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Sei nella categoria: A tu per tu con Gianfranco

Mercoledì, 21. Marzo 2007

Vallettopoli;l’importanza dell’immagine-Stop telefonini a scuola-Stop Tar Lazio al raddoppio della cannabis

di teenchallenge, 12:02
 

"A tu per tu con Gianfranco"

Gianfranco Giuni, direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 nella trasmissione Liberi da, analizza in chiave sociologica le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane)  potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
 

Franco: questa settimana vogliamo iniziare con un argomento che nella settimana scorsa e ancora oggi ha riempito quasi tutti i giornali e soprattutto le trasmissioni televisive, tanto che addirittura ha fatto muovere il garante della privacy, per appunto ingerenze o troppe notizie di questo genere. Da un indagine su delle intercettazioni telefoniche e non solo, di un famoso fotografo, sono uscite delle notizie riguardo al coinvolgimento, oltre che di diversi personaggi dello spettacolo, dello sport, soprattutto di uomini politici i varie storie. Alcuni giornali hanno fatto i nomi e questo ha fatto subito scattare la polemica. Ora, noi non vogliamo analizzare questo fatto in se stesso, ma sopratutto un punto importante che risalta da tutta questa storia, cioè il valore che oggi si da all’immagine esterna, un immagine quasi virtuale. Voglio leggervi alcuni passi di un articolo che ho tratto dalla Repubblica. “Poche stagioni fa c’era il look, pura apparenza, patrimonio di attori e intrattenitori. Poi venne il carisma, con le sue venature anche politiche, e quindi il glamour, sigla nomade di esclusività sociale. E infine ecco l’”immagine”, cifra assoluta della contemporaneità, sintesi di aspetto esteriore, indole, carattere, temperamento, personalità: la categoria che sintetizza tutte le altre, le proietta in assoluto e le codifica. E che naturalmente domina ogni scandalo: perché si può essere un deviante, un cocainomane, un ladro, un individuo socialmente irresponsabile, anche una prostituta occasionale di lusso, ma l’immagine non può essere intaccata. Sicchè l’immagine più nitida di finanzieri e faccendieri, di manager e uomini di potere non è data dalla loro qualità tecnica, ma bensì dall’esatta trasposizione del loro modo di apparire in società. Dipende da un alone di potenza politica, da un’aura di unicità, da doti ora accertabili e ora inafferrabili. E’ inevitabile che l’immagine più adeguata, cioè più funzionale all’apparire, risulti quella che meglio si sovrappone al profilo imposto dai media, e quindi dal mezzo più invasivo, la televisione. Il risultato è che l’immagine si è tramutata in risorsa pubblica, anzi, in risorsa pubblica totale, arma, meccanismo, congegno, strumento irrinunciabile di autoaffermazione. Dal momento che è una risorsa immateriale, senza limiti di scarsità, e si tratta soltanto di appropriarsene, modellarla ed esibirla, essa diviene la materia virtuale di qualsiasi carriera. Gianfranco, siamo nel periodo dell’immagine, quasi del virtuale dice questo articolo, e questo scandalo, venuto fuori forse da questa ricerca estrema dell’immagine di molti personaggi. Gianfranco: ma, l’articolo mette le cose in maniera abbastanza complessa e articolata,; in quello che è successo, di fatto non c’è molto di nuovo, mi sembra di vedere; la ricerca della foto scandalo, c’è sempre stata, da che esistono i giornali di gossip, quando ancora non si chiamavano così; quindi, il fatto che i fotografi, i paparazzi, come vengono chiamati, per distinguerli dai fotografi dei giornali che fanno una documentazione degli avvenimenti, da che esistono loro, sono sempre andati alla ricerca della foto rubata al personaggio che interessava in qualche modo il pubblico; quello che vedo e che col mondo dell’immagine, nel senso che adesso tutto appare attraverso le immagini, un televisore, un giornale, delle fotografie, si tende a voler apparire sempre di più; gli uomini politici una volta si evidenziavano per il non apparire sui medi, ma di rimanere sempre in secondo piano, mentre, chi appariva di più erano gli uomini di spettacolo; c’era la differenza fra lo spettacolo e la politica o l’economia o altri tipi di potere. Chi appariva sui giornali, chi veniva fotografato, era la persona di spettacolo, l’attore, il cantante, ma non veniva, non c’era una corsa dietro all’altro personaggio che poteva essere il politico, l’economista o quant’altro. Mentre adesso si tende a essere sempre più in mostra, questo si vede nelle campagne elettorali di tutti i tipi, dai comuni a quelle nazionali, nelle quali l’immagine, la