Cannabis: 15enne morto per una canna?- I professori lo sanno e la usano-Nelle scuole italiane gira di tutto-Test antidroga a Milano
di teenchallenge, 12:03
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza in chiave sociologica le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
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Franco: questa settimana vogliamo iniziare, parlando di un argomento che spesso tocchiamo, anche perché riguarda in modo particolare L’Arca Teen Challenge, però vogliamo partire da un fatto che è successo in questi giorni, un fatto drammatico, per parlare appunto di questo argomento. Come avete sentito parecchi di voi, un ragazzo di 15 anni ha fumato uno spinello in una scuola, e dopodichè praticamente è morto; leggo alcune frasi da un articolo, dei diversi articoli che sono apparsi sulle diverse testate giornalistiche. “Due boccate di canna, mercoledì mattina all’intervallo, Dario le ha fatte, insieme con quattro, cinque compagni; che però possono ancora raccontarlo. Già la droga. Quell’hashish che nei corridoi dell’Emilio Gadda, come probabilmente nel resto delle scuole superiori d’Italia, si può comprare tranquillamente tra un cambio di prof e l’altro. Basta andare in bagno o in giardino. Poi si fuma quasi liberi nel “peccatorio”. Così è stata ribattezzata la zona franca in fondo ai lunghi corridoi dove si dipanano le scale esterne. Lì nessuno vede, da lì si può entrare e uscire da scuola impunemente.” Gianfranco, più che parlare del fatto in se stesso, parecchi ne hanno parlato, chi pro chi contro sul fatto che una canna poteva uccidere un ragazzo; qui salta fuori soprattutto, il fatto che, come dice l’articolo, nella maggior parte delle scuole italiane, è possibile comprare, vendere, fumare tranquillamente, anche i professori lo sanno. E’ difficile controllare situazioni del genere, nelle scuole italiane, su questi fatti qua, è impossibile oppure c’è qualcosa che non funziona. Gianfranco: ma, senz’altro è difficile, perché i ragazzi entrano ed escono da scuola, senza nessuna forma di perquisizione, come è giusto che sia. Come entrano con la merendina, il panino, la coca cola e lo zaino con i libri, ci può esser dentro qualsiasi altra cosa. Quindi, senz’altro è possibile entrare, è possibile smerciare droga all’interno delle scuole, d’altra parte, come dicevo, non c’è nessun controllo, da quel punto di vista preventivo, con dei rivelatori di droga, piuttosto che dei cani antidroga agli ingressi e via dicendo. In alcune scuole è stato ogni tanto, fatto fare un giro a cani antidroga, dei carabinieri piuttosto che della guardia di finanza, piuttosto che di altro, ma a volte, queste visite sono preannunciate, e quindi lo scopo viene assolutamente vanificato, a volte viene saputo dagli insegnanti e alcuni insegnanti, avvertono i ragazzi o magari semplicemente ne parlano e quindi questo comincia ad essere un tam-tam all’interno dell’Istituto. A volte, queste persone arrivano con i cani e si può vedere, ci si può accorgere di come ci sono magari involucri più o meno piccoli, che volano giù dalla finestra, per non farsi prendere; meglio rinunciare a qualche decina di euro, che non farsi beccare con della roba addosso, per tutta una serie di ragioni. Negli intervalli, i ragazzi non sono controllati più di tanto, la presenza degli insegnanti nei corridoi e nelle aule, serve soltanto per evitare che i ragazzi si facciano male, che intraprendano un’attività violenta, che possano essere di pericolo l’uno per l’altro e ci sono sempre quelle zone, nei quali i ragazzi possono andare ad esempio a fumare; che può essere nel cortile, che può essere in qualche zona un po’ isolata dell’istituto, dove si può andare a fumare sigarette; il paradosso infatti, quando mi capita di essere nelle scuole, è che i ragazzi escono a prendere una boccata