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Mercoledì, 29. Agosto 2007

Aborto: chiesa cattolica contro Amnesty International per richieste ai paesi contro; Milano, aborto selettivo, ucciso il bimbo sano

di teenchallenge, 12:05
 
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
 
Franco: questa settimana, toccheremo, useremo tutto questo spazio, per toccare un argomento un po’ particolare. Praticamente è successo qualche giorno fa, una settimana fa, che Amnesty International, che voi tutti conoscete, che difende situazioni in alcuni paesi dove c’è la mancata libertà, per alcune cose, praticamente ha chiesto ad alcuni stati, di modificare, di abrogare certe leggi, che sono contrarie all’aborto, per difendere le donne che abortiscono, soprattutto in casi di violenza sessuale. Ma cosa è successo? Visto che alcuni rami della chiesa cattolica, collaborano molto con Amnesty International, hanno visto in questa decisione, in questa richiesta di Amnesty International, una scelta proprio a favore dell’aborto. Praticamente c’è stata questa reazione e parecchie persone della chiesa cattolica, si sono ritirate da questa collaborazione. Vi leggo alcuni punti, da un articolo dell’Avvenire, per farvi capire questa reazione della chiesa cattolica. Questo articolo dice così:”E’ cosa fatta. Amnesty International ha scelto, dopo molte discussioni, di “difendere l’accesso delle donne all’aborto”, e di lavorare perché “siano rispettati i diritti sessuali e riproduttivi”. Da tempo diciamo che i cosiddetti diritti riproduttivi, così some sono formulati nei documenti delle organizzazioni internazionali, sono a senso unico: servono solo a non riprodursi, e mai ad aiutare le donne ad avere figli. L’aborto non si può considerare un diritto, anche le femministe lo sanno e lo dicono: è una tragica realtà, che dovremmo sforzarci di arginare, per tentare di ridurre i 46 milioni di aborti che anno si praticano nel mondo. Ma all’ONU interessa assai di più bloccare la crescita demografica nei paesi terzi, che garantire davvero i diritti alle donne. La verità,” dice questo articolo, “è che l’aborto è un elemento essenziale delle politiche di controllo demografico, insieme alla sterilizzazione.” Gianfranco, poi vedremo i punti proprio di Amnesty International, un primo commento su questa presa di posizione della chiesa cattolica e su questo fenomeno, già la cifra fa rizzare i capelli, 46 milioni di aborti all’anno. Gianfranco: si, parlare di aborti, dovremmo stare sempre attenti, come tante volte dico, a inquadrare le cose anche nel contesto culturale nel quale nascono. E’ vero, noi vediamo l’aborto nella nostra cultura, con una certa ottica, l’ottica di un aborto che viene operato per, molto spesso egoismo, nel senso che non si vuol accollare le responsabilità di un altro figlio, o cose di questo genere. In altre culture, in altre situazioni, nel terzo mondo ecc., è vero, l’aborto viene utilizzato molto per diminuire la natalità che è un grosso problema, questa natalità incontrollata che avviene; d’altra parte, in nazioni nelle quali la natalità era molto alta e si sta cercando di limitarla, come ad esempio la Cina, gli aborti e altre cose, vengono praticati in maniera sistematica per legge, perché non si vuole che la popolazione aumenti. Quindi, dobbiamo tener presente questi aspetti, oltre all’aspetto, se vogliamo, morale. Una tragica realtà, dicevi, leggevi, per le femministe, sono contento, questa qui è una mia valutazione personale, che si arrivi a questo, perché non dimentichiamo che, 30 e rotti anni fa, l’aborto, veniva considerato un diritto della donna, e non una tragica realtà o una tragica necessità. Quindi, le cose ovviamente sono cambiate, probabilmente nella percezione; ovviamente l’aborto molto semplice da utilizzare per una prevenzione delle gravidanze, perché si agisce su un fatto che è già successo, quindi no c’è una prevenzione della gravidanza, ma c’è un’interruzione della gravidanza, quindi c’è una diminuzione in ogni caso delle nascite. Intervenire con una prevenzione del concepimento, in molte culture è estremamente difficile, quindi, pur capendo la preoccupazione per limitare le nascite, utilizzare l’aborto per diminuirle, mi