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Sei nella categoria: A tu per tu con Gianfranco

Mercoledì, 07. Marzo 2007

Di.Co., obiezione di coscienza-Gay guarito-Ragazzine e sesso nei media

di teenchallenge, 12:02
 

"A tu per tu con Gianfranco"

Gianfranco Giuni, direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 nella trasmissione Liberi da, analizza in chiave sociologica le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane)  potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
 

Franco: questa settimana vogliamo iniziare partendo dalla famosa legge dei Di.Co., che abbiamo già toccato nei giorni scorsi, che ha avuto anche un rallentamento a causa delle vicissitudini del governo, una proposta di legge che è partita, se questa legge sui Di.Co. passerà diciamo, praticamente il discorso è questo: attualmente esiste l’obiezione di coscienza ad esempio per i medici, che se non voglio ad esempio, aderire alla richiesta di abortire da parte di una donna, possono rifiutarsi; giustamente qualcuno si è posto la stessa domanda riguardo a questa nuova legge sui Di.Co. e soprattutto in particolare, alle coppie omosessuali. Praticamente un disegno di legge per riconoscere la possibilità a tutti i pubblici impiegati, dice l’articolo, e agli ufficiali anagrafici, di esercitare il diritto di obiezione di coscienza, come avviene per esempio, come abbiamo detto, per i medici, come capitava una volta per i soldati. Praticamente la domande, ci viene anche, se ad esempio un credente si trova in questa posizione e lavora ad esempio in comune, e vorrebbe rifiutarsi per coscienza, in questo momento, se questa legge verrebbe approvata, venisse approvata, non sarebbe possibile; Gianfranco, un problema che si pone anche in questo senso.

