Affido, problemi e soluzioni-Abuso, suicidio a 13 anni
di teenchallenge, 09:03
"A tu per tu con Gianfranco"
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che
Franco: questa settimana vogliamo iniziare parlando di un argomento che riguarda i bambini, parleremo di affido; diversi articoli che ho trovato ultimamente sui giornali, che parlano delle varie problematiche che nascono da questa situazione dell’affido. Vi leggo giusto alcune righe di un paio di storie, per capire quali sono i problemi che nascono da questa situazione. Succede sempre più spesso di quanto si possa immaginare, dice l’avocato Lucrezia Mollica, che ha seguito il caso di Beatrice per la famiglia affidataria, i piccoli vanno in affido poi sono dimenticati per troppo tempo, e nascono legami profondi con conseguenze drammatiche a volte i bambini devono essere portati via, addirittura dai carabinieri; l’avvocati ricorda il caso di una ragazzina, che a pochi mesi fu affidata alla responsabile di una comunità, e dopo ben otto anni, la bambina fu dichiarata adottabile, si decise, continua il legale, che prima di andare dalla nuova famiglia, rimanesse un po’ in un’altra comunità, perché doveva, testualmente dice così, decantare dagli affetti; e poi troviamo tantissime altre storie, appunto, che succede spesso che vengono affidate a famiglie e dopo che queste famiglie crescono questi bambini fin dalla nascita, dopo due anni, perché non può durare più di due anni l’affidamento, vengono tolti, a volte da queste famiglie; e già da queste parole, Gianfranco, in cui si dice, “situazioni con conseguenze drammatiche”, ci viene questa domanda, quali, risultati, quali conseguenze drammatiche, possono nascere nella vita di un bambino che viene tolto dopo i primi anni di vita da una famiglia affidataria.
Gianfranco: i problemi sono quelli classici di una interruzione di una legame affettivo, i bambini hanno bisogno di un legame affettivo, hanno bisogno di punti di riferimento, hanno bisogno di modelli, hanno bisogno di genitori, quando questi non sono disponibili per qualche ragione, per inadeguatezza psicologica, emotiva dei genitori, genitori naturali intendo dire, per assenza dei genitori naturali o per tante altre cose, si tende a cercare una sostituzione per il bambino e ricordiamoci che adesso questa situazione degli affidi, che può sembrare così drammatica, va a sovrapporsi a sostituirsi a quelli che erano i classici orfanotrofi, quindi il fatto di mettere il bambino in una famiglia affidataria, è pur sempre una soluzione alternativa a quello che era la classica istituzionalizzazione del bambino, cioè l’esser messo in un orfanotrofio in maniera ancora più anonima. E’ chiaro che l’idea che parte dall’affido, dalla situazione dell’affido, è quello di mettere il bambino, per un breve periodo a casa di una famiglia che è più adeguata, per permettergli di vivere per un periodo in una maniera più tranquilla, in modo che lui si rimetta a posto o la famiglia d’origine, abbia il tempo di trovate il proprio equilibrio, per poi ritornare nella famiglia di origine. L’obiettivo dell’affido, è quello di togliere il bambino da una situazione critica, metterlo n una situazione protetta,perché l’obiettivo è quello di ritornare in famiglia, in questo senso l’affido è diverso dall’adozione; è chiaro che queste situazioni si protraggono, l’affido diventa troppo lungo, il bambino stabilisce dei legami con le persone che vivono con lui; il toglierlo da questa situazione e metterlo in un’altra famiglia affidataria, o darlo in adozione, o anche soltanto che rientri n casa sua, può creare dei problemi, perché è un’altra interruzione, il bambino può vivere tutte queste cose come dei tradimenti, degli abbandoni successivi, perché a volte non capisce il motivo per cui, visto che sta bene con delle persone, viene tolto e messo con altre; stava coi genitori è stato tolto è stato messo in un’altra famiglia, si è integrato in quella famiglia sta bene viene tolto e viene messo in un’altra parte, il bambino di questo ne può soffrire parecchio; d’altra parte ricordiamoci che questo dipende anche molto dalla famiglia affidataria, dal tipo di rapporto che sviluppa con il bambino, perché non è mai semplice neanche per la famiglia affidataria gestire un’affido nel modo corretto. Franco: diversi articoli analizzano anche la situazione legale, che forse dovrebbe essere cambiata; in un articolo, viene analizzato appunto anche che cos’è l’affido, come dicevi tu l’affido famigliare assicura ai minori che non possono vivere per un certo tempo con i genitori, di crescere in un ambiente famigliare evitando comunità e istituti; lo decide, è disposto dai servizio sociale locale e consensuale se l’accordo con i genitori, però lo decide