Allarme "Digital Generation"-Cina, fra 10 anni 6 miliardi di persone-23 giugno "Boy Love Day", giornata dell'orgoglio pedofilo
di teenchallenge, 12:08
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
Franco: questa settimana vogliamo soprattutto parlare di argomenti che toccano, che riguardano i bambini; un primo articolo che ho tratto dalla Stampa, dal sito della Stampa, parla dell’uso e dell’abuso di strumenti tecnologici, tra cui computer e cellulari, appunto di ragazzi e bambini. L’articolo si intitola: “Allarme per la digital generation: computer e sms possono modificare la mente”. Immersi nel cyberspazio. Rapiti da computer e cellulari. Vagano in un mondo che sta a metà tra realtà e immaginazione. Oscillano, ma sempre inclini verso la segregazione nella virtualità. Il Giappone ha fatto da apripista, ma tutto l’Occidente si sta allineando. E i “ragazzi” tra virgolette ”segregati”, sono ormai quasi un milione in tutto il mondo. L’identikit fa spavento: età compresa tra 14 e 20 anni, non vanno a scuola, bandito ogni contatto con l’esterno, restano chiusi in casa e in silenzio, a volte per anni. L’unica ancora che li lega all’esterno è fatta di file e byte: Internet, pc, social networks. Anche in Italia c’è poco da stare allegri. Secondo uno studio campione condotto dalla Clinica psichiatrica dell’università di Palermo, i giovani tra 14 e 18 anni trascorrono cinque ore e mezza al giorno attaccati al telefonino. Non riescono a concentrarsi per più di venti minuti. Distratti, svagati, finiscono letteralmente assorbiti da chat, community e web. Occhio e orecchio sono perennemente puntati sul telefonino. L’attesa fra lo stimolo e la risposta è talmente ridotta che non c’è un intervallo di tempo per elaborare. Manca la disponibilità all’attesa. Gianfranco, un quadro abbastanza, definire grave e pericoloso, visto con uno sguardo rivolto magari verso il futuro; che cosa potrebbe succedere a questo tipo di generazione. Gianfranco: ovviamente non è facile prevederlo, per di più non sono un neurologo per riuscire a prevedere quali possono essere le conseguenze di queste tecnologie sulle capacità di pensiero dei ragazzi; dal punto di vista sociale penso che ci sia un altro aspetto da considerare, perché indipendentemente dalle conseguenze, che queste tecnologie possono avere sulla funzionalità cerebrale, il susseguirsi di stimoli sempre più intensi, sempre più veloci, lasciando sempre meno tempo per pensare, richiedendo una reazione sempre più veloce, quindi impulsiva, un dato dal punto di vista sociale, che è importante, è la tendenza, usando queste tecnologie, a un sempre maggiore isolamento dei ragazzi, che chiudendosi in casa, passando il loro tempo davanti al computer, hanno delle relazioni virtuali, non delle relazioni reali, con le persone intorno a loro; il rapporto sociale, viene ad essere ridotto al minimo; c’è più sicurezza in un rapporto via computer, nel quale non c’è uno scambio diretto con gli altri, che non dovendo incontrare le persone. Questo permette anche una proiezione di una immagine fabbricata ad arte, io posso far apparire quello che voglio, posso presentarmi davanti agli altri con l’immagine che forse io vorrei avere, o comunque con un’immagine non reale, è una possibilità che ho, perché nessuno mi vede; posso presentarmi come una persona dell’altro sesso, di un’altra età, con altri titoli di studio e addirittura di altra nazionalità, quindi, di colore della pelle o quant’altro. Quindi, questo permette di poter avere delle relazioni che sono scollegate completamente dalla realtà, quindi, possono essere radicate nel mondo della fantasia. Questo è un grave pericolo, perché può portare i ragazzi a vivere situazioni che effettivamente non sono reali, perché vissute in modo di fatto virtuali, inesistenti e di questio non dobbiamo sottovalutare il pericolo di questo, perché paradossalmente si possono avere persone, amici che si conoscono, con i quali si corrisponde a decine di migliaia di chilometri, chiuse nella propria stanza, ignorando i problemi, le necessità delle persone intorno a noi. Franco: di questo che stavi dicendo tu, tocca anche questo articolo, in cui proietta praticamente, la possibilità che questi ragazzi, anche nella realtà