Psicogeriatria: frontiera 120 anni, problemi attuali e futuri-Gay evangelici: chiese valdesi e metodisti veglia di preghiera contro lomofobia; è possibile essere omosessuali e credenti?
di teenchallenge, 12:40
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
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Franco: questa settimana iniziamo con un argomento un po’ particolare, forse magari nessuno di voi ha sentito neppure questa parola; parleremo di psicogeriatria. Da un articolo che ho trovato su un settimanale, si parla appunto di questo argomento. Tra poco un italiano su 3 sarà over 65. E la frontiera dei 120 anni ormai è a portata di quasi tutti. Oggi il signore della porta accanto compie 75 anni. Arrivato a questo traguardo, dicono le statistiche, davanti a sé ha un’aspettativa di vita di circa un’altra decina d’anni. Come li trascorrerà? Sarà in salute, e felice di viverli fino in fondo? Su queste, e molte simili domande, si sta alimentando – senza clamore o scoperte eclatanti - una delle discipline mediche del futuro: la psicogeriatria. Pochi la conoscono e di sicuro in Italia poco s’è fatto per farla conoscere ai diretti interessati. Ma i numeri della rivoluzione demografica, appena divulgati dall’ISTAT, parlano chiaro: nel 2050 gli italiani over 65 saranno il 37% della popolazione, pari a 264 anziani, per ogni 100 giovani sotto i 14 anni, contro l’attuale rapporto di 138 a 100, e gli over 85 balzeranno dal 2 al 4,7%. Un potere grigio al quale la medicina e l’intera società, dovranno dare un nuovo ruolo e dignità. Gianfranco, vogliamo analizzare questo argomento da parte tua, sia da un punto di vista sociologico, quali le conseguenze, gli aspetti futuri di questa situazione, e anche, dalla tua parte di consulente cristiano. Gianfranco: ma, l’invecchiamento della popolazione porterà senz’altro a un cambiamento della vita sociale, perché i problemi, le esigenze, si spostano, interessando una fascia d’età diversa che nel passato; pensiamo anche soltanto al cambiamento che comporta l’invecchiamento della popolazione, sulle strutture pubbliche; quarant’anni fa bisognava magari costruire delle scuole per poter ospitare i bambini, adesso bisogna trasformare le scuole in case magari di accoglienza per anziani, perché legato alla gestione dell’età anziana, c’è anche la questione medica, di assistenza e via dicendo. Quindi, l’enfasi è cambiata, anche i comuni hanno sempre più a che fare con la gestione delle persone anziane e sempre meno con la gestione dei bambini e degli asili nido. In tutto questo si può inserire anche l’aspetto psicologico, che a volte è stato trascurato, ma che dovrà apprendere senz’altro delle forme diverse; sto pensando anche alla presenza sempre massiccia di persone che stanno invecchiando e che non hanno magari i figli che gli sostengono, che gli aiutano o che rimangono vedovi e questo per molti anni e magari con un aumento dell’incidenza di convivenze e di matrimoni in età avanzata. Ci sono vari aspetti che stanno cambiando, che a volte non vengono visti, se non da chi c’è dentro. Franco: Umberto Senin, presidente dell’Associazione Italiana Psicogeriatria, in questo articolo parla addirittura di un nuovo modello, una nuova figura di persona, che in America è già conosciuta, che addirittura si chiama “woof”, o well-off older folks, i vecchietti in gamba. Quelli che vanno ancora in moto, giocano a football, studiano, viaggiano e consumano, a dispetto dell’età e degli sguardi scettici dei figli. Addirittura le aziende vedono questo come una nuova figura per il marketing appunto delle aziende. Umberto Senin dice che è fondamentale pensare alla vecchiaia molto prima che essa arrivi, e prepararsi. Fin da bambino, l’uomo deve imparare a guardare alla sua vita, in funzione dei 100 anni che, sempre più facilmente, riuscirà a vivere. Se penso, dice Umberto Senin, che fra qualche anno, per legge, lascerò la cattedra universitaria, non posso prendermi in giro, iniziare a pensare soltanto adesso a quello che farò dopo i 72 anni: è tardi. Ho fatto l’errore di impostare tutta la mia vita, i miei comportamenti e le mie scelte in funzione di quello che sono oggi, come se dovessi essere il mio modo di essere per sempre. Non ho mai fatto attività fisica, non ho hobby, nessuno mi ha mai obbligato a pensare che un giorno sarei diventato vecchio. Gianfranco, una nuova figura, come diceva questo Umberto Senin, anche per il marketing e mi viene da pensare anche al fatto, che spesso succede, nella vita soprattutto di un uomo, quando va in pensione, lascia il lavoro, spesso da li iniziano