d’aria, ma se tu esci con loro, prendi una boccata di fumo e non d’aria, perché si forma proprio una nuvola di fumo, per le decine di ragazzi che si fermano magari appena otre la porta di uscita, a fumare sigarette. E’ comprensibile, è facile che in mezzo a loro, ci sia quelli che non fumano sigarette, ma si facciano delle canne. Succede, succede da sempre tutto sommato; bisognerebbe intervenire in quei momenti, ma ricordiamoci che qualsiasi intervento di questo tipo, sarebbe un intervento di tipo repressivo, che molto spesso viene considerato non buono, diseducativo e tutto il resto, per di più, teniamo presente che la legge attuale non vieta il consumo, ma soltanto lo spaccio, quindi neanche la detenzione in se stessa di piccole quantità di questa sostanza e ricordiamo che la piccola quantità ammessa per legge, adesso è sufficiente a farsi una ventina se non più, canne, ovviamente toglie tutta l’idea della proibizione dell’uso di questa sostanza. Quindi questo avviene, bisogna dire che nella mia osservazione, dei dati che sono in mio possesso, non è che sono la gran parte dei ragazzi delle scuole, che si fanno le canne, sono pur sempre una minoranza dei ragazzi; ricordo che la maggior parte dei ragazzi, non si fa le canne, anche se quelli che se le fanno, sono sempre tanti e in ogni caso sono quelli che fanno più rumore e che si notano di più. Franco: e soprattutto sono sempre più in aumento, i ragazzi che usano droghe o si fanno delle canne. Gianfranco: si, quello per certi aspetti è vero, ma dobbiamo considerare che, nella cultura che si sta formando e si è formata, non è sbagliato, questo è il messaggio che sta passando, farsi delle canne o usare delle droghe, quello che è passato in tutti gli anni di prevenzione, che è stato fatto nel passato, è che è sbagliato abusare delle droghe, perché le droghe, viene detto da varie parti, non fanno male, è ovviamente è più semplice ascoltare e ricevere un messaggio che fa più piacere, che ti permette di agire come vuoi tu, piuttosto che un messaggio che ti dice che tu stai sbagliando. Quindi, il messaggio che è passato, è che non è sbagliato usare droghe, l’importante è non esagerare, l’importante è non andare su droghe considerate pesanti e anche in quel caso, l’importante è non farsi intrappolare, perché, farsi un tiro di coca, piuttosto che un tiro di eroina o fumarsi dell’eroina, se si fa una sola volta, una volta ogni tanto, anche questo non viene percepito come così pericoloso; sbagliato magari per certi aspetti, potenzialmente pericoloso, ma dai dati e dalle ricerche che faccio, che ho fatto, sulla pericolosità semplicemente della cannabis, viene ritenuta, nella maggior parte dei casi delle prime superiori, da poco pericolosa al limite a pericolosa, ma non, a livello molto teorico nell’insieme, ed io sto parlando di ragazzi di prima superiore, che quindi risentono magari ancora di tutte quelle forme di educazione, che hanno ricevuto in maniera formale, nelle scuole inferiori. Franco: un altro esempio negativo viene, leggendo anche le diverse interviste, sentendo anche le interviste alla radio, alla televisione, dal fatto che, anche i professori, oltre a sapere tutto, alcuni addirittura, usano queste droghe, addirittura c’è un filmino che gira, poi bisogna vedere se è vero o falso, in cui un professore, insieme ai ragazzi, si sta preparando e poi si fuma addirittura una canna. E’ realistico anche questo dei professori che, possono sapere, ma usare addirittura, fumare insieme ai ragazzi. Gianfranco: l’uso di sostanze stupefacenti, specialmente le canne, ricordiamoci che non è qualcosa di nuovo, di questa generazione; le canne vengono usate da almeno due generazioni, questo vuol dire che ci sono persone, educatori, che adesso hanno anche, superiori ai quarant’anni, che nella loro adolescenza già si facevano delle canne, il