poi si identificano in certi personaggi. L’articolo dice: “Il rifugio può diventare così abituale da trasformarsi in uno stile di vita segnato dalla dipendenza: abitare un mondo onirico considerato preferibile al mondo reale. E’ di pochi mesi fa il caso di un ragazzo che, dopo cinque notti trascorse a giocare con i videogame, perse la propria identità, convinto di essere diventato il personaggio del suo videogioco. Uscito di casa cominciò ad aggirarsi per le strade del suo quartiere alla ricerca di nemici da combattere e fanciulle da salvare. Io mi ricordo, pensando agli anni, quando ero più giovane, quando si usciva da una sala di cinema, ci si quasi addentrava nel personaggio più importante del film, ma poi tutto passava li, questo invece sembra un pericolo maggiore, Gianfranco. Gianfranco: il pericolo sta nella interattività del lavoro al computer, mentre nei film si è spettatori, cioè non si è partecipi del racconto, nel computer con i giochi che sono sempre più interattivi e richiedono un’immedesimazione al personaggio sempre maggiore, questo pericolo è molto più forte. Voglio ricordare uno dei pericolo, proprio della realtà virtuale, che piano piano si fa strada, che tende a trasformare il computer in uno strumento che provochi delle sensazioni alla persona, adesso abbiamo stimolazioni dal punto di vista visivo, pensiamo alla differenza tra vedere i giochi al computer su uno schermo a 15 pollici e su uno magari a 20 pollici, o 50 pollici, collegandolo a un televisore al plasma per esempio o addirittura a un videoproiettore; si resta immersi nell’immagine, suoni sempre più realistici e riprodotti da impianti voce adeguati, con piano piano altri tipi di stimolazione, pensiamo a certi giochi di simulazione con dei joystick col feedback, che danno la sensazione o i volanti col feedback per le gare di macchine che danno la sensazioni di quando si urta un cordolo con la ruota o via dicendo; c’è tutta una serie di sensazioni che viene prodotta; ci sono gli studi per riprodurre delle sensazioni sull’odorato con tutta una serie di essenze che possono essere emanate per includere anche quel canale sensoriale, nella realtà virtuale; questo porta a immedesimarsi, a calarsi sempre più nel gioco e quindi a proiettare questa realtà virtuale nella realtà reale, dando delle sensazioni, delle convinzioni di esser diversi da quello che realmente si è, si vive in un mondo falso; per tanti aspetti questo è molto collegabile a tutto l’aspetto delle dipendenze e delle sensazioni che si possono ricercare nell’uso di certe sostanze. Franco: un ultimo punto di cui tratta questo articolo, dice ovviamente queste situazioni che abbiamo trovato sono situazioni estreme, comunque da non sottovalutare, che di solito riguardano contesti famigliari difficili, ragazzi e famiglie già disturbate e qui si arriva al punto dolente, la famiglia. I giochi elettronici e l’uso del computer e di internet, devono essere gestiti con accuratezza, spiegano gli psicologi, spetta ai genitori vigilare, vietare le interminabili sedute di fronte a tv e computer, dotare i ragazzi di cellulare soltanto quando è indispensabile e soprattutto seguirlo, parlargli, perché se la tecnologia diventa l’unica esperienza a cui sono esposti i bambini e adolescenti, può rivelarsi distruttiva. A quel punto non c’è altro rimedio che la cura psicologica o psichiatrica. E’ facile dirlo, ma mi immagino, perchè ho anche dei ragazzi, che è difficile, prima di tutto controllarli poi non parliamo di vietare, si arriva addirittura, in certe situazioni, a parlare tra genitori e figli tramite quasi il computer, non è facile gestire queste cose, Gianfranco. Gianfranco: no, come tutte le nuove tecnologie di cui i ragazzi si impadroniscono, c’è la difficoltà di gestirle, specialmente quando queste tecnologie sono molto utilizzate dai coetanei. Ricordiamo che il telefonino, il cellulare è nato come strumento di lavoro, e ce lo avevano tutti gli uomini d’affari diciamo, le persone che per professione lo utilizzavano, poi è diventato piano piano, uno strumento di comunicazione della massa, fino ad essere usato più dagli adolescenti che da altri soggetti, arrivando al punto che l’aspetto telefono di questi apparecchi, è diventato quasi