il tribunale per i minorenni se manca l’assenso con i genitori. I requisiti per l’affido: possono diventare genitori affidatari, coniugi con o senza figli, conviventi e persone singole. In Italia i dati dicono che ci sono 4600 bambini che vivono in famiglie afidatarie e 10.200 sono affidati a famiglie parenti, praticamente di questi bambini. Una legge, forse soprattutto il punto di rimanere massimo due anni in queste famiglie affidatarie, che forse dovrebbe essere un po’ rivisto Gianfranco. Gianfranco: il fatto poter rimanere due anni, è stato messo un limite, per evitare che gli affidi diventassero delle adozioni non legali, il problema è, che mettendo dei limiti a due anni, il bambino si troverà, dopo due anni se la famiglia originale, la famiglia naturale, non è in grado di riaccettarlo, a cambiare famiglia affidataria, questo è il grosso problema; d’altra parte è sempre difficile per le istituzioni e anche per il bambino, tutto sommato, decidere che il bambino non potrà più tornare nella famiglia, quindi la sua dichiarazione di adattabilità, anche perché man mano che i bambini crescono e diventano grandi, è più difficile trovare delle famiglie disposte ad adottarli e per di più c’è un’altra complicazione, e penso quello sia il vero punto che dovrebbe essere affrontato, le richieste fatte alle famiglie affidatarie, sono diverse fatte a quelle alle famiglie di adozione, per cui, una famiglia affidataria di un bambino, non è che automaticamente può poi adottarlo, dal momento che è uno, due ì, tre, quattro anni che vive con loro; può darsi che con l’adottabilità, il bambino debba cambiare totalmente famiglia, con tutti i problemi che questo ne consegue; quindi quello senz’altro dovrà essere un attimo rivisto, una cosa che senz’altro penso sia importante da dire sull’affido, è che dal punto di vista della famiglia affidataria, dovrebbe esserci l’atteggiamento di un dare senza avere, perché avere un bambino in affido, anche soltanto per poco tempo, vuol dire, investire nella crescita, nello sviluppo di quel bambino, senza che quel bambino poi abbia un ritorno sulla famiglia stessa, perché dopo un po’ di tempo se ne andrà; l’amore che gli si è dato, spesso non viene ricompensato, quindi è proprio un atteggiamento di amore altruistico che la famiglia affidataria deve avere verso il bambino, senza legarsi troppo, sapendo proprio fin dall’inizio, che, il bambino non lo sa, ma la famiglia si, sapendo che il bambino sarà con loro, per qualche settimana, per qualche mese, un anno o due massimo, ma dopo dovrà andarsene via, quindi deve essere capace di dosare il suo impegno, la sua dedicazione, il suo amore, in modo che, nel momento in cui il bambino se ne va, non pensi che gli viene portato via, gli è stato affidato per un periodo, adesso lo ridanno nelle mani delle persone che glielo hanno affidato, avendo svolto il loro compito di educatori al meglio di quello che potevano fare, per il tempo che ce l’hanno avuto. Franco: sicuramente una situazione non facile per una famiglia del genere. Una domanda che mi viene anche in mente, sicuramente con una non facile risposta, in un bambino affidato e che poi probabilmente viene adottato, quali, se si possono vedere, quali potrebbero essere le conseguenze future da adulto. Gianfranco: ma, è sempre difficile pensare alle conseguenze che i bambini possano portare poi da adulti, senz’altro bisogna vedere il tipo di rapporto che riuscirà a stabilire con la famiglia adottiva e quello che ha sviluppato con la famiglia affidataria e quello che c’era nella la famiglia di origine, se se lo ricorda ancora,se il bambino era piccolo, questo può non avere molta importanza e come ha vissuto il distacco, se lo ha vissuto come un trauma, perché si sentiva tradito, si sentiva tradito dalla famiglia che lo lascia, per darlo a un’altra famiglia e il bambino non riesce a capire il perché e se la famiglia affidataria, non la famiglia affidataria, la famiglia adottiva scusate, riesce a ricostruire quel rapporto solido completo, di cui il bambino ha bisogno; se questo avviene, come in tanti casi succede, il bambino recupera e poi a distanza di anni, riesce anche a leggere la sua esperienza anche di affido, in maniera positiva, specialmente s ei nuovi genitori gliela fanno vedere in un modo corretto, gli fanno vedere che non è stato un tradimento, ma è stato semplicemente un segno di bontà di queste famiglie, che so sono presi cura di lui in un momento in cui non c’erano alternative. Per cui non c’è, una conseguenza positiva o negativa automatica, dipende sempre molto dai rapporti che si creano. Franco: parlando sempre di bambini, cambiamo argomento, parlando sempre di bambini, c’è stata proprio in questi giorni una storia che abbiamo