sembra molto pesante, però dobbiamo anche tener presente, che quando i bambini dopo che nascono e poi crescono in situazioni di disagio estremo, muoiono di fame qualche mese dopo, o vengono sfruttati in situazioni che non possiamo neanche immaginarci, a volte mi chiedo quale sia l’immoralità maggiore, e con questo no voglio dare, dire che l’aborto può essere giusto, è una denuncia in più che faccio, stiamo attenti a non vedere il male solamente nell’aborto, vediamo il male anche nelle situazioni terribili devono affrontare dopo che sono nati. Franco: vediamo ora i punti di quello che ha chiesto agli stati Amnesty International, soprattutto i punti in cui poi c’è stata questa reazione; praticamente cosa dicono: Amnesty International chiede di modificare o abrogare le leggi per effetto delle quali le donne possono essere sottoposte a imprigionamento o ad altre sanzioni penali per aver abortito o cercato di abortire; garantire l’accesso a servizi legali e sicuri di aborto a ogni donna la cui gravidanza sia dovuta a una violenza sessuale o a incesto o la cui gravidanza presenti un rischio per la sua vita o per la sua salute. A questo fa sponda, un articolo invece a favore di questa decisione di Amnesty International, apparso sulla Stampa, che dice: “Ma, abortire dopo lo stupro, non è omicidio, non si tratta di donne rimaste incinta per caso o per disattenzione o per un fallimento contraccettivo, e neppure di donne che nella loro libera valutazione delle proprie circostanze, ritengono di non potersi fare carico di un figlio e neppure vogliono portare una gravidanza, solo per poi abbandonare il bambino alla nascita; si tratta di donne il cui corpo, sensibilità, dignità, libertà, il cui diritto umano e la propria integrità personale è stato gravemente violato, chiedere a loro di portare a termine la gravidanza in nome del diritto alla vita dell’embrione e del feto, significa chiedere loro di accettare di farsi strumento della volontà e della violenza altrui, una seconda volta”, La domanda però, che scaturisce da questa richiesta di Amnesty International, perché un’associazione che difende i diritti umani, in realtà in questo caso ha difeso solo i diritti dell’adulto, ma non ha accennato minimamente ai diritti piuttosto del possibile neonato. Gianfranco: è la grande discussione sull’etica dell’aborto, che c’è in gioco in  questo; in quale situazione e con tutte le contraddizioni di questo. In quale situazioni l’embrione acquista dei diritti? Le contraddizioni sono molto semplici; l’aborto è consentito però non è consentito la distruzione degli embrioni congelati, un paradosso, che vuol dire che un embrione non impiantato ha dei diritti, un embrione impiantato non ha diritti. Quindi c’è una contraddizione in se stessi. Il fatto anche di dire: si all’accesso all’aborto in caso di stupro, violenza e incesto, quello non ha a che vedere con il concetto della vita per cui un embrione, frutto di uno stupro, ha meno diritti di un embrione voluto come scelta; l’embrione in se stesso non ha colpe per la sua esistenza. Qui subentra un aspetto molto più morale, nel senso che una soppressine di un embrione, che è nato in quella, in un contesto che noi riteniamo di immorale o sbagliato, ci da meno fastidio, è come dire, uccidiamo una persona che non è degna di vivere perché è un pluri omicida, ci da meno fastidio, ci turba meno, che non uccidere una persona che non ha commesso nessun reato particolare; non c’è in gioco la dignità della la vita, ma c’è in gioco la qualità, c’è in gioco l’aspetto mirale, che noi attribuiamo all’embrione in questo modo. Quindi, ci sono vari aspetti di etica, alle spalle, che non dobbiamo sottovalutare, che non neanche semplici da affrontare, perché è vero dal punto di vista emotivo, l’idea che una ragazza, una donna, abortisca dopo uno stupro non ci turba, il fatto che abortisca una scelta consapevole sessuale, di rapporto sessuale, quello ci da molto più fastidio; è in gioco la moralità, è in gioco il concetto, il valore che diamo all’embrione in se stesso, ed è per quello che le scelte non sono semplici, ci troviamo di fronte a un dilemma di non facile soluzione. Franco: se in questo stati in cui non c’è una legge