delle problematiche, sia a livello psicologico, e addirittura ho conosciuto persone che sono morte per questo problema; forse c’è da pensare di più a un’età più avanzata, cosa si dovrebbe fare. Gianfranco: questo complica ulteriormente le cose, quando lo sovrapponiamo ad altri aspetti della società. Mentre si sta discutendo dell’età pensionabile, non ci si rende conto che un aumento della vita media, comporta, dal punto di vista economico un aggravio della spesa previdenziale, di un pensionato, quindi nel senso di durata, della sua vita in pensione, poteva essere di dieci, quindici anni, adesso si sta allungando molto di più, a parità di contributi versati. Oltre a questo c’è la tendenza ad andare, adesso c’è discussione a livello legislativo, comunque una parte delle forze politiche tendono a voler scendere, o non voler far salire l’età della pensione, mentre in genere un uomo e una donna adesso, in età di pensione, è molto più attiva di quello che era un suo coetaneo di quarant’anni fa; e questo ha portato ad un aumento, proprio di questi consumi nell’età avanzata, perché se prima, nell’età della pensione, le persone vivevano da vecchietti, in casa con la copertina sulle ginocchia diciamo, adesso quest’età è vista come un periodo di ancora grande attività, nel quale fare cose che prima non si potevano fare; per di più, chi svolge un’attività del tipo intellettuale ed è gratificato da questa attività, fa fatica a ritirarsi dalla vita lavorativa attiva, perché gli sembra che tutta l’esperienza, tutto il bagaglio che ha accumulato, in magari quarant’anni di attività, venga poi buttato via, si sente inutile perchè ha fondato tutta la sua esistenza e la sua identità profonda, su quello che sta facendo e non su altre cose, attività alternative che possono andare oltre, come la citazione che hai fatto, esser così presi dal lavoro, che gratifica, magari da non avere tempo per sviluppare hobby che possano accompagnare nel momento in cui si lascia il lavoro. Quindi c’è questa, tante volte sindrome depressiva, dovuta alla persona che uscendo dal mondo del lavoro, si sente ormai completamente inutile; d’altra parte, il mondo del lavoro, è strutturato in quel modo, perché già persone con quarantacinque, cinquant’anni , non riescono o fanno molta fatica a trovare un lavoro, perché sono ritenute troppo vecchie per lavorare; sono troppo vecchie per lavorare, troppo giovani per andare in pensione, cadono in una crisi, mentre l’aspettativa è molto più lunga di una volta, quindi sono vari fattori, nella nostra società attuale, che sono in controtendenza, mentre dalla parte si va in una direzione di aumentare la vita media, dall’altra parte non ci sono i fondi, non è stato fatto una politica di previdenza, in vista dell’aumento di questa vita media e questo crea anche tensione, ansia nella popolazione anziana, perché si vede sempre più incerto nel suo futuro, che tra le altre cose è sempre più lungo. Franco: come dicevi tu, il problema della depressione è un problema importante, di cui ne parla anche questo articolo, parla anche di una depressione mascherata, anziché manifestarsi con una caduta del tono dell’umore, pianto, tristezza, si esprime spesso con disturbi del corpo, con dolori ovunque, in cui l’anziano poi va magari in giro per ambulatori, prende diversi tipi di farmaci. Da un punto di vista di consulente cristiano, non so se ti è mai capitato di avere dei casi con problematiche di anziani, e se è successo, quali sono stati e come sono stati risolti. Gianfranco: ma non ho mai avuto a che fare molto, con questi tipi di problemi. La via d’uscita, in modo da, non tanto via d’uscita forse, ma il modo in cui forse bisognerebbe affrontarli, è di aiutare le persone che sono cristiane e quindi dovrebbero avere, un interesse forte, al di la del loro lavoro e la loro identità dovrebbe stessere basata, non su quello che facevano, ma su quello che è il loro rapporto con Dio, aiutarla a vedere in che modo possono approfittare del molto tempo che hanno a disposizione adesso, per dedicarsi a cose che non facevano prima e sto pensando a varie iniziative o varie idee, di cui ho sentito negli anni passati, di coinvolgimento di volontari pensionati, quindi già over 50, over 60, in attività missionarie che possono portare avanti autonomamente; sto pensando a visite che possono essere fatte a persone che hanno bisogno, sto pensando a viaggi per incoraggiamento e di sostegno a chiese e a fratelli in zone in cui è difficile accedere normalmente; quindi ci possono essere una serie di attività nei quali coinvolgere queste