Aborto terapeutico-Gay cristiani?-2016 raddoppio immigrati
di teenchallenge, 12:03
"A tu per tu con Gianfranco"
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che
Franco: questa settimana vogliamo iniziare con un argomento che sicuramente ha fatto, molti di voi, molti ascoltatori, pensare su questo fatto di cronaca che è avvenuto; un fatto che riguarda una storia avvenuta in questi giorni, riguardo ad un aborto, in cui il medico ha consigliato la donna di abortire perché prevedeva delle gravi conseguenze, delle malformazioni per questo bambino, che in realtà poi non c’erano e soprattutto questo bambino per alcuni giorni è rimasto vivo. Tra i diversi articoli che ho trovato sulle diverse testate giornalistiche, la maggior parte, tocca questo argomento da un punto di vista, diciamo, legale, commentando la famosa legge 194, con le sue diverse problematiche, chiamate soprattutto buchi in questa legge, che permettono questi avvenimenti; ma ho trovato un articolo molto interessante, che non parla tecnicamente della legge, ma in un certo senso la chiarisce molto bene, per questo errore, che ha permesso l’uccisione di un bambino sano. Un articolo apparso su”Il Foglio” intitolato: “Infanticidio senza colpa”. Voglio leggervi alcuni passi di questo articolo; “Un essere di venticinque centimetri e cinquecento grammi di peso, sano e voglioso di vivere malgrado ogni diagnosi contraria, concepito ventidue settimane fa, è stato estratto dal ventre di una madre, ha respirato affannosamente ventiquattr’ore o poco più, ha dimostrato al mondo che era sano, poi è morto. Il guaio di questa storia, un infanticidio senza colpa, è che tutti i protagonisti sono disperatamente innocenti, ma il più innocente di tutti, titolare di un diritto negato alla vita, ha dovuto soccombere per la semplice ragione che era il più debole. Vogliamo forse dare la colpa a una madre e a un padre spaventati da una diagnosi? Non si può. Vogliamo dare la colpa a un medico diagnosta che assolve al suo dovere nel protocollo della salute secondo la cultura della sua epoca? Non si può. Mettiamo in croce il legislatore, che prevede nella 194 formule ambigue attraverso le quali può passare un simile “errore tecnico”, il legittimo aborto di un essere sano? Non si può. Ce la vogliamo forse prendere con lo psichiatra al quale viene delegato il compito di forzare la legge e certificare un imminente e grave pericolo di vita per la madre, in virtù del suo spavento e del suo rifiuto? Non si può. E’ precisamente questa situazione tragica: non si può decidere in un senso o nell’altro, e il risultato è il trionfo dell’orrore. Solo che questa situazione tragica, o situazione limite, è il prodotto di una cultura, di un’abitudine, di un vizio incardinato nel nostro modo di esistere e di pensare il mondo. Gianfranco, un inquadramento di questa situazione, che alla fine è definita tragica, ma soprattutto un modo di esistere e di pensare oggi della vita. Gianfranco: è senz’altro un episodio molto particolare, che fa ovviamente notizia, per il fatto che un bambino sano, diagnosticato come malato viene estratto, si causa un aborto provocato, terapeutico come viene chiamato, per salvaguardare un aspetto di vita futura dei genitori, di una qualità della vita futura del bambino, e via dicendo, ipotizzando che la morte del feto, sia il male minore rispetto a una qualità di vita estremamente precaria, scarsa, bassa e via dicendo. La prima cosa che mi viene in mente è che la maggior parte degli aborti, definiti terapeutici, che avvengono nelle settimane precedenti, terapeutici perché causati dalla non volontà della madre di tenere il bambino, quindi la sua salute e l’equilibrio psicologico verrebbe messo in discussione dal portare a termine la gravidanza, tutti quei bambini sono bambini sani. Non ci sono bambini malati, bambini con delle anomalie, tra gli aborti che vengono praticati quotidianamente, sono estremamente pochi, quelli che ricorrono ad un aborto terapeutico per vere o presunte malformazioni; in questo caso era una presunta malformazione, si è verificato che non fosse vera, e questo ha creato lo scandalo, ma quanti ce ne sono di feti, molto più piccoli, che muoiono esattamente nello stesso modo, questa è la prima riflessione che faccio. Il fatto di vedere fisicamente il bambino, penso questa sia la grande differenza, vedere fisicamente il bambino, tenerlo per le mani, quindi avere una percezione visiva, dell’essere umano in miniatura e vederlo, prima vivo e poi morire, questo ha un impatto emotivo molto forte, ma se tutti gli aborti, fossero praticati nello steso modo, cioè con l’estrazione del feto e quindi la possibilità di vedere quel piccolo essere, penso che a tutti farebbe più o meno la stessa impressione. Un essere piccolo, in miniatura, ma vivo, che viene poi ucciso; penso che ci sia, come in tante altre cose, molta ambiguità, nella valutazione di questi fenomeni, tralasciando