sull’aborto, Amnesty International fa queste richieste, in Italia, in cui c’è già da diversi anni la legge 194, pochi giorni fa è successo invece un caso che ha fatto reagire, soprattutto la classe politica, ha fatto richiedere proprio di ridiscutere questa legge 194; cosa è successo? A Milano c’è stato, come dice il Corriere della Sera, un caso di aborto selettivo; praticamente una donna incinta gemellare, praticamente aveva in questi due gemelli, un bambino che era down e ha chiesto di selezionare, praticamente di uccidere questo bambino malato, per salvare quello sano. Però purtroppo, c’è stato un errore ed è stato ucciso il bambino sano e si parla appunto di aborto selettivo. Vi leggo alcuni passi di questo articolo: “Una fatalità, il vertice dell’ospedale San Paolo di Milano, escludono responsabilità mediche, nel caso dell’aborto selettivo della donna incinta di due gemelle, finito con la morte del feto sano, invece di quello malato. Ma la notizia dell’errore di interruzione di gravidanza plurima, scatena la rivolta del mondo cattolico; sotto accusa la legge 194 del ’78. L’aborto eugenetico, apparentemente non è consentito, ma oramai viene accettata l’idea che ci possano essere discriminazioni tra essere umani, denuncia Carlo Casini, presidente del movimento per la vita. La selezione embrionale, aggiunge ingiustizia a ingiustizia. E interessante anche la reazione di monsignor Cozzoli, docente di teologia morale, all’università Lateranense di Roma; parla di approccio utilitaristico alla vita; il caso è inquietante, non tanto  per lo sbaglio compiuto, quanto per la mentalità e la prassi eugenetica che esso mette a nudo, è sbagliato voler sopprimere mediante selezione, vite che non rispondono alle attese.” Mentalità e prassi; stiamo arrivando ad accettare come normale anche questo, chiamiamolo proprio, selezione dei feti, Gianfranco. Gianfranco:questo è l’altro grande discorso sulla qualità della vita e sul valore della vita. Se la vita ha valore solamente in base a dei criteri, delle categorie, che possono essere di relazione, di perfezione fisica, mentale, psicologica o quant’altro. Se ne discute da decenni, non si è ancora arrivato di fatto a niente, perché il concetto è troppo grosso, il valore alle spalle sono troppo grossi, se noi guardiamo solo dal punto di vista puramente meccanico, biologico, potremmo dire, l’uomo, la donna hanno certe caratteristiche, tutto quello che non risponde a quelle caratteristiche, non è degno di vivere. E’ una forma di eutanasia, nel senso che, si sopprime un essere, che riteniamo avrà una vita, che secondo noi non sarà all’altezza, vissuta in un modo soddisfacente. E’ complicato; senz’altro attualmente l’orientamento della società è sempre verso la qualità della vita, si parla sempre più spesso di qualità della vita, non di vita in se stessa e in quest’ottica è comprensibile, anche se non, a parer mio giustificabile, il ricorso a tutte quelle tecniche che possono migliorarne la qualità e quindi a non ritenere degna di essere vissuta una vita che non rispetta quelle qualità. Già ne abbiamo potuto parlare nei mesi scorsi, negli anni scorsi, con il caso Welby, per esempio, cosa rende una vita degna di essere vissuta; dall’aspetto mentale all’aspetto fisico, all’aspetto sentimentale e quant’altro. Ed è un problema che salta sempre fuori quando poi si parla di trapianti di organi, che non possono essere effettuati, quegli organi il cui trapianto non può essere effettuato da cadavere, ma da persona il cui corpo è ancora vivente, come il cuore, quindi siamo sempre lì, il problema fondamentale, viene ad essere: che cosa intendiamo noi per vita e che cos’è che gli da valore. Franco: come dicevo prima, diverse le reazioni della classe politica, perché qualcuno ha chiesto di ridiscutere la legge 194; il ministro della Salute Livia Turco, dice, parlando del caso di Milano, un errore gravissimo, ma la legge funziona. Mentre, reazioni trasversali da tutte e due le parti; mentre Paola Binetti, che abbiamo già sentito diverse volte, nelle nostre trasmissioni, cattolica, senatrice della Margherita e componente del comitato nazionale di bioetica, dice invece che: io penso che la vita valga sempre la