Gianfranco: si, non è qualcosa di molto semplice da affrontare, perché, l’obiezione di coscienza, si basa sul fatto che mi viene chiesto di fare qualcosa che è contrario ai miei principi morali, etici e via dicendo; quindi, se facciamo un po’ la storia di questo, l’obiezione di coscienza è nata in campo militare quando si trattava di essere inseriti in una struttura, il cui scopo era la guerra, era uccidere altre persone. Quindi, la persona che credeva di commettere un omicidio e fare qualcosa contrario alla sua coscienza, vestendo i panni del soldato, in qualsiasi corpo militare fosse, poteva dire: no, io non ci sto, perché quello che voi mi chiedete di fare, va contro alle mie convinzioni, quindi, non posso collaborare, nell’uccisione di qualcuno; questo era il concetto; lo stesso concetto è entrato pari pari, nel discorso dell’aborto, quindi il medico che dice: no, io non faccio niente di attivo per provocare la morte di un feto,  e quindi rientrava a tutti gli effetti nel concetto dell’obiezione di coscienza. Per quanto riguarda adesso, questa questione dei Di.Co., il problema è un pochino più complesso secondo me, perché in questo caso non si tratta di fare qualcosa, io,  che porta del male agli altri, ma soltanto che io non condivido la scelta che qualcun altro ha fatto, e quindi non ratifico questa loro decisione, che mi sembra sia su un piano diverso, che non l’agire io per il male di, quello che ritengo il male di qualcun altro. In questo caso io dovrei soltanto ratificare una decisione, fare da notaio: ok, questi hanno deciso di fare così, io ne prendo nota e lo segno. Quindi è una cosa che io ritengo un po’ diversa, pur accettando e rispettando il fatto che qualcuno possa non essere d’accordo con queste scelte, mi lascia un po’ perplesso nell’insieme l’idea di dire: io non riconosco neanche, non ratifico neanche quello che tu mi chiedi di fare, perché questo riconoscimento, essendo qualcosa di puramente legale, non contempla una mia adesione filosofica o mentale o di valore alla scelta, semplicemente dico: ok, io prendo nota della vostra decisione. Mi lascia un po’ così, mi sembra un po’ una forzatura nell’insieme, pur condividendo l’idea che le convivenze in generale o convivenze omosessuali ancora di più, siano fuori da quello che è il piano di Dio per l’unione sessuale di un uomo, di una donna, quindi del matrimonio cristiano o tradizionale, come si dice normalmente.  Franco: diciamo che se nel caso di un medico o di un militare,  è più una responsabilità personale, in questo caso sarebbe più una responsabilità di chi fa questa azione, non di chi ne prende atto, diciamo. Gianfranco: si, la vedo più in questo senso, tutto sommato non è che sono io porto loro, o suggerisco loro di; che quello potrebbe essere già più complicato; io suggerire di fare qualcosa, semplicemente io prendo atto di una decisione che altri hanno preso, quindi per certi aspetti potrebbe essere un po’ la figura del cancelliere in un tribunale che dice: no, io non registro questa sentenza, perché non sono d’accordo con la decisione del giudice, perché la decisione di mandare qualcuno all’ergastolo, secondo me non è biblico, non è morale, va contro i miei principi. Se si aprisse una cosa di questo genere, la nostra valutazione su quello che succede intorno a noi diventerebbe portata all’estremo insomma, non, ognuno potrebbe obiettare a qualsiasi cosa e non accettare qualsiasi comportamento degli altri; quindi, mi lascia un po’ così, un po’ perplesso questa situazione. Franco: mantenendoci sul discorso delle coppie omosessuali, e in particolare, sugli omosessuali in genere, ho trovato un articolo di una storia molto interessante, di un ragazzo che si definisce lui, ex gay, che è stato guarito praticamente da un cammino, se vogliamo vedere, anche religioso e anche aiutato in parte dalla Parola di Dio, dalla Bibbia, e anche da un gruppo di credenti che lavora in questo campo. Praticamente, questo articolo dice che questo ragazzo oggi si definisce normale, chi l’avesse conosciuto invece dieci anni fa’, avrebbe pensato di essersi sbagliato, di aver davanti un’altra persona, invece oggi, questo ragazzo, Luca di Tolve, è proprio lui, ed è stato aiutato ad uscire fuori da questo problema. Un ragazzo che era molto all’interno, di questo discorso di gay, era molto diciamo, addirittura aveva aperto un’agenzia tutta sua specializzata in viaggi a tema, addirittura è stato presente, è stato animatore del gay pride di Napoli; poi ha incontrato un suo amico che per puro caso gli ha fatto vedere alcune teorie di Joseph Nicolosi; lui spiega che all’inizia aveva voglia di prendere a pugni questo signore e le sue idee, poi