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Mercoledì, 14. Marzo 2007

Aborto terapeutico-Gay cristiani?-2016 raddoppio immigrati

di teenchallenge, 12:03
 

"A tu per tu con Gianfranco"

Gianfranco Giuni, direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 nella trasmissione Liberi da, analizza in chiave sociologica le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane)  potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
 

Franco: questa settimana vogliamo iniziare con un argomento che sicuramente ha fatto, molti di voi, molti ascoltatori, pensare su questo fatto di cronaca che è avvenuto; un fatto che riguarda una storia avvenuta in questi giorni, riguardo ad un aborto, in cui il medico ha consigliato la donna di abortire perché prevedeva delle gravi conseguenze, delle malformazioni per questo bambino, che in realtà poi non c’erano e soprattutto questo bambino per alcuni giorni è rimasto vivo. Tra i diversi articoli che ho trovato sulle diverse testate giornalistiche, la maggior parte, tocca questo argomento da un punto di vista, diciamo, legale, commentando la famosa legge 194, con le sue diverse problematiche, chiamate soprattutto buchi in questa legge, che permettono questi avvenimenti; ma ho trovato un articolo molto interessante, che non parla tecnicamente della legge, ma in un certo senso la chiarisce molto bene, per questo errore, che ha permesso l’uccisione di un bambino sano. Un articolo apparso su”Il Foglio” intitolato: “Infanticidio senza colpa”. Voglio leggervi alcuni passi di questo articolo; “Un essere di venticinque centimetri e cinquecento grammi di peso, sano e voglioso di vivere malgrado ogni diagnosi contraria, concepito ventidue settimane fa, è stato estratto dal ventre di una madre, ha respirato affannosamente ventiquattr’ore o poco più, ha dimostrato al mondo che era sano, poi è morto. Il guaio di questa storia, un infanticidio senza colpa, è che tutti i protagonisti sono disperatamente innocenti, ma il più innocente di tutti, titolare di un diritto negato alla vita, ha dovuto soccombere per la semplice ragione che era il più debole. Vogliamo forse dare la colpa a una madre e a un padre spaventati da una diagnosi? Non si può. Vogliamo dare la colpa a un medico diagnosta che assolve al suo dovere nel protocollo della salute secondo la cultura della sua epoca? Non si può. Mettiamo in croce il legislatore, che prevede nella 194 formule ambigue attraverso le quali può passare un simile “errore tecnico”, il legittimo aborto di un essere sano? Non si può. Ce la vogliamo forse prendere con lo psichiatra al quale viene delegato il compito di forzare la legge e certificare un imminente e grave pericolo di vita per la madre, in virtù del suo spavento e del suo rifiuto? Non si può. E’ precisamente questa situazione tragica: non si può decidere in un senso o nell’altro, e il risultato è il trionfo dell’orrore. Solo che questa situazione tragica, o situazione limite, è il prodotto di una cultura, di un’abitudine, di un vizio incardinato nel nostro modo di esistere e di pensare il mondo. Gianfranco, un inquadramento di questa situazione, che alla fine è definita tragica, ma soprattutto un modo di esistere e di pensare oggi della vita. Gianfranco: è senz’altro un episodio molto particolare, che fa ovviamente notizia, per il fatto che un bambino sano, diagnosticato come malato viene estratto, si causa un aborto provocato, terapeutico come viene chiamato, per salvaguardare un aspetto di vita futura dei genitori, di una qualità della vita futura del bambino, e via dicendo, ipotizzando che la morte del feto, sia il male minore rispetto a una qualità di vita estremamente precaria, scarsa, bassa e via dicendo. La prima cosa che mi viene in mente è che la maggior parte degli aborti, definiti terapeutici, che avvengono nelle settimane precedenti, terapeutici perché causati dalla non volontà della madre di tenere il bambino, quindi la sua salute e l’equilibrio psicologico verrebbe messo in discussione dal portare a termine la gravidanza, tutti quei bambini sono bambini sani. Non ci sono bambini malati, bambini con delle anomalie, tra gli aborti che vengono praticati