che: si immagina la letterina di natale, in Scozia di questi bambini, in cui scriveranno: “cari soci in amore, oggi è natale e io vi auguro tanta felice convivenza”. Comica ma reale, Gianfranco. Gianfranco: si, in effetti fa sorridere e immagino anche la lettera scritta, non a babbo natale, ma al gerente natale. Senz’altro, come dicevo prima, la confusione principale è a carico dei bambini; è un problema che si è sempre posto, nelle famiglie ricostituite; come il bambino doveva rivolgersi alla nuova figura, maschile o femminile presente in famiglia; questo non soltanto nel caso delle convivenze, ma anche in caso di rimatrimoni; persone nel passato che si erano risposate, dopo esser rimaste vedove, quando i bambini erano piccoli, veniva dato per scontato, che loro si rivolgessero al nuovo partner, al nuovo coniuge del proprio genitore supersite, con il temine di papà o di mamma; man mano che crescevano, la cosa diventava sempre più complicata, perché, ai ragazzi adolescenti, poteva essere difficile poter chiamare il nuovo marito o moglie del proprio genitore, papà o mamma, perché area molto presente la figura originale del vero genitore e via dicendo. Adesso, il fatto che, se ne debbano occupare le istituzioni su come chiamare le figure genitoriali o comunque di tutela dei bambini, questo è interessante e grave, nello stesso tempo, perché vuol dire che, tutto sommato si sta cercando di, istituzionalizzare, qualsiasi tipo di relazione, perché si ha paura, forse, di usare le normali categorie si papà e di mamma. Senz’altro anche questo è un segno di disagio, della nostra società, che no riesce a convivere con la complessità o fa fatica a cercar di convivere con la complessità, e sempre di più deve affrontare e che si sta creando con delle altre situazioni; il diritto alla felicità e il diritto alla propria vita, il diritto alla separazione al divorzio e quant’altro, crea delle nuove circostanze, per la quale la società non ha ancora alcuna risposta e quindi si cercare di inventarsi dei nuovi termini, per cercar di far fronte a come il bambino deve chiamare il nuovo marito o il nuovo convivente della madre. E’ paradossale, ma purtroppo, mi fa più tristezza che, la prima battuta è quella dell’umorismo, quello è ovvio, ci siamo messi sorridere tutti, però mi fa molta tristezza, dover arrivare a istituzionalizzare, queste terminologie. Franco: come ultimo argomento, un argomento che in un certo senso si lega alla famiglia, e con questo non vorremo dire che, per questo problema che andiamo a vedere adesso, la famiglia non sia un cosa giusta, spesso gli attacchi alla famiglia sono venuti soprattutto da questi argomenti qua. Dal rapporto dell’ISTAT per il Ministero delle pari opportunità, in questi ultimi giorni c’è stato appunto questo rapporto, che parla della violenza sulle donne, soprattutto la violenza, dentro le mura domestiche,; numeri che non vi cito, ma, che fanno pensare, sono addirittura spaventosi, Questo, come dicevo prima, potrebbe essere un punto a favore, per attaccare la famiglia, ma allo stesso momento un argomento da analizzare, per capire perché avvengono queste violenze e come aiutare, eventualmente queste donne. Gianfranco: perché avvengo le violenze? E’ una grande domanda; cristianamente, dovremmo dire, perché esiste il peccato nell’uomo, la malvagità che porta a prevaricare sull’altro nel tentativo di imporsi, di trovare una propria soddisfazione, che non c’è, a livello proprio profondo e che viene ricercata in un modo sbagliato. Purtroppo, si sta osservando un proliferare, di questi atti di violenza a tutti i livelli, molti di questi vengono portati più alla luce di prima, quindi una parte senz’altro era presente anche nei decenni passati, ma non se ne parlava, non venivano portati alla luce, perché venivano ritenuti abbastanza normali, la donna doveva semplicemente sopportare e stare zitta; questa era la cultura che c’era fino a non molto tempo fa e in alcune parti del mondo è ancora attuale, in una situazione in cui la donna non poteva aprire bocca, è chiaro che subiva in silenzio, le violenze c’erano, ma nessuno ne parlava, ansi, paradossalmente mi ricordo testimonianze di persone che maltrattavano la moglie, e la moglie accettava la cosa, anche se si ribellava al momento, nel momento che quando il marito è diventato cristiano, si è convertito, ha cambiato completamente la sua vita, la moglie lo disprezzava perché diceva che non era più un uomo, perché non la picchiava più, perché non usava più la violenza verso di lei, era diventato un rammollito. Quindi, questo ci fa vedere come alcune forme hanno fatto parte della cultura e forse se ne parla solamente di più adesso; senz’altro c’è un aumento generale del livello di violenza nella nostra società, si parla tanto a volte di pace e di convivenza, ma la rabbia interiore che c’è per tante cose, non abbiamo adesso il tempo di fare un’analisi anche sociologica della nostra società, però ogni tanto esplode e questo lo vediamo sui bambini, lo vediamo sulle donne, lo vediamo con gli omicidi, lo vediamo con la prostituzione, lo vediamo con tutte quelle forme di prevaricazione dell’uomo sulla donna, nel mondo del lavoro, nel mobbing e via dicendo. Purtroppo è vero che la famiglia è l’ambiente più a rischio, paradossalmente l’ambiente più insicuro, perché la maggior parte della violenza avviene in famiglia, dove la persona si sente più sicura, a meno paura della denuncia, può magari far conto di più sulla complicità o sulla connivenza della famiglia estesa, o per lo meno sul silenzio della famiglia estesa, per non perdere la faccia, per la reputazione, per quel falso senso di onore che si vuol mantenere, nascondendo i propri panni sporchi; quindi, questo contribuisce al tener nascosto tutti questi fenomeni.
a cura di F.S.


