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Mercoledì, 03. Ottobre 2007

Indagine ISTAT sull’uso del tempo in Italia-Torino dice si alle stanze del buco

di teenchallenge, 12:02
 
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
 
Franco: questa settimana vogliamo usufruire, come abbiamo già fatto in alcune volte nel passato, di un indagine dell’ISTAT, un’indagine questa volta che parla sull’uso del tempo, sull’importanza della rilevazione dell’uso del tempo in Italia, mettendola anche in relazione con gli altri paesi europei, vedendo cosa succede in un paese e in un altro. In un primo commento di questa relazione, poi vedremo alcuni dati, l’ISTAT dice così: “fino a non molte generazioni Fino a non molte generazioni fa anche nei paesi di più antica civiltà e organizzazione sociale arrivare a cinquant’anni era un’avventura. Ora non è più così. Per la prima volta nella storia dell’umanità si può dire che il tempo non è più una risorsa scarsa. Il tempo che si apre davanti a ciascuno di noi è incommensurabilmente maggiore di quello che mai sia stato vissuto. Viviamo molto più a lungo, lavoriamo di meno, abbiamo conseguentemente molto più tempo a disposizione del passato. Ma accade che pur avendo più tempo a disposizione siamo sempre alla rincorsa del tempo. L’organizzazione dei tempi di vita è mutata e nonostante la dilatazione dei nostri orizzonti temporali, la vita di tutti i giorni appare ancora troppo regolata da ritmi esterni ai bisogni individuali. “Ho bisogno di tempo”, “mi manca tempo” sono espressioni che accompagnano la vita frenetica di tutti i giorni. Siamo costantemente affamati di tempo e alla rincorsa del tempo che manca. L’organizzazione dei tempi di vita cambia nel tempo, nasconde forti differenze di genere, differenze anche nelle varie fasi della vita. Riflette abitudini consolidatesi nel tempo e diverse tra i Paesi, capirla è fondamentale anche per le politiche sociali.” Un primo dato interessante, che ho tratto da questa indagine del tempo, parla, riguarda la divisione a grandi linee, nell’arco della giornata, dell’uso appunto del tempo. Nella totalità delle 24 ore, quasi la metà del tempo, circa il 45%, viene usato per attività chiamate fisiologiche, cioè, dormire, mangiare e svolgere altre attività di cura della persona. Tra il 18 e il 25 % per il lavoro retribuito, intorno al 15% per il lavoro famigliare e un altrettanto 15% per il tempo libero, resta circa un 8% per gli spostamenti. Praticamente cosa succede, che una persona di circa 60 anni ha speso quasi la metà del tempo per le attività fisiologiche, di cui circa 20 anni a dormire, 12 anni a lavorare, 12 anni di lavoro in famiglia, 9 di tempo libero e quasi 5 anni a viaggiare. Gianfranco, un primo commento su questi dati e sull’importanza dell’uso del tempo. Gianfranco: sarebbe interessante vedere come questo è cambiato con il passare degli anni. Senz’altro la percentuale di tempo dedicato al lavoro sta diminuendo, il lavoro che adesso viene codificato in circa una media di circa quaranta ore la settimana, lavoro retribuito, anni fa, decenni fa era molto più alta; quindi il tempo dedicato al lavoro sta diminuendo e aumentano i tempi dedicati ad altre attività, come il tempo libero, che è un’invenzione se vogliamo, una scoperta degli ultimi decenni; il tempo libero nel senso di tempo non dedicato ad attività lavorative non retribuite, una volta nelle società contadine ad esempio, praticamente era inesistente, perché non c’era differenza, non c’era una divisione così forte svolto, retribuito, che era quello di tipo contadino, artigianale, di agricoltore, il lavoro e il tempo dedicato alla famiglia, il tempo libero in ogni caso, era dedicato a piccoli lavoretti, a piccole attività marginali alla vita della persona. Quindi c’è senz’altro questo aspetto molto importante, adesso abbiamo molto più tempo non occupato in attività lavorative retribuite di una volta. Le attività fisiologiche ovviamente prendono moltissimo tempo, in questo dobbiamo tener presente che circa un terzo della giornata, circa un tempo del nostro tempo, viene passato a dormire, se noi consideriamo una media di 7-8 ore per notte, incominciamo già ad avere un 30% del nostro tempo con gli occhi chiusi, nel quale, noi di fatto, sembra