ovviamente l’aspetto dell’errata diagnosi, e via dicendo, che ovviamente è state fatta in tutta buona fede e così via. Diciamo che l’unico modo per evitare situazioni di questo genere, sarebbe quello di non ricorre ad aborti, però questo vorrebbe anche dire, ed è sempre un grande dilemma, dal punto di vista etico, condannare, tra virgolette, cioè, dare una prospettiva di vita ai genitori e al bambino, di disagio, di sofferenza, di impegno, di tante difficoltà, che nella nostra società non vengono ritenute valide, non si ritiene che valga la pena, sacrificarsi per un figlio che non sarà abbastanza sano, vitale e con delle giuste prospettive di vita, giuste secondo noi. Franco: questo è una caso che è uscito fuori, venuto alla luce, io mi chiederai quanti altri casi di questo genere sono successi e non sono mai venuti alla luce. Gianfranco: questo non lo possiamo ovviamente sapere; penso che il fatto sia legato alle modalità in cui viene, avviene l’aborto, in questo caso c’è stato una estrazione del copro che era ancora vivo e vitale, in altri casi il feto viene fatto magari morire prima dell’aborto e quindi non c’è questo impatto. E’ una domanda al quale non c’è risposta, senz’altro dovrebbe far riflettere molto di più chi è un sostenitore dell’aborto terapeutico a tutti i costi; un ripensamento, di questa legge sarebbe necessario, ma non tanto della legge in se stessa, della filosofia che c’è alle spalle della legge, quindi del modo di pensare delle persone, perchè poi le leggi vengono ad essere interpretate in un certo modo; quando si discusse, qualche decennio fa, dell’aborto in Italia, il cavallo di battaglia, quello che veniva propugnato, non era una forma di contraccezione, ma ricorriamo ad un aborto terapeutico ospedaliero, per evitare tutti gli aborti clandestini, che creavano molti più danni, quindi, visto che c’è l’aborto, cerchiamo di limitare i danni, ma l’aborto veniva considerato, in ogni caso, qualcosa di sbagliato, di non corretto. Adesso si è passati a considerare l’aborto, una pratica abbastanza normale e accettabile, quindi c’è stato un cambio di mentalità nel considerare questa pratica. Franco: un’altra domanda mi scaturisce fuori da questa situazione, quanto, nei famosi consultori, quanto aiuto reale viene dato a queste donne in questa situazione e soprattutto quanto è l’obiettivo di salvare il bambino o di sacrificarlo, e soprattutto anche, da un punto di vista cristiano, tu lo sai bene, che aiuto si potrebbe dare a una donna in questa situazione, che magari viene diagnosticato una malformazione al bambino, quanto aiuto bisogna dare per accettare una situazione del genere. Gianfranco: domande molto difficili, senz’altro nei consultori, c’è stata la polemica qualche mese fa, dovrebbe essere garantite, sono sicuro che in alcuni c’è, magari in altri un po’ meno, ma non credo che gli operatori siano tutti così in mala fede, ma dovrebbe essere data tutta l’informazione necessaria per le alternative all’aborto, che possono essere alcune, come la possibilità di portare a termine la gravidanza e di dare in adozione il bambino appena nato, senza neanche vederlo; questa è una possibilità, che viene garantita per legge, con l’anonimato e tutto il resto; quindi, qualche alternativa c’è, senz’altro è difficile per una donna portare a termine una gravidanza e poi abbandonare il bambino, però è una possibilità alternativa a quella di sopprimerlo. Da un punto di vista di un supporto, a ragazze che hanno un figlio e non sono sposate, non hanno una relazione matrimoniale alle spalle, ovviamente il supporto da un punto di vista sociale, non è tantissimo, ci sono alcune strutture che assistono le mamme con i bambini, ci sono adesso dal punto di vista anche sociale, tutto un sistema di aiuto e supporto a domicilio per aiutare le neo mamme, ma senz’altro, non è un bambino che nasce, è una vita che viene cambiata completamente, perché entra in gioco un altro essere, con dei diritti, che tante volte diventano prioritari; è paradossale, per certi aspetti e secondo me, che, nel momento in cui il bambino è nato, ha dei diritti inalienabili che sono prioritari, rispetto a quelli degli adulti, quando il bambino non è ancora nato, i diritti degli adulti, sono prioritari rispetto a quelli del bambino. Franco: lasciamo questo argomento, che sicuramente è molto interessante, cambiamo totalmente strada, ritorniamo o meglio, ripartiamo da un argomento che stiamo affrontando quasi ogni settimana, la famosa legge sui Dico; alcuni giorni fa c’è stata una manifestazione in favore di questa legge, da parte di diversi gruppi; ho trovato un articolo molto interessante, perché parla di un gruppo tra questi, tra gli omosessuali soprattutto, definito credente; praticamente, vi leggo alcuni passi di questo articolo, questo gruppo portava uno striscione in cui c’era scritto: “nuova proposta, uomini e donne omosessuali, cristiani di Roma”;