trascurabile, perché viene usato per tutta una serie di altre cose a scapito della telefonia vera e propria; si usa per più per ascoltare musica, per fare fotografie, per mandarsi delle immagini, per navigare su internet, per mandarsi dei messaggi, ma al telefono in se stesso, ci si passa molto meno tempo che una volta, grazie tutte questa varietà di altri usi e da un piccolo sondaggio che ho fatto personalmente, un po’ di tempo fa, risultava che il telefonino è una delle cose che ai ragazzi manca di più quando viene loro tolto; riescono a stare più tempo senza televisione, piuttosto che senza computer, ma il telefonino ha un ruolo molto più importante che non altri strumenti. Il controllarli viene ad essere molto difficile, anche perché nella nostra società attuale, i ragazzi tendono a passare molto più tempo da soli, che nel passato; una volta c’era più tempo passato in famiglia, c’era meno interesse nel passare il tempo davanti al televisore. Per far leggere i libri ai ragazzi, che tante volte si dice, bisogna far leggere i figli, bisogna magari passare del tempo con loro, abituarli a leggere quando sono piccoli, leggere le cose con loro, questo richiede tempo, richiede disponibilità e nelle famiglie per varie questioni, tante volte questo c’è sempre meno, per i tempi di lavoro, per la necessità di lavorare di entrambi i genitori; quindi, ben vengano tutti questi suggerimenti degli psicologi che sono importanti e dovrebbero essere seguiti, quanto poi si riesca effettivamente, questo è tutto un altro discorso, si tratta proprio di una gestione anche economica, dei telefonini, di questi strumenti, un contingentamento del tempo, da dedicarsi al computer piuttosto che a internet, piuttosto che ad altre cose, quindi la vedo dura questa lotta nell’insieme. Franco: cambiamo argomento, restiamo nell’ambito dei bambini, parliamo di un argomento che magari non tocca direttamente l’Italia o l’Europa, ma che potrebbe nel futuro anche portare dei problemi che già iniziano in questo periodo. Viene una notizia dalla Cina, nei paesi intorno alla Cina; c’è un aumento sproporzionato di nascite. Praticamente la Cina e l’India da sole fanno oggi, poco meno di due miliardi e mezzo di esseri umani e assieme a Giappone, Indonesia, Vietnam, Taiwan e Pakistan, si pensa che i tre miliardi siano, se non già raggiunti, o superati, a un passo. Il raddoppio, senza che passino molti decenni è possibile. Le più dure misure di coercizione non hanno fermato la crescita cinese. Questo allarme, tra circa dieci anni, si potrebbe arrivare a un raddoppio, praticamente si parla di sei miliardi solo da questi paesi. Non vogliamo ovviamente fare nessun allarmismo e nascondere il fatto che ormai i vari popoli si stanno inesorabilmente mescolando, ma possiamo arrivare a questa integrazione, se possiamo così chiamarla, sapendo che comunque già oggi ci sono dei problemi, degli ostacoli, magari pensando di prepararci a risolvere questi problemi; analizzando questo problema, quali potrebbero essere il quadro futuro di un eventuale aumento così enorme di questa popolazione, Gianfranco. Gianfranco: se queste popolazioni continuano ad aumentare in maniera molto veloce, la tendenza sarà sempre di più a una loro emigrazione verso le zone considerate più ricche, quindi verso il mondo occidentale, portando a uno squilibrio degli attuali assetti, l’arrivo di molte persone diverse, a dover ridiscutere gli equilibri che una società ha, dal punto di vista culturale, dal punto di vista linguistico, ecc.; lo possiamo vedere anche nel piccolo, nei disordini che ci sono stati a Milano qualche settimana fa, con la comunità cinese; un enclave cinese, come di altre etnie, come poteva essere nell’enclave italiana a New York, negli anno ’20 e ’30, del secolo scorso, crea ovviamente un corpo estraneo, all’interno della società. Questo è paradossalmente una salvaguardia per la società stessa, perché la società mantiene le sue caratteristiche e questo gruppo, anche se grosso, viene mantenuto isolato o si isola purtroppo. Quando avviene una reale integrazione di grandi parti di popolazioni esterne alla cultura originale, queste portano necessariamente a un cambiamento della struttura sociale e della cultura nella quale