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Mercoledì, 05. Settembre 2007

Famiglia italiana; analisi ISTAT: meno matrimoni, più convivenze, più seconde nozze, più separazioni e divorzi…

di teenchallenge, 12:05
 
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
 
Franco: questa settimana vogliamo parlare di famiglia, vogliamo utilizzare i dati che sono usciti qualche tempo fa da parte dell’ISTAT, che puntualizzano un po’ la situazione in Italia, con i numeri riguarda alla famiglia; vogliamo analizzare alcuni di questi dati, commentarli e vedere la situazione e soprattutto eventualmente dove sta andando la famiglia italiana. Il primo dato che riscontriamo è il numero di matrimoni, nel 2005, l’ultimo dato, sono poco più di 250 mila; i dati che iniziano dal 1950, in cui erano circa 330 mila, con picchi intorno al 1963 e ’72, di oltre 400, 420 mila matrimoni. Dal 1975 invece si è incominciato inesorabilmente a scendere in modo costante. Questo fenomeno, l’analisi dell’ISTAT dice, va interpretato nel quadro più generale delle trasformazioni dei comportamenti famigliari, sono infatti sempre più numerose le coppie che scelgono di formare una famiglia al di fuori del vincolo del matrimonio. Uno dei tratti più evidenti del mutamento in atto nell’istituzione matrimoniale è senz’altro il notevole e rapido aumento dei matrimoni celebrati con rito civile; i dati più recenti, mostrano che un matrimonio si 3 è celebrato davanti al sindaco, il 34,2% di tutti i matrimoni, solo 10 anni fa, l’incidenza dei matrimoni civili non arrivava invece al 20%; il restante 67,6% è costituito dai matrimoni religiosi. Anche in questo caso il dato medio nazionale nasconde profonde differenze territoriali, in effetti sono celebrati con il solo rito civile, oltre il 43% dei matrimoni al nord, il 35% di quelli al centro e il sud arriva solo al 18%. Gianfranco, cominciamo ad analizzare questo dato, il calo, prima di tutto, dei matrimoni in Italia dal 1975 in poi. Gianfranco: dei dati abbastanza comprensibili, se pensiamo che dagli anni ’70 sono iniziate in maniera massiccia le convivenze. Prima se ne parlava molto poco, ma con una rivoluzione dei costumi, quella che è stata chiamata anche la rivoluzione sessuale, la liberalizzazione della donna, il movimento di liberazione della donna, e via dicendo, ci si è orientati sempre di più a sistemi famigliari nei quali si rifiutava un legame istituzionale come quello sancito dal matrimonio; quindi sono diminuiti i matrimoni chiamati convenzionali, tanto è vero che proprio negli ultimi anni, quindi a 30 anni di differenza, di distanza grossomodo, si incomincia a vedere la necessità di regolamentare proprio queste unioni alternative che si sono sviluppate da quelli anni in poi. E’ interessante in questo vedere la sovrapposizione, l’accostamento dei dati, riguardo ai matrimoni civili e religiosi, nel senso che il matrimonio è stato visto sempre meno come un rapporto basato su qualcosa di spirituale, quindi legato alla chiesa, legato al proprio rapporto con Dio e quindi celebrato in chiesa e sempre di più staccato, sempre più visto come un contratto civile di convivenza; ovviamente la differenza tra nord e sud è dovuta molto ad aspetti tradizionali, che sono più radicati nel sud Italia che non nel nord. Quindi, questi dati sono abbastanza comprensibili se guardiamo come è cambiata la società in questi anni, quindi è, dati che possono sorprendere per certi aspetti nei loro numeri, salta fuori molto l’80% dei matrimoni in chiesa al sud contro circa il 50% al nord; purtroppo dobbiamo ricordare che molti matrimoni in chiesa vengono fatti anche per questioni, purtroppo più coreografiche e d’immagine, che non per una convinzione dell’impegno che ci si assume sposandosi in chiesa, piuttosto che davanti ad un ufficiale di stato civile. Franco: un altro dato interessante, è quello dell’età di chi arriva al matrimonio. Attualmente gli sposi alle prime nozze, l’uomo, praticamente ha un età media che è intorno ai 32 anni, mentre le donne hanno circa un’età media di 30 anni. In generale, in totale, sono 4 in più, rispetto all’età che avevano in media i loro genitori al primo matrimonio. Questi 4 anni di posticipazione dono dovuti, dice l’analisi dell’ISTAT, in molti casi al completamento degli studi o alla ricerca di un lavoro, oppure al desiderio di trascorrere un