trovato sui giornali, in una città, Taranto, di una bambina tredicenne, che a causa di abusi,praticamente si è suicidata; vi leggo alcune righe di questa storia:”Le vicende che hanno creato la tensione così devastante, da spingere quella bambina di tredici anni a Taranto, giù nel baratro, scavalcando la finestrella, che nell’universo infantile, rappresenta mille confini, mille misteri, ma non quello della vera morte, devono essere state davvero tragiche e pesantissime. Un gesto così autodistruttivo, all’interno di un rapporto di forze d attrazione e repulsione, verso la vita e verso la morte, il cui equilibrio varia a seconda delle circostanze di vita più o meno drammatiche, è sempre e comunque sconvolgente, perché tutti ci crediamo, quali reali conseguenze l’hanno portata alla disperazione e alla perdita di speranza in un cambiamento che potesse risolvere problemi per lei irrisolvibili. Avrebbe potuto essere disturbata fin dall’infanzia, chi lo sa, certamente non era una ragazza felice, le violenze fisiche subite e psicologiche, l’avevano rinchiusa in una così forte rigidità cognitiva, che ognuna di esse, veniva certamente vissuta come una perdita ripetuta, nell’impossibilità di sopportarne le frustrazioni; alla fine ha vinto, infatti, un mancato controllo dell’aggressività contro se stessa, ormai sofferente, devastata dai sensi di colpa e dal calo di autostima, reazione a corto circuito, uguale a un circolo chiuso. Difficile rispondere a come è arrivata ad uccidersi una bambini di tredici anni, dopo aver subito degli abusi, piuttosto, forse da questa storia c’è da chiedersi, cosa fare, come aiutare, una bambina in questa situazione, per non arrivare a questo punto, Gianfranco. Gianfranco: è una grande domanda, con una risposta sempre molto difficile, anche perché, isolando da questo caso, che non conosciamo a sufficienza, che non conosciamo tutti i retroscena, di tutto quello che può essere successo, ricordiamo che quando, in generale, un bambino o una bambina, subiscono degli abusi, gli abusi possono essere i vario tipo, possono essere, la prima cosa che mi viene in mente, l’abuso sessuale, ma non solo quello; c’è la violenza costante al quale i bambini sono sottoposti, c’è l’abuso psicologico, ci sono tante forme di abuso che i bambini possono subire e tutte hanno come conseguenza, i sensi di vergogna, di colpa, perché il bambino pensa o gli viene fatto credere che è colpa sua; non capiscono il perché di tutto quello che sta succedendo, si sentono rifiutati, e ovviamente ì, come diceva quel brano che hai letto, va in crisi la loro autostima, non si piacciono, non si apprezzano, ritengono di non valere assolutamente niente. Questo può succedere nella tarda infanzia, inizio dell’adolescenza, quando comincia a svilupparsi l’immagine di se stessi, ma è una cosa seminata nel passato, spesso i genitori non si rendono conto di quello che il figlio sta vivendo, perché i bambini che sono più esposti agli abusi, sono quelli che per qualche ragione, vengono un po’ trascurati, perché i genitori sono impegnati in tante cose, perché i genitori non hanno tempo per il figlio, in ogni caso non sono attenti ai loro bisogni e il bambino viene ad essere esposto a persone estranee, che cercano di soddisfare i loro bisogni. Nella maggior parte dei casi, i bisogni vengono soddisfatti in maniera corretta da vicini di casa, parenti, amici, che si prendono cura, accudiscono il bambino; in qualche caso, sempre troppi rispetto a quelli che dovrebbero essere, cioè nessuno, ma sempre in troppi casi, c’è l’incontro del bambino con la persona disposta o che vuole abusare di lui, e ha una facile preda in un bambino che è privato di qualche cosa, gli manca qualcosa, quindi il bambino è più sensibile; questo può succedere a varie età, quindi, se il bambino ha cominciato a dare, magari, qualche piccolo segnale di richiesta di aiuto e questo segnale non viene captato o non viene preso in considerazione, addirittura viene messo da parte dalle persone alle quali il bambino si è rivolto, il bambino tende a chiudersi, non ne parla con nessuno, quindi, quando poi agisce in maniera drammatica, un suo vissuto molto pesante, sembra che sia un fulmine a ciel sereno, di fatto non lo è, semplicemente non ci si è accorti di queste cose; la prevenzione non è semplice, ma le persone che potrebbero, o dovrebbero vedere, essere sensibili a questo, sono le persone che vivono intorno, quindi possono essere amici, parenti, i genitori, l’insegnanti, che sono quelli che vedono il bambino, se hanno una certa formazione, possono identificare dei sintomi e magari far intervenire persone più esperte, psicologi scolastici o altri, per una valutazione più attenta del fenomeno, ma ricordiamoci che, il suicidio