loro si sono inserite; pensiamo anche, non soltanto all’aspetto culturale, ma anche all’aspetto puramente morfologico, l’aspetto fisico, con degli incroci sempre maggiori con i matrimoni, quindi un incrocio delle varie caratteristiche genetiche, che portano a modificare piano, piano, quelli che sono i tratti caratteristici fisici, dell’etnia che ha ospitato le persone che venivano da fuori. Quindi, il cambiamento c’è, se questo arriverà in maniera sempre più massiccia, si presenterà il problema di cosa fare, se permettere una loro completa integrazione, quindi anche dal punto di vista politico, pensiamo ai disequilibri, che questo potrebbe portare dal punto di vista politico, se c’è un’integrazione civile, ma non culturale; quindi bisognerà vedere molto attentamente tutto questo; teniamo sempre presente, come abbiamo già detto tante altre volte, che una reale integrazione, vuol dire un abbandono, almeno parziale delle proprie radici, per inserirsi, innestarsi in un nuovo ceppo culturale; a volte questo non avviene e questo crea parecchi problemi; non c’è una soluzione a questo, dal punto di vista macrosociale, bisognerebbe creare quelle premesse di origine, perché ci possa essere uno sviluppo in loco, piuttosto che da altre parti, però questo si sovrappone con tanti altri problemi di carattere politico, di carattere religioso e via dicendo. Le società occidentali democratiche, sono più esposte a questi cambiamenti, perché come radice stessa della democrazia, non c’è un autoritarismo, che può imporre certi schemi, sociali e culturali alle persone. Franco: abbiamo ancora qualche minuto; voglio proporre un’ultima notizia che sta girando proprio in questi giorni, su vari siti e anche su vari giornali; è stato proposto da un sito, che non si capisce neanche da dove viene fatto questo sito, per il girono 23 di giugno, praticamente la giornata del “Boy Love Day”, la giornata dell’orgoglio pedofilo; dopo il famoso partito dell’amore verso i bambini, che abbiamo parlato, nato in Olanda un po’ di tempo fa, nasce anche questa iniziativa. Già molti si stanno schierando contro questa iniziativa; c’è un pericolo, il pericolo di un’iniziativa che è stata denunciata dall’associazione antipedofila Meter, con la proclamazione del Boy Love Day, dice questo articolo, si sta cercando una legittimazione a livello culturale della pedofilia, attraverso il Boy Loving, una forma di amore per i bambini, che vive tra abuso sessuale e attenzioni troppo particolari. Addirittura c’è un’iniziativa, fatta anche da credenti evangelici nella città di Palermo, proprio per il giorno 23, una dimostrazione contro questa iniziativa e per ricordare tutte le vittime della pedofilia. Gianfranco, la possibilità che questa legittimazione possa avvenire, sta aumentando sempre di più, questa spinta verso la legittimazione dei pedofili. Gianfranco: si, è un pericolo che c’è, perché le leggi sono … e non secondo altri criteri. Se noi guardassimo o seguissimo le indicazioni dei pedagogisti, degli psicologi, probabilmente saremo estremamente contrari a tutto quello che è la pedofilia, o anche soltanto, essendo più attenti a quelle che sono le indicazioni dei vari, molti gruppi religiosi. Non dimentichiamo fra tutti, in maniera principale un Italia, il cristianesimo; però, questo è ovviamente, è una tendenza ovviamente possibile, non so quanto probabile in tempi brevi, ma è preoccupante il fatto che ci siano queste iniziative, e che non ci siano di fatto, strumenti per impedirle, questo è qualcosa di preoccupante, d’altra parte, come dicevo prima, la libertà, il concetto della libertà di pensiero, della libertà personale, permette anche queste manifestazioni di pensiero, purché non vadano contro la legge, quindi la violenza e via dicendo. E’ un punto debole, come dicevo, del concetto stesso di democrazia e della libertà di pensiero. Volevo soltanto concludere, dicendo che il 23 giugno, ci sarà anche a Roma, una manifestazione, per la libertà religiosa; quindi, oltre a queste manifestazioni, per la libertà della pedofilia, penso che sia importante mettere importanza nella libertà religiosa, che vuol dire anche libertà di pensiero e di espressione nelle varie forme e non soltanto in quelle più aggressive.