che non viviamo, ed è penso per questo anche che, molti giovani, e l’età giovanile in modo particolare, ma non solo, tende a recuperare questo tempo che viene ad essere messo da parte, per attività nelle quali non si è retribuiti, o comunque un tempo non codificato da tante altre strutture, da tante altre cose; quindi c’è senz’altro questa differenza sostanziale nel modo di gestire il tempo. Tante volte il fatto di voler decidere o voler vedere quali sono i tempi dedicati a una cosa o l’altra, ci fa spavento perché pensare che dormiamo 20 anni su 60, ovviamente ci fa un po’ paura. Franco: analizzando più a fondo alcuni dati, come ho detto prima, mettendoli anche in relazione con altri paesi europei, praticamente Italia e Francia sono in testa per la cura della persona, sia per uomini che donne. Analizzando più a fondo i dati delle donne italiane, mentre per le donne il lavoro domestico, famigliare non sono al primo posto, ma nella media, nettamente forte invece in tutti i paesi la differenza nel lavoro domestico tra uomini e donne ovviamente; per gli uomini aumenta il lavoro retribuito esterno, in media le donne 4 ore e gli uomini 6. Interessante anche l’analisi del tempo libero; le donne italiane sono quelle che si riposano di più, 31 minuti in media, rispetto ai soli 6 delle francesi, con un totale di tempo libero uguale di poco più di 4 ore. Sono anche quelle che leggono di meno, le italiane, 16 minuti rispetto ai 47 delle finlandesi. Record positivo invece per le italiane, stranamente, che passano meno tempo di tutte alla televisione, 1 ora e 29, rispetto al record delle ungheresi di 2,37. Per quanto riguarda gli uomini italiani, anche loro sono i migliori per il poco tempo alla televisione, ma sono anche loro, tra i peggiori per la lettura. Per quanto riguarda il riposo, non sono i primi ma quasi. Perciò tra uomini e donne italiani, siamo quasi uniformi. In tutti i paesi comunque, la televisione è quella che occupa la maggior parte del tempo libero, quasi la metà e in alcuni casi supera addirittura il 50%. Gianfranco, cosa dire di questi dati. Gianfranco: ma, sono dati molto complessi da analizzare così velocemente. Penso che sia interessante due dati in modo particolare. Uno il tempo dedicato alla lettura, che viene ad essere molto scarso in Italia, e questo è uno dei punti già evidenziati molti anni fa e che ci trova sempre negli ultimi posti tra i paesi occidentali; si legge poco, si leggono pochi libri, pochi giornali, questo fa una spirale perversa per cui leggendo poco, il prezzo dei giornali e dei libri, ovviamente aumenta far fronte alle spese. L’altro dato è il tempo passato davanti alla televisione, che comincia ad essere abbastanza alto, se consideriamo che il tempo passato davanti alla televisione, spesso è un tempo passato da soli, o per lo meno, anche se in compagnia, è essere vicini far la stessa cosa ma senza interagire l’uno con l’altro. Quindi c’è questo aspetto della televisione molto particolare, anche se per la televisione bisogna tener presente un altro elemento che l’analisi non dice; che cosa si intende per tempo passato davanti alla televisione, nel senso che l’uso della televisione in questi decenni è cambiato molto, rispetto a come veniva utilizzata dalla generazione precedente; nel senso che 20, 30anni fa, 4oanni fa, la famiglia si sedeva alla sera tutti insieme, a guardare la televisione, e la televisione si accendeva solamente per guardarla, se no la televisione rimaneva spenta, anche perché i programmi erano molto meno. Adesso si tende a tenere accesa la televisione, anche se di fatto non si guarda, quindi fa un po’ il ruolo che faceva la radio precedentemente, fa compagnia, quindi non so se il tempo passato davanti alla televisione, viene indicato come tempo seduti a far niente davanti alla televisione o se tempo nel quale la televisione rimane accesa mentre io mi occupo di altre cose, come magari stirare, cucinare o addirittura, succede molto spesso, di mangiare la cena o il pranzo con la televisione accesa. Franco: un altro e un ultimo dato che ti voglio lanciare, ma che hai già in parte accennato tu prima, riguarda il tempo del lavoro, che si è contratto rispetto a quanto era prima. Praticamente questi dati, che sono stati iniziati ad