fatto che siano egli insegnanti, piuttosto che dei muratori, piuttosto che degli autisti, piuttosto che un altro tipo di lavoratori, quello penso che sia abbastanza ininfluente, dal punto di vista dell’uso, perché mi chiedo, per quale ragione un insegnante non dovrebbe farsi le canne, mentre magari verrebbe più accettato da parte di un autista di un camion, oppure di un muratore, piuttosto che di un altro tipo di lavoro. Franco: il problema nasce forse quando lo fanno in classe insieme ai ragazzi, Gianfranco. Gianfranco: si, senz’altro l’insegnanti hanno un ruolo particolare, perché sono degli educatori, se poi in questo ruolo educativo, diventano dei modelli diseducativi con i ragazzi, perché hanno comportamenti e mostrano comportamenti che sono contrari anche soltanto, non dico alla morale, che può essere un aspetto molto variabile e da ambiente ad ambiente, ma alla legge allora la cosa è ancora più discutibile e comunque ricordiamoci, questo è un messaggio che voglio mandare, ancora una volta; differentemente da quello che viene detto, i dati fanno emergere, che non è la maggior parte dei ragazzi che si fa le canne, sono quelli che fanno più rumore, chi non si fa le canne non lo sbandiera, come del resto chi ha comportamenti devianti, fa più rumore di chi non ce li ha; quindi, anche un messaggio per i ragazzi; non fatevi prendere in giro, quando vi viene detto: tutti si ubriacano, tutti si fanno le canne, tutti fanno queste cose. Non è vero, o fanno in tanti e forse in troppi, ma senz’altro, la maggior parte non lo fa. Franco: un’iniziativa, che è stata lanciata, prima addirittura di questo fatto, di questo ragazzo, dal comune di Milano, riguardante il test antidroga, che già, ho letto in diversi articoli, alcuni comuni stanno riprendendo come iniziativa. Un articolo dice: drogati a 13 anni, è questo più dio ogni altro, il dato che ha spinto il comune a mettere nelle mani dei genitori milanesi, il test che rivela l’uso di sostanze stupefacenti; considerato un deterrente, dall’amministrazione guidata da Letizia Moratti. Nella busta c’è anche un’informativa sui danni delle droghe, compilata dal centro antiveleni dell’ospedale Niguarda, con una sorta di decalogo dei segnali, a cui mamma e papà, devono stare attenti; tipo, occhi arrossati, disturbi del sonno, sbalzi di umore. La lettera insiste poi sugli effetti devastanti di tutte le droghe, quali la cannabis, la cocaina, le anfetamine, l’ecsatsy e l’eroina. Gianfranco, un iniziativa sicuramente, cha ha fatto discutere, ma come dice l’articolo, potrebbe essere un deterrente, a livello di droghe, di consumo? Gianfranco: ma, io in se stesso non lo vedo come tale, senz’altro uno strumento interessante per verificare certe situazioni, soltanto che, o viene reso obbligatorio per tutti; per esempio in una scuola si mette, non sto consigliando questo: a scuola si mette obbligatorio per tutti, quindi c’è uno screening generale; il fatto di darlo proprio a certe persone piuttosto che ad altre, mette già in evidenza il fatto che non c’è una fiducia verso quella persona, se i genitori arrivano al punto di chiedere al ragazzo di somministrare un test antidroga, è perchè non si fidano, non c’è quella fiducia che il ragazzo stia vivendo una vita corretta, per lo meno non credono a quello che il ragazzo gli dice e quindi devono necessariamente intervenire con una prova, un test, uno strumento che può mettere in evidenza se quello che viene detto, sia vero o falso; quindi, già questo mette in discussione il rapporto che già esiste all’interno della famiglia, perché se i genitori arrivano a dire al figlio, no, io non ti credo, fatti il test, perché io non ti credo, vuol dire che tu ci stai raccontando le bugie, vuol dire che tutto è già rovinato; per di più il ragazzo vedrebbe, a sua volta, per certi aspetti, ancora più compromesso, il