quotidianamente, sono estremamente pochi, quelli che ricorrono ad un aborto terapeutico per vere o presunte malformazioni; in questo caso era una presunta malformazione, si è verificato che non fosse vera, e questo ha creato lo scandalo, ma quanti ce ne sono di feti, molto più piccoli, che muoiono esattamente nello stesso modo, questa è la prima riflessione che faccio. Il fatto di vedere fisicamente il bambino, penso questa sia la grande differenza, vedere fisicamente il bambino, tenerlo per le mani, quindi avere una percezione visiva, dell’essere umano in miniatura e vederlo, prima vivo e poi morire, questo ha un impatto emotivo molto forte, ma se tutti gli aborti, fossero praticati nello steso modo, cioè con l’estrazione del feto e quindi la possibilità di vedere quel piccolo essere, penso che a tutti farebbe più o meno la stessa impressione. Un essere piccolo, in miniatura, ma vivo, che viene poi ucciso; penso che ci sia, come in tante altre cose, molta ambiguità, nella valutazione di questi fenomeni, tralasciando ovviamente l’aspetto dell’errata diagnosi, e via dicendo, che ovviamente è state fatta in tutta buona fede e così via. Diciamo che l’unico modo per evitare situazioni di questo genere, sarebbe quello di non ricorre ad aborti, però questo vorrebbe anche dire, ed è sempre un grande dilemma, dal punto di vista etico, condannare, tra virgolette, cioè, dare una prospettiva di vita ai genitori e al bambino, di disagio, di sofferenza, di impegno, di tante difficoltà, che nella nostra società non vengono ritenute valide, non si ritiene che valga la pena, sacrificarsi per un figlio che non sarà abbastanza sano, vitale e con delle giuste prospettive di vita, giuste secondo noi.  Franco: questo è una caso che è uscito fuori, venuto alla luce, io mi chiederai quanti altri casi di questo genere sono successi e non sono mai venuti alla luce. Gianfranco: questo non lo possiamo ovviamente sapere; penso che il fatto sia legato alle modalità in cui viene, avviene l’aborto, in questo caso c’è stato una estrazione del copro che era ancora vivo e vitale, in altri casi il feto viene fatto magari morire prima dell’aborto e quindi non c’è questo impatto. E’ una domanda al quale non c’è risposta, senz’altro dovrebbe far riflettere molto di più chi è un sostenitore dell’aborto terapeutico a tutti i costi; un ripensamento, di questa legge sarebbe necessario, ma non tanto della legge in se stessa, della filosofia che c’è alle spalle della legge, quindi del modo di pensare delle persone, perchè poi le leggi vengono ad essere interpretate in un certo modo; quando si discusse, qualche decennio fa, dell’aborto in Italia, il cavallo di battaglia, quello che veniva propugnato, non era una forma di contraccezione, ma ricorriamo ad un aborto terapeutico ospedaliero, per evitare tutti gli aborti clandestini, che creavano molti più danni, quindi, visto che c’è l’aborto, cerchiamo di limitare i danni, ma l’aborto veniva considerato, in ogni caso, qualcosa di sbagliato, di non corretto. Adesso si è passati a considerare l’aborto, una pratica abbastanza normale e accettabile, quindi c’è stato un cambio di mentalità nel considerare questa pratica. Franco: un’altra domanda mi scaturisce fuori da questa situazione, quanto, nei famosi consultori, quanto aiuto reale viene dato a queste donne in questa situazione e soprattutto quanto è l’obiettivo di salvare il bambino o di sacrificarlo, e soprattutto anche, da un punto di vista cristiano, tu lo sai bene, che aiuto si potrebbe dare a una donna in questa situazione, che magari viene diagnosticato una malformazione al bambino, quanto aiuto bisogna dare per accettare una situazione del genere. Gianfranco: domande molto difficili, senz’altro nei consultori, c’è stata la polemica qualche mese fa, dovrebbe essere garantite, sono sicuro che in alcuni c’è, magari in altri un po’ meno, ma non credo che gli operatori siano tutti così in mala fede, ma dovrebbe essere data tutta l’informazione necessaria per le alternative all’aborto, che possono essere alcune, come la possibilità di portare a termine la gravidanza e di dare in adozione il bambino appena nato, senza neanche vederlo; questa è una possibilità, che