fotografia della persona, del candidato diventa sempre più importante, quasi diventa più importante il suo viso, come appare che non le sue idee reali. Da questo punto di vista c’è una civiltà, una cultura dell’immagine, dobbiamo apparire in qualche modo e attraverso l’immagine, attraverso quello che gli altri vedono, noi costruiamo un personaggio, costruiamo una reputazione, costruiamo quello che una volta veniva chiamato, un nome, una volta non c’era l’immagine, c’era il nome e col termine di nome si indicava la persona che quel nome la rappresentava. Pensiamo anche dal punto di vista biblico, a  l'importanza che viene dato al nome, non è il nome in se stesso, come lettere, ma il fatto che il nome rappresentava la persona, conoscere il nome di qualcuno voleva dire, avere un certo potere, una certa influenza su quello; una persona che dava il nome a qualcun altro, esprimeva il suo potere, il suo dominio, su quest’altra, quindi, adesso noi assistiamo sempre di più, all’immagine, noi dobbiamo apparire bene, attraverso delle figure, attraverso delle icone che trasmettano certi valori o una certa sostanza; tutto questo si va a scontrare con quello che poi è la vita privata, perché non sempre, anzi molto spesso, non è così, la vita privata spesso non coincide con l’immagine pubblica che si vuole dare; si vuole vivere a due livelli, come se si potesse dividere la nostra vita in tanti pezzetti, e dire: quando sono in parlamento ho questa immagine, ma a casa mia e nella mia vita privata devo e posso fare quello che voglio, o lo stesso quando sono su un palcoscenico, o lo stesso quando sono sul posto di lavoro; si è persa l’idea della unitarietà  della persona ed è per quello che c’è questa lotta, persone che vogliono apparire in un certo modo e che poi si comportano in un altro, reagiscono in malo modo per certe cose, quando vengono scoperti e denunciata una realtà diversa da quella che loro vorrebbero far vedere; quindi in questo c’è proprio un problema di fondo, che noi non vogliamo essere quelli che sembriamo o non vogliamo far vedere agli altri quelli che siamo; penso che questo sia il problema di fondo, che ci troviamo ad affrontare, mentre nel passato le persone di spettacolo accettavano questo gioco, sapevano che come attori avevano sempre indossato un personaggio, l’attore per definizione indossa le vesti di qualcun altro, recita una parte che non è la sua, quindi non si preoccupavano più di tanto dell’immagine esterna che avevano, ma si preoccupavano di più dell’essere visti, dell’essere conosciuti, dell’apparire in un qualche modo, adesso si crea di più questa frattura, tra essere e apparire e fa reagire verso l’auto difesa, perché si vuole proteggere un’immagine che non vogliamo che sia pubblica. Franco: una domanda che mi viene da questa storia, da questa situazione, noi come cristiani, che equilibrio avere, nello sfruttare le immagini e io penso soprattutto, anche personaggi sportivi o cantanti cristiani, che magari, devono anche avere una certa immagine, come sfruttare un’immagine in senso positivo, e in senso equilibrato, per noi cristiani. Gianfranco: ma, penso che uno degli aspetti fondamentali, sia sempre, come dicevo prima, la coerenza, il fatto che non ci sia una differenza, fra quello che siamo e quello che appariamo, quello che facciamo vedere agli altri e gli altri vedono di noi; il concetto potrebbe essere legato all’essere puri, l’essere puri di cuore, cioè non avere niente da nascondere, quindi, mi fotografino pure, facciamo vedere quello che vogliono, tanto non ho niente di cui vergognarmi, niente che non voglio non far vedere alle persone intorno a me; penso che questo sia il punto principale, poi l’immagine ovviamente ha un potere mediatico, perché a una persone che in qualche modo viene riconosciuta importante, vengono, gli viene attribuita una certa influenza sugli altri, quindi una cosa detta da un famoso calciatore, piuttosto che da un famoso attore, sembra che abbia un peso maggiore, che non detta da una persona, magari estremamente più colta, più preparata, ma che non è conosciuta. Quindi, penso che l’aspetto fondamentale, se posso dare un suggerimento a quelle persone cristiane, che hanno anche un ruolo pubblico, quello di essere coerenti e autentici, essere genuini, che il si sia si, il no sia no, che non ci quella ipocrisia di voler apparire diversi da quelli che si è. Franco: cambiamo ora totalmente argomento, entriamo nel campo che spesso noi tocchiamo riguardo ai giovani. Una decisione del ministro dell’istruzione, ha fatto anche un po’ polemica su questo, ha deciso di zittire i telefonini, in classe