pena, certo la legge lo consente, ma io sono profondamente contraria a ogni tipo di interruzione di gravidanza. E’ grave la non accettazione di un bambino con sindrome di Down. Ma vorrei spendere questi ultimi minuti, Gianfranco, con una domanda che spesso ti faccio. Dalle parole invece di un ginecologo, promotore in Italia della pillola RU, la pillola del giorno dopo, Silvio Vitale che dice: qui forse c’è un po’ di ipocrisia, perché tutti i tipi di donne, tutte le classi sociali di donne, anche se credenti, diciamo noi cattoliche, ance se credenti, tutte chiedono in realtà l’aborto; la domanda è questa: noi come credenti, in situazioni del genere, di abuso sessuale o di scelta di tenere un bambino malato o no, quale potrebbe essere e soprattutto anche che aiuto potremmo dare a donne che hanno problemi di questo genere, di scelta di un bambino. Gianfranco: domanda molto difficile e complicata, perché entra in gioco molto l’aspetto del proprio rapporto con Dio; come noi consideriamo quello che ci sta succedendo, in un momento in sta permettendo questo è perché c’è un senso in qualche modo a tutto questo, perché la vita, l’importanza della vita non è solamente quella terrena, ma c’è una vita anche futura, c’è una vita eterna, che va al di là delle limitazioni, che il nostro corpo può avere; dal punto di vista fisico, dal punto di vista mentale. Sono scelte molto difficili, io non me la sento di dare dei consigli a donne che si trovano in questa situazione. A me è capitato di aver a che fare con donne che aspettavano dei bambini, che durante la gravidanza hanno scoperto avere dei problemi fisici o mentali e qualcuna di loro ha scelto, con molta sofferenza di accettare il bambino, di poi curarlo come se fosse stato speciale, particolare di Dio, dicendo: Tu te ne puoi prendere cura e lo affido a Te, perché è qualcosa di particolare, un bambino che avrà bisogno di cure speciali, che penso che Ti gliele possa dare, quindi l’hanno vista e l’hanno recepita in un rapporto con Dio in quel modo; altre persone che hanno scelto invece di procedere ad un aborto, con tutte le sofferenze, i sensi di colpa che questa portava; è una scelta molto personale che i genitori che devono fare e su questo vorrei mettere anche un altro accento, ricordiamo che l’aborto non è un problema femminile, anche se di fatto, concretamente viene gestito dalla donna, perché la donna non rimane incinta da sola, il figlio che porta nel suo utero, non è figlio suo, è figlio di una coppia, di due persone, di un uomo e di una donna, purtroppo in maniera irresponsabile, gli uomini tendono a scaricare questo problema solo sulla donna, ma penso che dovremmo rivalutare il ruolo maschile anche in tutto questo, della responsabilità che l’’uomo deve assumersi in una scelta abortiva o meno, perché se no, ritorniamo ai discorsi degli anni ’70, il corpo è mio e lo gestisco io; non è così, è vero, il corpo è della donna, ma quello che porta dentro, non è solamente della donna, può avere una vita sua, ma è anche frutto di un uomo, quindi la cosa deve essere vista insieme, in un rapporto, se vogliamo che ci sia un rapporto alla pari, si parla tanto di parità fra uomo e donna, penso dovremmo rivalutare il ruolo dell’uomo anche nell’aborto. Franco: da quello che dici tu forse, mi scaturisce un’altra domanda, forse c’è da chiedersi anche come credenti e come chiese, quanto siamo disposti e quanto siamo preparati ad aiutare donne e coppie, famiglie che magari hanno questo problema. Gianfranco: penso abbastanza poco, perché, nel senso che si tende molto spesso, molto frequentemente a super semplificare l’argomento, molto complesso come abbiamo potuto accennare, dicendo no punto, oppure questo è sbagliato punto, vedere tanti altri aspetti di coinvolgimenti, di ripercussioni che certe scelte, in un modo o nell’altro possono avere. Un’attenzione maggiore, un maggior ascolto potrebbe aiutarci a fare scelte, che magari non saranno sempre uguali, perché potranno tener conto delle singole esigenze, però in questo modo ci prenderemo cura della persona e non difenderemo semplicemente un principio fine a se stesso.
                                                                          A cura di F.S.