Educazione dei giovani; Cristo messaggio educativo per oggi-Cosa leggono i nostri giovani? Anche messaggi sessuali nelle riviste per adolescenti.
di teenchallenge, 12:04
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
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Franco: questa settimana parleremo di giovani e in modo particolare di educazione dei giovani. Ho trovato un articolo scritto da Paola Mastrocola, 50 anni, scrittrice e insegnante, che vive a Torino e che ha scritto questo articolo sull’educazione, o meglio, sulla mancanza di educazione dei giovani, e ha tratto anche spunto o meglio è stata toccata lei, in modo particolare, da un libro che parla appunto di educazione dei giovani, scritto da Don Luigi Giussani. Ma vi leggo alcuni passi iniziali di questo articolo, per inquadrare bene questo argomento di oggi. Paola dice così: “A me sembra che noi adulti oggi non siamo più in grado di educare i nostri figli. Abbiamo una sorta di blocco educativo molto grave, che ha portato a una vera e propria emergenza nazionale. Credo che sia in crisi l’idea stessa di educare intesa nel senso di dirigere una persona più giovane a trovare la sua strada. Quel che vedo intorno a me è una massa di giovani non educati, nel senso di non diretti: da nessuno, e in nessuna direzione. L’immagine che ho davanti non è un viaggio, ma un pascolo: mi sembra di vedere giovani che pascolano in un prato, e non giovani con la valigia che prendono treni, navi e aerei o che montano a cavallo “diretti” tra virgolette, da qualche parte. Un pascolo: qualcuno bruca, qualcuno dorme, qualcuno passeggia in tondo. Non so se sia davvero una incapacità di educare la nostra, o non, piuttosto, una precisa volontà di non educare. Forse propenderei per questa seconda ipotesi: non ci piace dirigere nessuno da nessuna parte. Più o meno velatamente pensiamo che educare-dirigere sia un male.” Gianfranco, già questa prima analisi, questa prima affermazione, che dice Paola Mastrocola, di questa difficoltà dei giovani di essere educati o meglio di una mancanza dei genitori o di quasi di una non volontà dei genitori di non educare. Lo riscontri tu questo problema oggi nelle famiglie, nei giovani? Gianfranco: si, mi trovo d’accordo, con quanto hai letto di Mastrocola, perché le stesse osservazioni le posso fare io, dal mio punto di, piccolo punto di osservazione, dal piccolo osservatorio, avendo a che fare con giovani in scuole, campi estivi per adolescenti, gruppi giovanili e via dicendo, e guardando anche un po’ la società nel suo insieme. Quello che sembra di vedere, a sostegno di quanto hai appena letto, è proprio una mancanza di volontà di educare; e come se, per l’innamoramento del concetto di libertà personale e dell’idea che ognuno debba trovare la sua strada, le persone preposte storicamente alla educazione, cioè i genitori e gli altri livelli di educatori, abbiano paura di dire quello che secondo loro è il modo migliore di fare, in base a quello che loro hanno imparato, in base ai loro valori, in base alla loro esperienza, lasciando di fatto i giovani in una sorta di limbo nel quale, non hanno neanche gli strumenti per valutare cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Una mancanza di educazione alla scelta; ricordo che, prendendo una metafora dal punto di vista fisico, per sviluppare un muscolo, è necessario che ci sia uno sforzo da fare, ci sia qualcosa che blocchi il movimento, che ritardi il movimento, in modo da forzare questo movimento, irrobustendo così il muscolo. Nel momento in cui, ai ragazzi non vengono date delle linee, in base alle quali doversi muovere, non vengono dati dei valori, dei concetti di giusto e di sbagliato, sulla base dell’idea che i ragazzi devono scegliere da soli, ognuno deve trovare la sua via, è chiaro che i ragazzi non impareranno mai a fare delle scelte perché non si trovano neanche mai di fronte a dei no, non si trovano di fronte a dei valori comunicati dagli adulti e questo è particolarmente grave nel caso dei genitori. Franco: dopo questa introduzione, l’autrice di questo articolo, si fa alcune domande. Ma perché questa rassegnazione a priori, questa preventiva