viene garantita per legge, con l’anonimato e tutto il resto; quindi, qualche alternativa c’è, senz’altro è difficile per una donna portare a termine una gravidanza e poi abbandonare il bambino, però è una possibilità alternativa a quella di sopprimerlo. Da un punto di vista di un supporto, a ragazze che hanno un figlio e non sono sposate, non hanno una relazione matrimoniale alle spalle, ovviamente il supporto da un punto di vista sociale, non è tantissimo, ci sono alcune strutture che assistono le mamme con i bambini, ci sono adesso dal punto di vista anche sociale, tutto un sistema di aiuto e supporto a domicilio per aiutare le neo mamme, ma senz’altro, non è un bambino che nasce, è una vita che viene cambiata completamente, perché entra in gioco un altro essere, con dei diritti, che tante volte diventano prioritari; è paradossale, per certi aspetti e secondo me, che, nel momento in cui il bambino è nato, ha dei diritti inalienabili che sono prioritari, rispetto a quelli degli adulti, quando il bambino non è ancora nato, i diritti degli adulti, sono prioritari rispetto a quelli del bambino. Franco: lasciamo questo argomento, che sicuramente è molto interessante, cambiamo totalmente strada, ritorniamo o meglio, ripartiamo da un argomento che stiamo affrontando quasi ogni settimana, la famosa legge sui Dico; alcuni giorni fa c’è stata una manifestazione in favore di questa legge, da parte di diversi gruppi; ho trovato un articolo molto interessante, perché parla di un gruppo tra questi, tra gli omosessuali soprattutto, definito credente; praticamente, vi leggo alcuni passi di questo articolo, questo gruppo portava uno striscione in cui c’era scritto: “nuova proposta, uomini e donne omosessuali, cristiani di Roma”; Fabio Perrone, presidente del gruppo, è amareggiato come migliaia di altri cattolici gay, per l’atteggiamento della chiesa ufficiale; è tanto pesante sentirsi continuamente, dice lui, che i nostri rapporti sono sterili, non duraturi, senza progettualità. E ho notato, girando anche un po’ tra i vari siti internet, che esistono diversi di questi gruppi, definiti credenti, che si ritrovano anche per pregare, meditare insieme, e una costante di questi gruppi, soprattutto che si svolgono quasi tutti quanti in un clima moto segreto; ma una domanda che mi viene fuori, da questa situazione; è possibile essere cristiani e omosessuali? Gianfranco. Gianfranco:  il problema è molto vecchio, mi ricordo che già negli anni ’70, c’erano dei gruppi di questo tipo in vari ambienti cristiani italiani. Tutto si basa su una supposta non interferenza della nostra vita e orientamenti sessuali, con il nostro rapporto con Dio. Una, secondo me, deformazione della comprensione di un rapporto con Dio, che non si basa sulle nostre opere, sul nostro comportamento, ma si basa sulla nostra fiducia in Lui, sulla nostra fede. Quando si parte da questo presupposto e lo si vuole estremizzare, è chiaro che può venir fuori il concetto, che non è importante come ci comportiamo, perché Dio ci accetta per quello che siamo; questo è vero in toto, però si perde di vista il fatto che Dio non accetta l’uomo in base al suo cambiamento o al suo comportamento precedente, ma vuole aiutarlo a cambiare, perché il comportamento successivo, sia conforme, sia secondo quello che sono le indicazioni che troviamo nella Bibbia. Quindi, se è vero che Dio accetta le persone omosessuali e non richiede un cambiamento per la salvezza, è anche vero che, dopo di questo, richiede come da tutti, un adeguamento del comportamento q quelle che sono le indicazioni riportate nella Bibbia. Come una persona adultera, o che ha altri comportamenti sessuali non corretti, deve, con l’aiuto di Dio, riportarsi entro le indicazioni divine, così anche persone che hanno orientamenti omosessuali, devono orientarsi in questo. L’essere omosessuali praticanti e nello stesso tempo dichiararsi, credenti in Dio e avere Lui come punto di riferimento della propria vita, mi sembra un po’ un contro senso, mi sembra che faccia un pochettino a botte, che non possa essere così coerente come posizione. Franco: come ultimo argomento, vogliamo toccare un argomento che è scaturito