persone, il difficile, tante volte, è fargli capire che possono avere ancora qualcosa da dare, perché la società, nell’insieme, tende a metterli da parte, ad archiviare la loro vita, perché ormai non più produttivi; in una società nella quale, la produttività è importante, l’essere non produttivi, vuol dire essere un peso. Franco: cambiamo completamente argomento, dal sito della fedevangelica.it, sito della federazione italiana delle chiese evangeliche storiche in Italia, soprattutto valdesi e metodista, ho trovato un articolo di cui si parla di una veglia ecumenica di preghiera, contro l’omofobia. Una veglia ecumenica che è stata tenuta la settimana scorsa, appunto in diverse chiese evangeliche valdesi e metodiste, diverse città, soprattutto Firenze, Milano, Roma, Napoli, ma anche in altre città, e fino a qui nulla di particolare, solo che queste riunioni di preghiera, sono state tenute da gruppi di cristiani omosessuali, di cui parla questo articolo, tra cui la rete evangelica fede e omosessualità, la sigla REFO, di cui c’è anche un sito di questa rete evangelica, in questo sito addirittura ci sono delle foto di nudi maschili. Una riunione di preghiera, Gianfranco, fatta da cristiani evangelici dichiaratamente ancora gay; è possibile una cosa del genere? Non commentiamo tanto la situazione, ma è possibile che delle chiese evangeliche, accettino queste situazioni? Gianfranco: il fatto che sia possibile, è ovvio, nel senso che è successo, quindi questo è di fatto, si vede che di fatto è possibile; quanto sia giustificabile, quello è secondo me si può discutere. Diciamo che, il presupposto di base viene ad essere, proprio il fatto che il comportamento omosessuale, viene ritenuto qualcosa di no peccaminoso e quindi non contrario all’insegnamento biblico; quindi il punto da discutere, può essere al limite quello; purtroppo tante volte viene affrontato in modo molto ideologico, basando molto sul concetto, sul mito dell’amore e della libertà individuale, e non della Bibbia come rivelazione di Dio; più sul concetto che la Bibbia è un buon libro e non sul fatto che è verità assoluta, quindi giocando su questo, le varie correnti di interpretazione dei testi biblici che parlano contro la pratica omosessuale, vengono interpretati in maniera diversa, quindi lo scontro c’è in questi termini. Purtroppo sono molti anni che esistono questi movimenti omosessuali in campo evangelico, in alcune frange, in una frangia del mondo evangelico, in modo particolare la federazione valdo-metodista, ma quello che ho visto è che sono molto orientati dal punto di vista ideologico e sono tutti gruppi che hanno un’aspirazione verso certi movimenti politici; c’è da dire una cosa però, che molto spesso, si tende a rifiutare non soltanto l’omosessualità, mala persona omosessuale e questo crea più complicazioni, perché, se come cristiani siamo tenuti ad accettare, la persona omosessuale, questo non vuol dire che siamo tenuti ad accettare e a giustificare il comportamento omosessuale, come siamo tenuti ad accettare e a non rifiutare la persona peccatrice qualsiasi sia il suo peccato, però a non giustificare il comportamento di forma a quello che è l’insegnamento della Bibbia, con questa confusione si lascia spazio a questi movimenti che si presentano tante volte come un gruppo per far accettare l’omofobia, se per omofobia si intende la fobia delle persone omosessuali, allora sono d’accordo con loro che bisogna che bisogna combatterla, se per omofobia si intende il rifiuto del comportamento omosessuale, allora no, non sono più d’accordo con questo. Franco: forse due domande scaturiscono anche da questo argomento, la prima, forse il fatto che la maggior parte delle chiese, soprattutto evangeliche, forse non sono pronte anche ad accettare una persona, diciamo, che ha questa tendenza e da chiedersi anche, nel futuro c’è questo aumento di questi gruppi cristiani omosessuali, quanta influenza avranno anche in altre chiese che per il momento non accettano questa figura. Gianfranco: senz’altro il problema ci potrà essere, perché come sempre è molto più semplice portare le cose agli estremi, quindi, il fatto di rifiutare un certo comportamento può sembrare più semplice e più sicuro che non incominciare a discuterlo e a rivederlo, quanto questo possa influenzare nel futuro altri movimenti, tutto sommato non lo so, non sono in grado, non ho elementi per fare delle valutazioni di questo tipo, a pelle direi che forse non saranno molto influenzati da questo, però almeno, come cristiano attualmente spero che non ne siano influenzati.
a cura di F.S.