resa, questo abdicare al regno e lasciare il campo prima ancora che arrivi il nemico? E se il nemico non arrivasse mai? Se ce lo fossimo, per paura, inventato noi? E se anche esistesse, siamo sicuri di non saperlo combattere e vincere? Perché crediamo così poco nel nostro ruolo, nella nostra voce autorevole? Perché crediamo così poco in noi e in quello in cui crediamo? Temiamo in sospeso queste domande, dice l’autrice, e facciamo entrare nel discorso don Giussani e il suo libro. Ho incontrato solo ora nella mia vita, dice e il titolo di questo libro è appunto: Il rischio educativo, e l’autrice dice che è stata colpita molto da questo libro. Mi hanno colpito soprattutto due idee; molto forti, molto sconvolgenti per i tempi in cui viviamo, molto universali: idee, voglio dire, che possono e devono riguardare tutti, cattolici e non, laici e non, direi la comunità degli esseri umani in quanto tali. La prima idea è la centralità che don Giussani attribuisce alla persona: l’educatore è innanzi tutto una persona, ed educare è comunicare se stessi, proporre sé come persona in modo totale, chiaro, leale, coraggioso. Questo significa prima di tutto che per educare bisogna essere una persona: bisogna esserlo diventati pienamente, cioè avere una nostra visione della vita. E’ questa l’illuminazione che mi ha dato il libro di don Giussani: per educare, bisogna avere un’idea molto precisa della vita, una vera e propria visione del mondo. E avere una visione del mondo, dice il libro, vuol dire avere trovato un senso alla vita. Certo, per don Giussani vuol dire aver trovato Cristo. L’autrice è stata colpita proprio da questo libro, perché don Giussani basa il suo discorso di educazione, sull’esempio di Cristo, questo potrebbe essere un punto molto importante anche per noi cristiani, Gianfranco. Gianfranco: si, ricordo il fatto che, per educare, bisogna fornire dei valori, dei punti di riferimento che, l’educatore ritiene importanti e nei quali ovviamente crede; quindi ci son bisogno di valori forti, e per quello che tante volte troviamo in culture, che a volte possono sembrare anche molto più assolute o rigide, delle persone che credono di più in quello che stanno facendo, sono lasciati meno allo sbando, sono formati, sono indirizzati, in una certa direzione; il cristianesimo potrebbe essere una di queste, se vissuto nel modo corretto; il fatto di avere un riferimento di giusto e di sbagliato al quale riferirsi ed a comunicare agli altri. Senz’altro come cristiani un riferimento a Cristo è fondamentale, dovrebbe essere fondamentale in ogni famiglia cristiana e in base a quello poter indirizzare, dire ai ragazzi, non quando sarai grande sceglierai come credi, ma guarda che questo e giusto e questo è sbagliato. Purtroppo questo viene a mancare perché spesso gli adulti stessi non credono in quello che stanno dicendo; lo hanno ereditato forse, lo hanno messo in discussione, forse non ci hanno mai pensato ed è per quello che non riescono a comunicarlo agli altri. Ritengo che come cristiani abbiamo dei punti di riferimento molto forti e che potrebbero essere comunicati, soltanto che attualmente non viene considerato di moda farlo, basta vedere come vengono contestati i riferimenti cristiani a varie cose, mentre vengono accettati quelli ad altre religioni di provenienza non europea; quindi, c’è questo paradosso nella società attuale; un riferimento a Cristo, come cristiani è senz’altro un punto di partenza estremamente forte, e importante. Franco: interessante anche, come poi l’autrice, mette sul piano credenti e non credenti, puntando invece sul discorso di Cristo come messaggio educativo, e dice: ma chi non ha assolto la proposta di Cristo, chi è ateo o laico o, come si dice oggi con ridicola espressione, “diversamente credente”, ha una difficoltà in più. Anzi, ha due difficoltà in più, secondo me. La prima è implicita nella concezione stessa della vita: il laico crede nella vita come sperimentazione continua, apertura al possibile illimitato e incontro con il caso, di modo che vince la contingenza, non la necessità. Seconda difficoltà: manca una proposta di senso che sia totale com’è quella di