rapporto con i genitori, perché i genitori non si fidano di me. Se i genitori hanno ragione a non fidarsi del figlio, è un discorso, se la cosa è contraria, allora il figlio si può vedere proprio, messo ancora più da parte dai genitori; quindi è uno strumento discutibile, secondo me proprio per questa ragione; d’altra parte, strumenti del genere, magari usati in una comunità, o per un servizio per tossicodipendenti, coi quali si ha a che fare con persone coi quali si parte già dal presupposto che non ci si può fidare completamente sulla parola, è un discorso diverso insomma; in famiglia viene ad essere pesante; in una scuola o fatto a tutti o se no direi di non farlo a nessuno. Franco: due commenti presi a campione, di due mamme, due genitori di chi a favore, chi a contro, che comunque si ritrovano in un punto entrambi; la prima dice: anche loro, i ragazzi sono dell’idea che ci sia bisogno di parlare di più della droga, di questi spinelli che si vendono dappertutto; l’altra madre invece: non voglio dire che il problema delle tossicodipendenze negli adolescenti, non sia reale, precisa, ma vorrei poterne essere a conoscenza in altro modo e discuterne con i miei figli, senza ricorrere all’analisi delle urine. Parlare, discutere, manca forse più informazione, si parla tanto, perché succedono tanti casi di ragazzi che si drogano, però forse manca informazione e a questo punto ti lancio anche, i questi ultimi minuti che rimangono, la possibilità di essere magari d’aiuto per i nostri ascoltatori, o per qualche scuola che fosse interessata, i diversi corsi che L’Arca Teen Challenge propone come prevenzione, proprio per le scuole. Gianfranco: è un argomento difficile, perché se è vero che bisognerebbe fare più prevenzione, se è vero che bisognerebbe fare più informazione, se è vero che bisognerebbe parlare di più di questi argomenti, nella pratica, ci si trova, quando si fanno, quando si fanno iniziative di questo genere, conferenze, piuttosto che incontri in scuole, ecc., come mi capita di fare o fatto nel passato, la partecipazione della popolazione, dei genitori per esempio, è in genere molto scarsa; ora, perché? Perché da una parte si dice, bisognerebbe informare di più, dall’altra parte quando ci sono iniziative del genere, sono poche decine di genitori che intervengono? In scuole dove ci sono magari, 700, 800, 900 studenti, ci sono a questi incontri, magari 20, 30, 40 genitori? Considerando che poi che il ragazzo ha, almeno un paio di genitori? Mi ricordo delle esperienze, in una scuola al quale la direttrice scolastica è rimasta scoraggiata, perché erano presenti solamente un centinaio di genitori, su una popolazione studentesca di 1.500 ragazzi. Lei si aspettava una massa di persone. Ora, questo mi fa riflettere; si dice che dovremmo informare di più, che bisognerebbe informare di più, ma la sensibilità a queste informazioni, c’è, o c’è anche la paura, il timore, che se io vado a quel incontro, chissà cosa penseranno gli altri; tutto sommato mio figlio non usa le droghe, non credo che usi droghe, quindi è inutile che vada a questi incontri, di sensibilizzazione. Ci sono vari aspetti da tenere presente; questo lo vedo con i genitori, negli incontri che facciamo, abbiamo fatto come Teen Challenge, per far parlare dei problemi delle dipendenze; lo vedo con gli studenti, quando faccio gli interventi di prevenzione, nelle classi, nelle scuole, nei vari altri ambiti, nelle chiese, in gruppi giovanili, che c’è molto l’atteggiamento di superficialità, tanto queste cose le sappiamo, sono sempre le solite storie, nono c’è quel interesse per comprendere, si parte già dal presupposto che so tutto e gli adulti vengono solamente a raccontarci le solite cose, che la droga fa male e basta; quindi ci sono queste difficoltà nel portare avanti queste iniziative.
a cura di F.S.