invece, si è visto come in uno specchio, ha visto la sua diversità e ha scoperto il cristianesimo, ha scoperto la Parola di Dio, e dice: non è stato facile dover saper rinunciare, dover imparare a controllarmi, e fermarmi, ma grazie anche all’esempio di questo ex gay, all’aiuto di un gruppo chiamato, “Living Waters”, di cui un ex gay, che ora è pastore evangelico, Andy Comiskey, è stato aiutato molto ad uscire fuori da questo problema. Gianfranco, una condizione questa, in cui vogliamo dare anche un messaggio positivo, è possibile uscirne fuori, anche grazie alla Parola di Dio. Gianfranco: si, è possibile uscirne, come spesso dico, il comportamento omosessuale è un comportamento appreso, non è un comportamento innato, non si tratta di una anomalia genetica o congenita quindi, ma è un comportamento appreso, spesso in situazioni così precoci nella vita che, danno l’impressione di essere sempre stati così. Di fattono è questa il modo in cui si acquisiscono comportamenti omosessuali; di conseguenza, per difficile che possa essere è possibile un cambiamento e conosco anch’io alcune persone che sono cambiate nella loro vita, hanno abbandonato i loro comportamenti, atteggiamenti omosessuali, attraverso una esperienza di conversione religiosa. Questo penso che sia un aspetto molto importante, perché, avendo a che fare una struttura così profonda della personalità, c’è bisogno di un cambiamento molto profondo e radicale della propria vita, come in modo particolare un esperienza di conversione religiosa può dare. Questo dà, dal punto di vista delle motivazioni, qualcosa di molto forte, che spinge la cambiamento e da un punto di vista spirituale anche la capacità, con l’aiuto di Dio,di cambiare il proprio modo di comportarsi prima e i propri atteggiamenti , schemi di pensiero poi.  Franco: una domanda che spesso mi viene, quando riscontro dei casi in cui c’è bisogno di aiuto, noi come cristiani, se veniamo in contatto, se qualcuno ci chiede aiuto e vuole uscire da questa condizione, cosa potremmo fare di pratico, per aiutarli. Gianfranco:  ma, la prima cosa che si può fare è, se non conosciamo l’argomento chiedere a qualcuno che magari ne sa più di noi, quindi, a dei counsellor cristiani, degli psicologi cristiani che possono aiutarci ad inquadrare questo tipo di problema da un punto di vista più corretto, sia professionale che spirituale; senz’altro, anche in riferimento a questo gruppo “Living Waters”, che lavora anche in Italia, è presente con dei corsi, dei seminari anche in Italia, può essere un modo; ma la cosa più importante è non pensare di poter fare tutto da soli, perché troppe volte si è sommersi da teorie e da idee, da tante altre cose sull’omosessualità, che non corrispondono, alla verità, alla realtà. Il concetto stesso di, come viene chiamato, stile di vita gay, non è poi così gay come si vuole far passare; ricordo che gay, in inglese vuol dire gaio, felice; la vita della persona omosessuale, non è poi così felice, spensierata e allegra, come si vuole far passare. Quindi, un equilibrio nella comprensione i quello che questo aspetto, questo problema, questo peccato, questa devianza sessuale, è indispensabile se vogliamo aiutare queste persone che, tanto bene in fondo, in fondo, quando sono davanti allo specchio da sole, non stanno. Franco: un altro argomento interessante, che vogliamo analizzare, viene fuori da un rapporto pubblicato dall’Associazione di Psicologia Americana; rapporto intitolato così: sulla sessualizzazione delle ragazzine, nei mezzi di comunicazione di massa. Questo rapporto praticamente definisce la sessualizzazione, esamina la diffusione del fenomeno, valuta le conseguenze negative, sia fisiche che mentali, e poi da anche delle alternative per controbilanciare questo fenomeno. Un fenomeno molto vasto, dice questa analisi, in cui sono stati individuati, in più di 300 studi, numerosi esempi in televisione, nei video musicali, nei testi delle canzoni, nei film, sui giornali, nei videogame e via dicendo. Un rapporto che vede appunto, questo problema e analizza le conseguenze, in cui dice, conseguenze che provocano disagio corporeo, induce a emozioni negative e porta poi, praticamente anche da adulto, le donne ad essere in perenne tensione verso irraggiungibili modelli. Gianfranco, esiste questo problema e se esiste come controllarlo, cosa fare diciamo. Gianfranco: ma esiste a tantissimi livelli, come hai accennato. Tante volte non ci rendiamo conto, ma la sessualità sta permeando quasi tutti gli aspetti della nostra società; basta vedere la televisione come dicevamo, basta vedere i giornali, fumetti e via dicendo. Ma, basta vedere anche una cosa, molto