periodo, godendo di tutti i vantaggi economici, organizzativi e talvolta anche emotivi, di una permanenza lunga nella famiglia di origine. Dallo scorso decennio, la tendenza a rinviare le prime nozze, si è ulteriormente accentuata. All’inizi degli anni ’90, per esempio, la maggioranza degli 35enni, era già sposata, solo il 17% era ancora celibe o nubile. Oggi questa percentuale è salita al 30%, la tendenza alla diminuzione dei matrimoni e alla posticipazione delle nozze è diffusa in tutto il paese, anche se il fenomeno presenta anche qui importanti differenze territoriali. Ci si sposa di più al sud e nelle isole, rispettivamente 4,9 e 4,6 matrimoni ogni mille abitanti, che al nord, il 3,8 per mille abitanti. Le regioni dove si registra il massimo e il minimo dei matrimoni, sono rispettivamente la Campania 5,3 nozze per mille abitanti e l’Emilia Romagna il punto più basso 3,5. Età sempre più avanzata che porta principalmente, penso io, a due conseguenze: il problema di un matrimonio in età avanzata può creare problemi ai figli che nascono in questo matrimonio e poi il restare troppo tempo in casa con i genitori, può portare si aspetti positivi ma anche negativi, Gianfranco. Gianfranco: si, l’età media è sempre più alta è sotto gli occhi di tutti; studio, lavoro, senz’altro, perché se trent’anni fa, per esempio, il titolo di studio medio, poteva essere un diploma di scuola superiore, era già ritenuto una buona educazione, un buon livello di istruzione, quindi si poteva entrare nel mondo del lavoro verso i 21, 22 anni, considerando che allora c’era anche la disponibilità verso il servizio militare, che portava via almeno un anno agli uomini, adesso con le lauree, si tende a spostare l’età media in cui si finiscono gli studi di 4, 5 anni, quindi si arriva sui 24, 25 anni, a questo aggiungiamo quei 2, 3, 4 anni, che possono servire per trovare un lavoro stabile, sempre più difficile o più difficile adesso che allora, per poter avere quella minima base di sicurezza per potersi sposare, arriviamo facilmente sui 30 anni, che è l’età che salta fuori da dati. Vorrei introdurre un altro elemento, in questo che, ovviamente sfugge alle indagini di questo tipo, che a volte ci sono dei matrimoni, si arriva ai matrimoni in età più avanzata, perché questa decisione, viene preceduta da anni di convivenza, quindi c’è già stato magari un distacco dalla famiglia, c’è già stato una costituzione di nuovo nucleo famigliare, ma siccome non è basato sul matrimonio, ma è basato su una libera scelta di convivenza non registrata all’anagrafe, questo dato scompare perché i dati vengono preso ovviamente dalle anagrafi dei comuni, quindi teniamo presente che c’è anche questo aspetto da considerare, quelli che negli anni ’70 venivano chiamati matrimoni di prova, cioè ci convive per un certo periodo, quando si verifica che stiamo bene insieme, allora decidiamo di sposarci, siccome questo è presente nella nostra società, sono parecchie le coppie che decidono di sposarsi dopo la convivenza, ovviamente fa spostare il dato matrimonio, di qualche anno, rispetto all’effettivo inizio di un nuovo nucleo famigliare. Per quanto riguarda i figli che nascono sempre più tardi, questo porta a una grande differenza di età, tra genitori e bambini, con a volte dei grossi problemi, dovuti al fatto che si tende sempre più al figlio unico o al figlio che siccome siamo già in età un po’ più avanzata, sarà un po’ più viziato di un figlio che poteva essere arrivato a 25, 27 anni e i nonni a essere sempre più vecchi in questa situazione, nonni che oltre a questo, tenderanno per la struttura attuale con la coppia che lavora, a fare sempre di più da coppia di accadimento dei bambini, il problema che se la tendenza è questa, i bambini se li cresceranno i nonni, perché l’età media tende ad aumentare quindi, i nonii saranno sempre meno nonni rispetto ad una volta. Franco: un’abitudine anche, che c’è da dire, che i figli che vedono i genitori sposarsi in età avanzata, anche per le motivazioni che sono state date, probabilmente anche un’abitudine che entrerà poi nella società e questo numero aumenterà sempre di più. Gianfranco: il fatto di assistere, al matrimonio dei propri genitori, ovviamente da l’idea che non è così anomalo avere dei figli prima di sposarsi, quindi, piano, piano, può entrare a far parte della percezione, della