analizzare dal 1944 in poi, praticamente si torna sul lavoro dopo la pausa pranzo molto prima, concludendo poi la giornata lavorativa anche prima, intorno alle 19, e non oltre le 19,30 come succedeva precedentemente. Prima si pretendeva molto più tempo per il pranzo, e la pausa dopo pranzo, tornando appunto sul lavoro più tardi e finendo perciò anche molto più tardi. Il tipo di lavoro odierno, dice questa analisi, più veloce, al riduzione del lavoro nelle campagne, ecc. hanno portato questa contrazione. Resta però comunque una differenza ancora evidente, tra nord e sud, come si scende lungo l’Italia, il tempo di pausa pranzo aumenta, come avveniva appunto già nel 1944; un risultato questo, come dice l’analisi, causato soprattutto dalla riduzione di ore di lavoro e dal cambiamento del tipo di lavoro. Cosa possiamo trarre da questo, e poi ti lancio la solita domanda che ti faccio sempre: come credenti, come possiamo, come dobbiamo usare il tempo, esiste un indicazione, un aiuto dalla Parola di Dio, per capire come usare nel modo più giusto il tempo, Gianfranco. Gianfranco: la contrazione del tempo del lavoro, lo spostamento degli orari, quello riflette il cambiamento dovuto alla società industriale; lavorando nelle campagne, si cercava di avere delle pause pranzo più lunghe, anche per evitare, specialmente nelle stagioni calde, l’esposizione al sole nelle prime ore del pomeriggio e questo ovviamente era più evidente al sud che non al nord. L’introduzione nelle grandi città ha portato la necessità di mense interne alle fabbriche, quindi il fatto che non c’è più bisogno di uscire, di andare a casa per pranzare, tanto è vero che nelle grandi città la maggior parte delle persone, non torna a casa per il pranzo, come fa nelle città piccole, ma so ferma a mangiare in azienda, molte aziende grosse, avevano il servizio di mensa interni; per fare questo e per ottimizzare i tempi, si cercava di mangiare e si cerca di mangiare più in fretta possibile, per tornare a casa il più in fretta possibile, considerando anche i tempi di percorrenza sempre maggiori, perché col traffico, con l’aumento delle macchine e così via, gli spostamenti da e per il lavoro, richiedono dei tempi sempre maggiori. Quindi, ci sono questi aspetti da tener presente. Senz’altro come cristiani dobbiamo stare attenti all’uso del tempo, perché il tempo non è una risorsa illimitata, quando diciamo che ci manca il tempo, a volte non è che ci manchi il tempo, a volte lo abbiamo utilizzato non in un modo così corretto, o volgiamo fare troppe cose, rispetto a quello che oggettivamente potremmo fare. Quindi, senz’altro un uso più accurato vuol dire, capire bene quali sono le nostre priorità e quali sono le cose importanti da fare; si sono, si può parlare del tempo usato per la ricreazione, il tempo usato per le attività vocazionali, del tempo usato per le urgenze, ci sono vari approcci a questo argomento, ma senz’altro una riflessione sulla domanda, come vorrebbe Dio da me in questo momento ci potrebbe aiutare. L’uso del tempo nella Bibbia, viene incoraggiato, un uso corretto del tempo, da vari passi biblici, anche l’esortazioni alla preghiera a Dio, in un salmo, di imparare, chiedere a Dio di imparare, a valutare, a contare i nostri giorni, in modo da poter acquistare, poter avere un cuore sapiente, poter avere la comprensione di come usarlo in maniera corretta; il fatto di recuperare il tempo che abbiamo a disposizione non sprecandolo, in attività di poco conto, e le attività di poco conto non sono semplicemente quelle, come tante volte si dice, di divertimento, il divertimento, lo svago è importante anche nella Bibbia, è detto varie volte; un equilibrio e una valutazione delle nostre priorità, alla luce di quello che Dio vuole, per la vita di ogni persona. Ovviamente non c’è una regola generale, ognuno di noi sa, se sta buttando via del tempo o meno, bisognerebbe considerare la varie aree, le varie sfere della nostra vita; c’è la nostra sfera spirituale, c’è la nostra sfera personale, c’è la nostra sfera famigliare, la nostra sfera sociale, educativa, e così via; una cosa non deve essere mai fatta a scapito totale dell’altra, quando queste attività diventano ovviamente, esclusive, quindi non è che divertirsi è sbagliato, ma se