semplice; come tante volte le bambine vengono vestite da piccole donne, già questo è un tratto di sessualizzazione precoce, delle bambine, quando bambine di tre, quattro anni, vengono vestite, come se fossero delle donnine, con, adesso niente contro questi indumenti di per se stesso, ma cerco di far capire il concetto, spero di riuscirci; con la minigonna, le calze a rete, certi indumenti che sono tipicamente correlati, dal punto di vista sessuale, come se fossero delle piccole donne, noi stiamo proiettando, su una bambina che sessualmente non è ancora connotata, non è ancora matura, dei comportamenti, degli atteggiamenti che non sono adeguati alla sua età, quindi la stiamo sessualizzando in maniera precoce; quando a due bambini, un maschietto e una femminuccia, incominciamo a dirgli: a, che cos’è, è il tuo fidanzatino; e hanno quattro anni, oppure due bambini in un asilo si baciano, si danno un bacio, a posto che sulla guancia sulla bocca, come hanno visto fare dal papà e dalla mamma, come il papà e la mamma fanno con loro e noi a quello scherzando, ma diamo un valore sessuale, noi stiamo sessualizzando precocemente i nostri bambini. Quindi, questo è  presente anche nella nostra vita di tutti i giorni, senza andare su tutte quelle che sono le riviste, giornalini e fumetti, per bambini nei quali i comportamenti dei personaggi, sono molto caratterizzati sessualmente; in questo, tra i giochi, possiamo citare anche soltanto la bambola Barbie, che a differenza da tutte le altre bambole che non erano così connotate, dal punto di vista di comportamenti sessuali o femminili, si presenta come l’espressione di una distorta, se vogliamo, ma estrema femminilità, con gli accessori che hanno, e via dicendo; questo ovviamente porta a un idea troppo precoce, di sessualità nei bambini, che non hanno ancora maturato, dal punto di vista, la loro velocità di sviluppo psicoemotivo, una adeguata coscienza del proprio corpo, del proprio ruolo, e quindi quando questo poi si trovano ad avere a che fare con se stesse, una ragazzina di dodici anni, si confronta con il modello femminile, perché pensa che già possa confrontarsi con lei, per la vita che ha avuto fino a quel punto, quindi è un pericolo che c’è, e senz’altro a questo bisogna attribuire anche l’età sempre minore, dei primi rapporti sessuali, delle prime esperienze sessuali e via dicendo e anche in tutto un po’ quel aspetto di bullismo sessuale, di cui si sente parlare, nelle scuole nelle strade anche italiane. Franco:  praticamente ogni campo della comunicazione è permeato da questo problema; e se devo dire sinceramente, anche guardando i cartoni animati dei bambini piccoli, anche se no ci sono atteggiamenti, diciamo sessuali, però già il modo di vestire, il modo con cui vestono queste bambine nei cartoni animati, dimostra una spinta verso una sessualità infantile. Gianfranco: esattamente, mentre dovremmo tener presente che i bambini hanno una loro velocità di sviluppo e che quindi, affrontano delle situazioni in cui sono, senza nessun richiamo sessuale quando sono piccoli, con un richiamo, verso il proprio sesso quando diventano più grandi, perché giocano bambini con bambini, bambine con bambine, fino ad arrivare alla fase eterosessuale, quando c’è una attrazione l’uno per l’altro e se noi non rispettiamo questa loro fase di sviluppo, confondiamo le loro carte, confondiamo le loro idee, e una sessualizzazione troppo precoce, può portare poi a problemi di identità sessuale. Franco: in questo articolo alla fine si parla anche di come attenuare questo problema, soprattutto facendo dei programmi scolastici, che aiutino le ragazze ad usufruire dei media con spirito critico, e invita le famiglie e i genitori a prendere consapevolezza della sessualizzazione e a condividere con le figlie, la fruizione dei messaggi mediatici. Facile a dirlo, ma spesso è difficile farlo, perché spesso mettiamo i bambini di fronte al televisore e li lasciamo là.  Gianfranco: si, questi enunciati sono molto belli, sono molto giusti è così, ma secondo me lasciano il tempo che trovano, perché poi si scontrano con tante altre realtà; nella scuola, nei mass media, nella famiglia e via dicendo; bisognerebbe sensibilizzare le famiglie, viene detto tante volte per la droga, viene detto per la prevenzione, viene detto per tantissime cose, poi di fatto, le iniziative non si sa bene quali siano, quando si fanno, magari delle conferenze, degli incontri, molto spesso le famiglie non sono presenti e di fatto quindi non c’è un lavoro effettivo che viene svolto; restano molto spesso dei belli enunciati, che senz’altro bisogna anche fare, però lasciano molto il tempo che trovano.

a cura di F.S.