percezione della normalità nella vita sociale, quindi senz’altro potrebbe essere una tendenza che si potrebbe consolidare nei prossimi anni. Franco: un altro dato che riscontriamo da questa analisi, è l’aumento di matrimoni con stranieri; i dati dicono che l’uomo, lo sposo italiano e la sposa straniera, in Itali la media si va sul 7%, con un picco che porta il Friuli Venezia-Giulia in testa col 10,9 e la Puglia ultima col 2,3; un picco con un numero di oltre 8000 donne che provengono soprattutto dalla parte dell’Europa centro. Orientale, quasi il 50%. Per quanto invece riguarda invece le donne con sposo straniero, il dato praticamente scende a quasi la metà, si va dal Trentino il 3,2, allo 0,4 di Molise e Basilicata, con un picco qui stranamente, di uomini provenienti dall’Africa settentrionale. Possiamo qui, vedere e valutare soprattutto e pensare a quali potrebbero essere i risvolti futuri, sia per la società in generale che per famiglie e figli anche di questo tipo, chiamiamola di nuova famiglia, allargata con stranieri. Gianfranco: si, qui si vedono due dati molto diversi; per quanto riguarda gli uomini sposati con donne straniere, il dato evidenzia qualcosa di legato un po’ al mito, della donna straniera, un po’ del nord, ma a volte più mamma, o più per certi aspetti, cioè remissiva, ma anche più bella e più bionda e con gli occhi azzurri, usando uno stereotipo molto nutrito; quindi, donne che provengono dall’est Europa, non dobbiamo dimenticare che molti di questi matrimoni, sono anche matrimoni di convenienza; donne che vengono dall’est, si sposano con presone italiane per vari motivi, permessi di soggiorno e via dicendo, quindi sarebbe interessante approfondire un po’ meglio l’età relative dei coniugi di questi matrimoni, tra uomini italiani e donne straniere. Per quanto riguarda invece l’altro dato, riguarda ovviamente uomini della zona nord dell’Africa, quindi da quella zona di religione islamica; questo è forse il dato più interessante, per valutare un cambiamento nel futuro della società, perché matrimoni tra persone, uomini islamici e donne italiane, per la struttura culturale islamica, porta a una islamizzazione della famiglia, quindi ad un impatto sempre maggiore, e un importanza sempre maggiore dell’islam nella struttura sociale italiana e con gli scontri che quindi questo può comportare, perché tante volte si tratta più di scontri che non di incontri con la cultura italiana; il matrimonio con donne dell’est, non credo, non mi sembra che possa portare grandi variazione nella società, i matrimoni con uomini del nord Africa, per questa ragione religiosa, potrebbe portare delle tensioni che si vedranno nel futuro e che tante volte vediamo già per brutti fatti di cronaca di cui ogni tanto ci viene riportato dai giornali. Franco: un ultimodato interessante che abbiamo riscontrato è quello riguardante i secondi matrimoni; il numero di separazioni e di divorzi è in costante aumento, gli ultimi dati riferiti al 2004, indicano oltre 80mila separazioni l’anno e oltre 45mila divorzi; il numero medio di divorzi per100 matrimoni è nel nostro paese pari circa a 15, questo fenomeno è collegato all’aumento dei secondi matrimoni successivi, che si riscontra nell’ultimo decennio; attualmente in quasi il 10% delle nozze, almeno uno degli sposi è alla sua seconda esperienza. I secondi matrimoni sono più diffusi, anche qui una differenza tra nord e sud, rispetto al centro e anche alle isole; le percentuali più alte si registrano in Valle D’Aosta, 23,8, all’opposto invece la Calabria, 5,2. Gli uomini al secondo matrimonio hanno circa in media 47 anni se divorziati, 58 se sono vedovi, rispetto alle donne che invece hanno 41 se divorziate e 47 se sono vedove. Anche qui un dato in costante aumento, perché anche qui, come diceva all’inizio questa analisi, c’è un aumento costante delle separazioni e divorzi. Quale potrebbe essere il risvolto futuro di queste situazioni. Gianfranco: i rimatrimoni, interessante vedere che i rimatirmoni sono in età più avanzata rispetto ad altri, nel senso che il bisogno di una relazione stabile, di una famiglia di riferimento, che dia sicurezza, viene sentita man mano che l’età aumenta, questo è da tenere presente, persone che hanno divorziato o si sono separate a trent’anni, tendono, al fatto che si sono appena sposate, guardando all’età media che