da un’indagine, fatta su un fenomeno sociale che si sta evolvendo e che avrà situazioni future sicuramente da analizzare; dai dati dell’ISMU, un ente che studia il fenomeno della multietnicità, prevede che tra circa dieci anni, gli immigrati saranno il doppio di oggi, praticamente fra dieci anni saranno quasi sette milioni, se oggi sono il 7%, fra dieci anni saranno quasi il 12-13 %; un’invasione, praticamente dice questo articolo, che non è un fenomeno marginale, ma una questione sociale complessa, con cui si devono fare i conti adesso e soprattutto nel futuro. Tra questo articolo, trovo una cosa molto interessante, che parla delle nuove generazioni, che tendono a proiettarsi verso la ricerca di un’integrazione nella società italiana e al contempo trovare un equilibrio tra le due culture in cui si trovano a vivere, un equilibrio tutt’altro che facile, che rischia di incrinarsi nel periodo dell’adolescenza. Gianfranco, questo argomento dell’adolescente, soprattutto, che si trova ad essere, diciamo da una famiglia di immigrati, dentro una società italiana, praticamente ad essere mezzo italiano, mezzo straniero, una situazione per un adolescente molto difficile da trattare. Gianfranco: si, il problema dell’immigrazione, è un problema grosso, problema grosso che riflette varie componenti; senz’altro c’è quella della prima generazione, di immigrati, che si trovano a vivere in una situazione di sopravvivenza, le motivazioni che hanno portato alla migrazione, sono state molto spesso di sopravvivenza o fisica, o economica, o di altro tipo, ma motivazioni molto forti e basilari. Le generazioni successive, risentono molto meno di questo perché, questi bisogni son già stati soddisfatti, dalla prima generazione dei genitori; sorgono altri bisogni, altre situazioni, gli adolescenti specialmente, risentono, in questa fase della costruzione della loro identità, delle tensioni tra, il non essere più una cosa e non essere neanche più un’altra; l’abbiamo vissuto, come italiani all’estero, come emigranti, e adesso lo osserviamo nelle popolazioni immigrate in Italia, con le seconde e le terze generazioni. Il ragazzo, che, il figlio di immigrati, nasce magari, cresce in Italia, va a scuola in Italia, acquisisce una mentalità molto italiana, ha come prima lingua magari l’italiano, però è sempre considerato uno straniero, è sempre considerato un diverso, non è magari cittadino italiano, perché non ha ottenuto la cittadinanza ancora, però si sente italiano, quindi, si sente in un modo, ma legalmente è in un altro, questo crea molta tensione; se a questo, sovrapponiamo anche aspetti dovuti al razzismo, che c’è, nella nostra società, anche se a volte è un po’ mascherato, possiamo capire come questi ragazzi vivano una grossa tensione; pensiamo in questo anche la sorpresa, che alcuni anni fa, con l’elezione della prima miss Italia, che non era di pelle bianca; è sembrato che snaturasse l’idea di miss Italia, perché non era la tipica bellezza italiana, con carnagione bianca, però, quella ragazza, era a tutti gli effetti italiana e nessuno poteva obiettare su questo. Oppure pensiamo, all’effetto che può fare, vedere dei soldati o dei militari o dei carabinieri, piuttosto che poliziotti, piuttosto che componenti dell’esercito, di colore, nella nostra società, non siamo abituati a questo, però è una prospettiva, che avremo sempre di più, perché man mano che ci sarà l’inserimento e spero la integrazione, di questi immigrati, nella società italiana, osserveremo un cambiamento in tutto questo, come si è osservato nelle società estere, pensiamo alla società francese, olandese, inglese, che, avendo vissuto le immigrazioni dalle loro ex colonie, molto più di quello che abbiamo vissuto noi in Italia, hanno affrontato i problemi dell’integrazione ed il vedere dei cittadini, a tutti gli effetti della loro nazione, che avevano però caratteristiche somatiche, totalmente differenti da quelle tipiche nazionali. E’ qualcosa col quale dovremo fare i conti anche perché, dal punto di vista demografico, l’indice demografico è molto basso per gli italiani, molto più alto tra i componenti di queste etnie che si sono trasferite in Italia.

a cura di F.S.