a scuola, , ma non solo da parte dei ragazzi, ma anche da parte del corpo docente. Una decisione che però ha già, come dicevo, scaturito delle reazioni; alcuni insegnanti hanno detto che spesse volte hanno cercato di vietare i telefonini, però i ragazzi e non solo i ragazzi, si sono addirittura rivolti contro, hanno organizzato dei cortei; e speso il problema riguarda anche i genitori, addirittura i genitori che hanno minacciato l’insegnanti di queste decisioni. Ora la decisione  è stata fata dal ministro, perciò una decisione ben precisa, che avrà anche delle conseguenze. Anche questo ambiente, Gianfranco, sta diventando difficile da trattare, difficile da controllare, con i giovani.. Gianfranco: si, devo dire che sono perfettamente d’accordo con la decisione del ministro; il telefonino può essere uno strumento molto utile, ma a scuola ci sono altre cose da fare, a scuola non si va per parlare con il telefonino, non si va per ricevere telefonate e di conseguenza siccome si sta lavorando, gli studenti come studenti, gli insegnanti come insegnanti, il telefono ritengo che sia giusto che venga spento, come dovrebbe essere tenuto spento in ambienti di lavoro, che richiedono un impegno, per l’attività che viene svolta. Detto questo, dobbiamo ricordarci già in molte altre scuole, e teoricamente in tutte le scuole, i telefonini non dovrebbero essere lasciati accesi in classe, ne da parte degli insegnanti, ne da parte degli studenti, quindi non c’è niente di nuovo su questo, è interessante il fatto, che si è dovuti arrivare a un pronunciamento del ministro su questo, perchè evidentemente non si riusciva a tener a freno a questo fenomeno; ora, se questo verrà poi osservato, bisogna vedere quali sono gli strumenti, se sono stati previsti, che gli insegnanti o la scuola in generale, ha in mano, per impedire che i telefonini restino accesi, perché nel momento in cui si mette una norma che deve essere rispettata, dovrebbe esserci anche una previsione di una sanzione, se il ragazzo ha il telefonino acceso che cosa gli succede? Gli viene tolto il telefonino fino alla fine della lezione, gli viene tolto e riconsegnato ai genitori, gli viene sequestrato, confiscato, cosa gli viene fatto, oppure gli viene semplicemente detto spegnilo, e se quello no lo spegne non gli si può dire nient’altro; quindi, questo penso che sia una cosa da riflettere, perché il problema grosso non è tanto la norma, se c’è o non c’è, ma come viene fatta poi osservare, da chi è preposto a farlo, il problema riguarda il fatto di altri comportamenti, come mangiare o bere in classe durante le lezioni, come il fatto di mantenere un giusto atteggiamento verso gli insegnanti; è vero che con i telefonini entra in gioco anche l’aspetto famigliare, in quanto spesso succede che siano accesi, non per fare telefonate, ma per ricevere telefonate, quindi a volte i genitori stessi che telefonano ai figli quando sanno che hanno lezione, per fare le richieste più diverse, da quelle magari serie a quelle molto meno serie, come, che cosa vogliono per pranzo, o a che ora torneranno a casa. Franco: un problema che affronta anche l’articolo, scusa Gianfranco, è proprio il problema di coinvolgere addirittura le famiglie, che non hanno compreso che si tratta di un intervento educativo, e addirittura alcuni ragazzi, c’è una frase qui, che hanno risposto a dei professori:”provaci, mio padre ti aspetta fuori”; insomma, delle reazioni un po’ che dimostrano che la famiglia dietro manca insomma. Gianfranco:  si, questo è un grosso problema che molti insegnanti hanno, che quando devono intervenire in maniera disciplinare, educativa verso i ragazzi, si trovano con le famiglie alle spalle, che reagiscono in un modo errato, non comprendendo l’aspetto educativo ma reagendo dicendo che siamo in un paese libero, e che ognuno deve essere libero di vivere e di educare come meglio crede, mettendo in discussione la competenza degli insegnanti o degli educatori in generale, riguardo all’educazioni dei propri figli. Questo si riallaccia al vecchio discorso del bullismo, della prevaricazione, dell’arroganza, quindi, ho sentito anch’io insegnanti che si lamentavano, che quando hanno ripreso uno studente per un suo comportamento non adeguato e dei problemi di carattere anche di competenza nella materia che stava studiano, si son sentiti rispondere: non mi dica queste cose, perchè se no domani, a mo di minaccia lo dicevano, vengo accompagnato da mio padre; ovviamente si stanno ribaltando i valori, i genitori non comprendono il ruolo della scuola, non comprendono che i figli spesso giocano, sul permissivismo dei genitori, i