ci si sposa, ma tendono a voler rimanere ancora singolo o a rimanere senza grossi legami, il legame tende ad essere più importante, per questioni anche di sicurezza economica del futuro, quando ci si avvicina ai 50, 60 anni, non si ha più voglia di correre dietro alle insicurezze o alla libertà che l’essere single comporta, quindi c’è questo elemento interessante da tenere presente. Interessante vedere la questione dei divorzi, bisognerebbe vedere come stanno andando in media, perché vedendo altre statistiche, che ho avuto sott’occhio veniva evidenziato in maniera quasi trionfalistica, che i divorzi stanno diminuendo, è ovvio che stiano diminuendo i divorzi, perché diminuendo i matrimoni e aumentando le convivenze, diminuiscono anche i divorzi, perché le separazioni che dovute alle convivenze non sono registrate, quindi dobbiamo sempre stare attenti a che dati stiamo analizzando; anche in questo caso sappiamo quanti sono le separazioni, e le separazioni, dai dati che hai fornito sono circa il doppio, dei divorzi, ricordiamo che la separazione non è ancora l’interruzione del matrimonio ma è soltanto un matrimonio nei quali i coniugi decidono di non vivere più insieme, almeno per un periodo, invece il divorzio comporta una rottura completa del matrimonio. Quindi ci sono questi dati a volte un po’ contradditori, che bisognerebbe vedere meglio; interessante vedere come in Valle D’Aosta si tende a risposarsi molto di più che non in altre regioni d’Italia.    Franco: Gianfranco, come al solito alla conclusione di questo argomento, di questa analisi, non ti faccio una domanda specifica, ma inquadrando tutti questi dati che abbiamo visto, da un punto di vista cristiano e anche come sociologo, come possiamo commentare, come possiamo vedere e soprattutto quale potrebbe essere un possibile aiuto anche come consulente in queste problematiche matrimoniali. Gianfranco: la prima cosa che salta all’occhio è una sfiducia nell’istituzione del matrimonio, non si crede più che il matrimonio sia un rapporto importante e di base per una convivenza tra un uomo e una donna. Forse non viene più ritenuto valido per ragioni di vario tipo, ma dal punto di vista cristiano questo rappresenta una grande sfida, perché vuol dire, dover, poter e dover riproporre quali sono le basi e il senso e il valore cel matrimonio cristiano, che non si basa su un semplice contratto, accordo tra due persone, ma su questo contratto, viene ad essere basato su un rapporto personale con Dio e un impegno che ci si prende l’uno verso l’altro davanti anche a Dio come testimone. Quindi c’è una grande sfida in tutto questo. Il fatto dei divorzi e delle separazioni è una sofferenza che c’è nelle coppie, coppie che si sposano o incominciano a convivere probabilmente non abbastanza pronte a quello che comporta il vivere insieme, alle rinunce al lavoro di calibrazione l’uno sull’latro, viene tenuto conto dell’egoismo che ognuno porta con se e questo naturalmente porta a dover intervenire tante coinvolte per cercar di mitigare lo scontro. In questo voglio ricordare a tutti coloro che ci ascoltano, di rivolgersi, quando ci sono dei problemi di convivenza, a un buon consulente matrimoniale, anche non cristiano, che sia cristiano ovviamente tanto meglio, per cominciare di mettere a posto i problemi, prima ancora che diventino troppo grandi; troppo spesso, le coppie che hanno problemi, vengono chiedere aiuto, quando il problema è diventato così grande, che è difficile se non quasi impossibile gestirlo. Non aspettate che il problema sia troppo grande per chiedere aiuto, o parlare con qualcuno che può aiutarvi a capire meglio le cose, chiedere aiuto può permettere di risistemare un matrimonio, tenendo presente, che quando si parla di matrimonio, troppo spesso e si parla di divorzio, troppo spesso vengono in mente solamente i due attori del divorzio, marito e moglie che litigano, che divorziano ecc. e ci si dimentica dei bambini che sono delle vittime spettatrici di tutto quello che vivono, quindi, non aspettate che sia troppo tardi, chiedete aiuto prima anche telefonando al nostro servizio, o scrivendo al nostro servizio di counseling, che ricordo un indirizzo email, hounproblema@libero.it, oppure il nostro servizio telefonico al numero 0240707858.
                                                                           A cura di F.S.