adolescenziale, di cui ritratta, molto è agito senza preavviso, è una delle caratteristiche del suicidio adolescenziale, quindi non è mai semplice affrontare queste situazioni, che derivano da un disagio preesistente al momento del suicidio stesso. Franco: anche in questo caso diversi articoli hanno analizzato il problema dell’abuso, analizzando appunto la legge e da un’intervista a Pino Pisicchio, Presidente della commissione della giustizia della Camera dei Deputati, ha analizzato appunto la legge, cercando di esaminare diverse proposte, per rafforzare le sanzioni contro i reati più gravi, soprattutto quelli appunto, perpetrati a danno dei minori, dicendo che: c’è la volontà di inserire l’atto di violenza sessuale, tra i delitti contro la vita e contro l’incolumità individuale, al pari dell’omicidio e delle lesioni personali, cercando di anche abbassare l’età del consenso sessuale, passando dai 14 attuali ai 16; questo garantirebbe ai minori, una soglia più ampia di protezione degli abusi. Anche qui la legge potrebbe migliorare o aiutare forse, una situazione del genere, Gianfranco. Gianfranco: ma, le leggi di per se stesso non è che cambiano poi molto, nel senso che, il problema non è l’esistenza o meno delle leggi, è un problema di cultura, è u problema poi di applicazione, è un problema di modalità e tempi di intervento, e ricordiamoci comunque che nel caso degli abusi c’è sempre la difficoltà della dimostrazione di un abuso, un abuso fisico può essere dimostrato se c’è una valutazione immediata, una persona che è stata picchiata, se va in ospedale, se si fa medicare, se viene redatto un referto medico, che stabilisce che è stata oggetto di violenza fisica, allora c’è un pezzo di carta, ma se ci va un mese dopo, quando i lividi sono passati, non c’è più niente; nell’abuso sessuale succede la stessa cosa, dovrebbe essere possibile una verifica, nel momento in cui, appena dopo che è successo, non ovviamente nel momento in cui succede, ma appena dopo, andando subito in ospedale andando a fare una visita e denunciando la cosa; teniamo presente che poi, se l’abuso non è stato un abuso fisico, ma è stato con, diciamo violento, ma è stato un abuso psicologico, questo non è dimostrabile facilmente; se l’abuso fisico è stato solamente superficiale esterno, non è facilmente dimostrabile; i danni li ha causati, i danni psicologici, emotivi gli ha causati, ma non si può intervenire, perché non si riesce a dimostrare in maniera, la di la di ogni dubbio. Quindi, non è solamente una questione di leggi, perché se no si corre anche il rischio di una caccia alle streghe; senz’altro sono d’accordo col fatto di spostare e considerare gli abusi come una violenza contro la persona, l’incolumità ecc., perché di fatto crea dei danni alla persona, non fisicamente, ma a livello emotivo, il fatto di spostare l’età del consenso, per i rapporti sessuali, si potrebbe essere un’idea, ma si scontra col fatto che normalmente, molti ragazzi, molte ragazze incominciano ad avere rapporti sessuali prima di quell’età, e a quel punto, dimostrare che erano consenzienti o meno, non è sempre agevole; ricordo che adesso la legge prevede, che rapporti sessuali di un adulto con un minore, è considerato abuso sessuale a danno dei minori, rapporti con un minore si 14 anni, e se il rapporto tra le due persone è di un certo tipo, cioè parenti o comunque l’adulto ha un’influenza forte, un educatore, un insegnante, o quant’altro sul minore, l’età è già di 16 anni, quindi, se un educatore, une persona che ha una certa influenza, un certo ascendente psicologico sul minore, abusa di lui, l’età è quella dei 16, non quella dei 14 anni, quindi già questo aspetto c’è, e ricordo che la maggior parte degli abusi, avviene da persone che hanno un’influenza psicologica sui minori, quindi degli strumenti già ci potrebbero essere, il problema è la cultura, come per tante cose. Franco: forse piuttosto che di leggi, bisognerebbe puntare di più, molto di più sulla prevenzione, sull’aiuto, sul sostegno anche alle famiglie, in questi casi qua, Gianfranco. Gianfranco: si la prevenzione, si parla sempre di prevenzione, di fatto non è così semplice prevenir le cose; si tratta di un educazione al proprio corpo, di un educazione che parte da quando i bambini sono ancora bambini, che sappiano mettere dei limiti all’intimità che debbono avere con altre persone, questo è in compito ovviamente dei genitori, dovrebbe esserci una maggiore informazione, una maggiore educazione dei genitori in tutto questo, perché non si fa prevenzione degli abusi, si fa prevenzione dei comportamenti errati che le persone possono avere verso i bambini, per questo ci vuole tempo, per questo ci vuole disponibilità, cosa che non sempre c’è.