Cristo. Nessun messaggio laico sembra oggi possedere i requisiti per proporsi come principio educativo unitario e totale. Interessante come, questa autrice vede, proprio in Cristo questo messaggio educativo e vorrei rivolgere a noi cristiani anche, questa visione e questa responsabilità che abbiamo anche di trasmettere Cristo come messaggio educativo anche per chi non è credente eventualmente. Gianfranco: si, è importante quello che è il nostro concetto di Dio, quindi, come cristiani, questo contempla anche il rapporto con Cristo, perché, se crediamo nell’esistenza del Dio biblico, nei termini in cui la Bibbia ce lo rivela, ovviamente la vita ha un senso, ovviamente la vita ha uno scopo, la vita ha un orientamento e il Creatore è la Persona che ha dato la vita e ci spiega, ci dice in che direzione sta andando. Escludendo questo, come riferimento fondante dalla vita e se consideriamo la vita come prodotto del caso, come un semplice, chiamiamolo scherzo del caos primordiale, la vita di se stessa non ha nessun senso, non si può trarre senso dal caos, quindi, è anche inutile andare a cercare un senso profondo in qualcosa che è caotico, possiamo solamente andare a cercare quelli che sono delle piccole soddisfazioni contingenti, ma senza nessuna progettualità. Con un riferimento a Cristo, con un presente e un futuro che sono diversi e consequenziali, possiamo proiettarci nella ricerca di un valore e nel permeare quali sono le cose fondamentali; purtroppo, nella nostra società, l’aspetto spirituale è lasciato estremamente da parte, si cerca di educare i ragazzi e fargli capire l’importanza magari del lavoro o l’importanza dello studio o l’importanza di altre cose, però, per quanto riguarda la vita spirituale, questo viene lasciato molto da parte, con l’idea e anche esplicita, tante volte quando viene detta; io non gli insegno quello che deve credere, quando sarà grande ci penserà lui. Questo esprime ovviamente una cosa molto importante, anche fra persone che si dicono credenti; esprime il fatto che per noi non è così importante, se noi su questi argomenti non li lasciamo così liberi, ma cerchiamo di influenzarli per non dire parolacce, piuttosto che non fumare, piuttosto che studiare, piuttosto che fare una carriera piuttosto che un’altra e sulla questione spirituale tacciamo, vuol dire che per noi non è così importante. I ragazzi questo ovviamente lo imparano, imparano che non è importante, quando saranno grandi è chiaro che non saranno stimolati o influenzati in questo. Questa è una tragedia tra chi si dice cristiano, però non vuole esercitare un influenza cristiana sulle persone con le quali ha a che fare; è un controsenso e un paradosso enorme che sta portando a confusione anche dal punto di vista spirituale. Franco: e direi anche un grosso richiamo anche a noi cristiani, visto che una scrittrice, che possiamo non considerare cristiana nel senso biblico, ha notato queste cose, questi valori in Cristo, anche un’occasione per noi, per rivedere che Cristo ha un valore anche nel senso educativo, soprattutto per i giovani. Gianfranco: senz’altro, perché si propone come un riferimento, un riferimento che da dei valori, che da dei punti fermi, che dice che cosa è giusto e cos’è sbagliato, che non ha paura di andare contro al potere quando questo è necessario, una persona che rispetta il concetto del potere e le autorità, che non è contestatrice di per se stesso, ma che è capace di contestare quando le cose non sono corrette; che è capace non soltanto di contestare e dire che le cose non vanno bene, ma anche una proposta positiva per dire, non fate una cosa ma fatene un’altra. Mi viene solamente adesso in mente qualche piccolo riferimento ai testi biblici: chi rubava non rubi più, ma non si ferma li, da anche la proposta alternativa, però lavori, si dia da fare per non aver bisogno di rubare. Oppure non dite parolacce, non parlate in un modo sbagliato, ma al contrario cercate di parlare in modo da arrecare, da portare del bene alle persone intorno a voi; quindi c’è una proposta di eliminazione di comportamenti sbagliati, con l’introduzione di alternative corrette, non è semplicemente un, non devi