genitori nella famiglia attuale, non sempre, ma molte volte, educano o cercano di educare i ragazzi, da un punto di vista di sensi di colpa, perché non danno loro il tempo necessario per la loro educazione, quindi tendono ad essere molto permissivi, quindi in tutto questo viene a mancare un elemento fondamentale nell’educazione, che è quello della famiglia, che deve stare alle spalle del ragazzo, non solo e sempre per difendere qualsiasi cosa lui faccia, in maniera quasi ideologica, pregiudiziale, ma difenderlo, nel senso di essere li per la sua educazione, essergli dietro per portarlo nella direzione giusta, con l’aiuto e lo stimolo degli insegnanti, che lo vedono molto spesso, per più ore al giorno dei genitori stessi. Franco: parliamo sempre di un argomento che riguarda i giovani, come ultima cosa, una decisione del Tar del Lazio, che ha bloccato la decisione del ministro Turco, fatta nello scorso 18 novembre, per raddoppiare la quantità di cannabis; una decisione questa, che almeno noi riteniamo importante, e che è stata fatta grazie a un sacerdote di una comunità terapeutica di Taranto, che ha presentato un ricorso e, racconta la storia questo parroco, è venuto fuori da una semplice conversazione con i ragazzi, sono stati proprio loro, ospiti della comunità, a  porre il problema, manifestare enorme perplessità sull’efficacia e sulle possibili conseguenze di questo provvedimento, affrontando l’argomento, hanno ricordato che tutti loro hanno cominciato da un spinello e poi sono passati a droghe pesanti, ancora maledicono quel giorno, sanno che il dramma è iniziato tutto li. Gianfranco, spesso si affronta questo argomento, dell’inizio dell’uso delle droghe con la cannabis, molti sono contrari e dicono che non è una cosa possibile, ma gli stessi ragazzi qui dimostrano questo e questa decisione del Tar del Lazio, è una cosa positiva. Gianfranco: si, bisogna vedere come evolveranno le cose; è interessante senz’altro questo avvenimento, perché mette in evidenza una cosa che salta fuori sempre, cioè che i ragazzi che sono arrivati all’uso di droghe pesanti, che hanno usato droghe, tendono a essere contrari a qualsiasi forma di tolleranza o di aumento delle quantità di  sostanze permesse e sono contro la liberalizzazione di qualsiasi tipo di droga; molto spesso non vengono ascoltati, non fa notizia parlare della contrarietà di questi ragazzi verso la legalizzazione delle droghe. L’altro aspetto che riguarda questa presa di posizione e questa denuncia, questa perplessità dei ragazzi è vero che non tutti quelli che si fanno una canna, arrivano a non farne più a meno e a passare a droghe più forti, sarebbe una bugia dire il contrario, non è assolutamente vero, ci sono tante persone che magari si sono fatte una canna e magari è stata la prima e l’ultima della loro vita, però è anche vero che, la maggior parte dei ragazzi, non voglio essere assoluto, ma la stragrande maggioranza dei ragazzi che hanno usato droghe più forti, hanno iniziato con delle canne, usando hashish, marijuana o cose di questo genere. La cosa non è automatica, però si inizia sempre con cose leggere, perché fanno meno paura, perché non rompono nessun tabù, per andare verso cose più forti; farsi una canna, non viene percepito molto più dissacrante o molto più trasgressivo che fumarsi una sigaretta, quindi è facile provare a fumare una canna, una volta rotto quel piccolo tabù, il passo successivo è più facile da fare; la stessa cosa si fa con le sigarette in se stesse, si inizia con delle sigarette che a volte sono molto leggere e una ogni tanto e poi piano piano, non tutti neanche in questo caso, ma piano piano poi si arriva a fumarne sempre di più e magari sempre più forti; quindi il trend è molto comune, si vuole negare questo, quando si vuole continuare a dire, che le droghe non fanno male, che le droghe non sono niente di sbagliato, che farsi una canna è come farsi una sigaretta, però, quando si è fumata una sigaretta, ad esempio si può guidare senza grossi problemi, quando si è appena fatto una canna, guidare crea grosse difficoltà alla persona, quindi non è esattamente la stessa cosa; non so quanti di noi rifiuterebbero di farsi operare da un medico che ha appena fumato una sigaretta, ma probabilmente nessuno di noi, non credo che molti di noi permetterebbero a un medico che si è appena fatto una canna di operare su di noi; questo vuol dire che una percezione della differenza e dell’effetto che le sostanze hanno sull’organismo, anche se a livello a volte politico, a volte di conversazione, a volte così di abitudine, lo nascondiamo o non volgiamo pensarci.

a cura di F.S.