questo va a scapito di tante altre cose, può non essere corretto, senz’altro una maggiore quantità di tempo dedicato alla lettura può essere importante, perché è attraverso la lettura della parola di Dio, che si può imparare a conoscere meglio e più profondamente la persona che, come cristiani, diciamo essere la più importante per la nostra vita. Quindi, se dovessi dare un piccolo consiglio, sarebbe quello di passare più tempo a leggere, perché questo è ancora uno dei mezzi più importante per crescere intellettualmente. Franco: cambiamo totalmente argomento, parliamo di un argomenti di cui abbiamo già discusso, già parlato qualche tempo fa, ma che è tornato in questi giorni sui giornali. Notizia di qualche giorno fa; “Torino dice ok alle stanze del buco, via i tossicomani dalle strade. Mozione in consiglio comunale sull’onda dell’esempio di Amsterdam, Sydney, Vancouver e Barcellona: intercettare i fruitori di sostanze stupefacenti riducendo il consumo in luoghi pubblici ma anche redimere il tossicodipendente.” Estraggo proprio, su questo ultimo punto alcune righe: “Si tratterà di una struttura completa, che ha l’obiettivo di redimere il tossicodipendente; questo recupero rappresenterà una condicio sine qua non, o il tossicodipendente accetterà di cominciare, assieme agli operatori e ai medici, un cammino condiviso, di disintossicazione, afferma, oppure non potrà nemmeno chiedere di farsi la dose.” Gianfranco, stanze del buco, cosa possiamo dire su questa decisione di Torino. Gianfranco: ma, mi sembra in certi momenti, che l’autunno abbia delle strane ricadute sulla classe politica o alcune espressioni della classe politica italiana; perché tante proposte e nuove proposte sulla gestione diversa dell’uso di droghe, sono arrivate proprio in autunno; dalle provocazioni dell’onorevole Pannella, della distribuzione di marijuana in pacchettini di cellophane, da latro proposte sulla legalizzazione e così via, la maggior parte sono arrivate in autunno negli anni passati. Quindi, così mi chiedo se l’autunno e la fine dell’estate abbia qualche importanza, ma a parte lo scherzo, mi sembra un modo per quasi agganciare e ricattare il tossicodipendente; nel senso che, io ti aiuto, ti metto in una situazione in cui puoi bucare a tempo, solamente se tu vuoi smettere. Quindi, non capisco sinceramente il senso, perché se la persona dice no, io non voglio smettere, be allora qui no ha senso questa stanza del buco, per quella persona; quindi no riesco a capire sinceramente la base, di questa, perché il fatto di aiutarli a bucare in maniera più sicura per evitare infezioni, evitare la trasmissione di AIDS e così via, era già stata sperimentata molti anni fa con la distribuzione di siringhe, gratuitamente, c’erano i distributori di siringhe, nei quali se si inseriva una siringa usata ne usciva una nuova; c’erano stati tentativi della riduzione del danno con la distribuzione molto più facile di metadone, per evitare che la persona dovesse continuare a bucare; le proposte di togliere i tossicodipendenti dalla strada perché potevano dare fastidio o essere pericolosi, confinandoli in zone più o meno protette, come è successo in uno dei parchi a Zurigo, che tra le altre cose è stata un esperimento poi concluso, e ritenuto tutto sommato abbastanza fallimentare. Mi sembra che la tendenza sia più quella di aiutare i tossicodipendenti a drogarsi senza avere grossi problemi, piuttosto che una reale spinta a smettere e a cambiare, ritenendo l’uso di sostanze stupefacenti sbagliato in se stesso. Quindi mi lascia molto perplesso questa nuova iniziativa, perché tanto nuova non lo è, fanno riferimento ad altre realtà e ad altre sperimentazioni, però mi sembra un po’ strano che tutti i riferimenti, quando si parla di uso di sostanze, vengano fatte a esperienze liberali e libertarie, piuttosto che più rigide e di controllo, come ad esempio è stato un cambiamento o l’inizio di un cambiamento della politica sull’uso di sostanze stupefacenti, in Francia negli ultimi mesi con il nuovo presidente. A volte mi chiedo se alle spalle no ci sia più un discorso politico, che non un discorso di cura e tecnico verso l’aiuto a queste persone.
                                                                            A cura di F.S.