fare, ma al posto di fare così fai cosà. Franco: rimanendo su questo discorso dell’educazione giovanile, e soprattutto anche della mancanza a volte di educazione o di conoscenza anche di quello che fanno i giovani, in un altro articolo invece ho trovato un articolo che parla di che cosa leggono gli adolescenti, che cosa leggono i giovani e un padre si è meravigliato, perché ha trovato una rivista un po’ particolare a casa sua riguardo a sua figlia. L’articolo dice così: la rivista in questione è, si fa per dire, femminile: anzi, riservata a una precisa fascia d’età, quella dell’adolescente che ti trovi in casa. Più o meno modellata secondo i canoni, a suo modo anche eccentrica e dissidente. Una quindicina di giorni prima della fatidica scadenza d’uscita, mia figlia mi dice di andare a comprare in edicola questa rivista. I nomi delle testate variano ma non nella lingua, sono tutti in inglese e non si capisce poi perché, visto che non sono sussidi didattici per l’ora di lingua. La rivista in questione è sgargiante, illustrata, ha toni entusiastici: un punto esclamativo alla vita. Apri a caso, segui le righe e figure e arrivi ben presto a una frase del tipo: mi bacia il seno e inizia a scendere sempre di più in basso. Non aspetto altro che di essere penetrata: allora lui si toglie il costume e in poco tempo ci troviamo avvinghiati e ansimanti. Chiudi con uno scatto incredulo, controlli che la copertina non sia contraffatta e sotto non si annidi un mensile per soli uomini sapientemente camuffato, macchè è proprio lei, la rivista per adolescenti che tua figlia reclama ogni mese, dove fra rubriche e servizi di moda e gossip, consigli per gli acquisti, c’è questo e altro. Se ne è occupata di recente l’Eurispes, nell’ambito del IV Rapporto sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, presentato alla Camera assieme a Telefono Azzurro, appunto questo rapporto. Ne emerge un quadro sconfortante,. Dove il sesso è affrontato con una crudezza mascherata da propositi didascalici e descrizioni triviali persino per manuali di anatomia. Anche il resto è molto diverso da quel che vorremmo leggessero le nostre adolescenti, e piace poco pensare che diventino come quelle ragazze di copertina. Che età difficile, per noi e per loro. Ma mi chiedo, forse anche da controllare che cosa leggono, questo dimostra una mancanza anche di educazione dei genitori? Gianfranco: ma, il controllo su quelli che sono le fonti di informazioni dei ragazzi, è sempre necessario, difficile senz’altro da fare, anche perché spesso i genitori non possono mettersi a leggere tutto quello che passa per le mani dei ragazzi. Senz’altro la sessualità sta prendendo un ruolo molto più forte che nel passato, o perlomeno, non più forte del passato, un ruolo molto più aperto ed esplicito che nel passato, proprio perché viene, è stato un po’ sdoganata dicendo che, non c’è niente di male, staccando l’aspetto morale, dall’aspetto fisiologico, si ritiene che tutto quello che porta piacere, sia corretto; d’altra parte questo è quello che viene vissuto a tanti livelli, se ti fa piacere fallo, se da delle belle sensazioni, vuol dire che non c’è niente di sbagliato, passando questo messaggio, che vuol dire, togliere qualsiasi riferimento morale, etico al comportamento e giudicandolo solamente in base alle sensazioni, il sesso, la sessualità, nelle sue varie espressioni, viene ad essere qualcosa di buono e accettabile, per di più, ricordiamo che nel nostro linguaggio spesso, la sessualità viene equiparata all’amore; a volte si usano in maniera quasi scambievoli i due termini, fare l’amore, fare sesso, vengono usati in maniera scambievole; questo porta all’idea che il sesso, il piacere, corrisponde all’amore; ovviamente questo crea confusione negli adolescenti e tutto quello che porta a qualche sensazioni di piacere viene accettato, per di più passa in mezzo ad altre riviste, ad altri canali, insieme ad altro materiale, quindi si nasconde molto bene e essendo diffuso in quei canali, viene accettato molto di più, che non, se gli stessi messaggi fossero relegati solamente a riviste, per esempio pornografiche o di quel tipo.
A cura di F.S.


