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Sei nella categoria: A tu per tu con Gianfranco

Mercoledì, 14. Novembre 2007

Un anno vissuto secondo le leggi del Vecchio Testamento- Ultras, reazione esagerata

di teenchallenge, 12:04
 
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
 
Franco: questa settimana vogliamo iniziare con un argomento, una notizia abbastanza curiosa, praticamente sul settimanale L’Espresso, abbiamo trovato una notizia curiosa di un giornalista americano, riportata dalla giornalista italiana Veronica Salaroli, che ha voluto praticamente vivere un anno in un modo particolare. La giornalista inizia questo articolo dicendo che ci sono molte storie edificanti nella vita, testimonianze, confessioni, varie religioni, ma allora questo personaggio che cosa ha fatto, ha provato a sfidare il regolamento numero uno, praticamente a vivere come dice il vecchio testamento. Il giornalista si chiama A.J.Jacobs, scrittore e giornalista trentanovenne, ha preso il vecchio testamento, ha studiato comandamenti e precetti, ha organizzato un comitato scientifico formato da dotti della fede, che hanno stilato un elenco: 72 pagine fitte, 700 regole da seguire. E il suo anno da vivere biblicamente è cominciato. Un anno appunto vissuto biblicamente, che poi ha riportato in un suo libro che è diventato un best sellers, in cui ha fatto il resoconto di questo esperimento e Jacobs sintetizza così questa sua storia: siccome sono nato in una famiglia ebrea, ma mi considero agnostico, volevo capire se mi stavo perdendo qualcosa. Così inizia il viaggio dalle regole apparentemente più semplici. Bisogna vestirsi sempre in bianco, dice l’Ecclesiaste. Ma anche evitare le fibre miste, afferma il Levitico. E aggiungere fiocchi agli angoli della camicia e indossare particolari sandali. Sotto la guida di un esperto in ortodossia, l’armadio è stato ispezionato e sono stati rinvenuti molti abiti incompatibili. Il risultato è che Jacobs vive totalmente vestito di bianco e si sente, come dice lui, luminoso, felice e puro. Poi è stata la volta dello Sabbath, per uno controllava addirittura la posta elettronica anche al cinema, il riposo forzato forzato è stato meraviglioso, dice. E l’imposizione di eliminare le immagini, in base al comandamento in cui niente tv, niente film, niente foto, il divieto di tagliare la barba e di dormire con una donna durante il suo ciclo, o sedere sulla sedia prima occupata da lei, l’impegno a lapidare eventuali adultere, e lui ha fatto questo tirando alcune pietre in un parco a una signora, costruire una capanna, praticamente una tenda nel salotto di casa e cambiare i giorni della settimana con numeri per allontanate gli dei pagani. Un anno, dice lui, vissuto biblicamente in cui ha visto anche delle cose positive; Gianfranco un primo commento e poi leggeremo qualche altro pezzo di questo articolo, su questo esperimento fatto da questo giornalista. Gianfranco: senz’altro un qualcosa di interessante, che mi riporta ad altri gruppi, come gli Amish, che hanno fermato l’orologio ad un certo periodo del 1800. E’ interessante che lui abbia voluto sfidare, sfidarsi secondo i dettami del vecchio testamento, cercando di viverli ai giorni nostri e di come per farlo, dal suo articolo dice che non ha solamente preso in considerazione il testo biblico, ma tutte le usanze ebraiche come sono riportate nel Talmud ecc. ecc., tanto è vero che afferma di aver fatto un elenco di circa 700 regole da dover seguire, tra quelle di comportamento o del vestiario, alimentari e quanto altro. Interessante il commento che dice che in questo modo, anche nel modo di vestire si sentiva luminoso, felice e puro. Franco: proseguendo in questo articolo,interessante anche che alla fine di questa esperienza lui praticamente ha detto che era qualcosa di positivo, un qualcosa che lo ha cambiato addirittura in meglio e alla fine di questo articolo, la giornalista si chiede, si fa una domanda, soprattutto a lei e fa una domanda a noi che viviamo da occidentali. Cosa abbiamo smarrito? Dove abbiamo sbagliato? E come dice Jacobs, cosa ci siamo persi? Si può dire che c’è qualcosa di positivo vivere in questo modo, chiamiamolo biblicamente. Gianfranco: ma, senz’altro si, indipendentemente dal valore molto cerimoniale e dal significato che avevano di vita, riportate nel vecchio testamento, ci sono dei concetti alle spalle, che sono molto importanti della regola in se stessa, tante volte ci si ferma alla regola e si perde di vista il principio, il significato profondo che la regola esprime in modo molto sintetico. Faccio riferimento soltanto a un aspetto, il fatto che lui citava di aver trovato meraviglioso il riposo forzato del sabato; questo è un elemento che, nella nostra società è stato perso completamente, un giorno alla settimana nel quale la persona doveva riposarsi, doveva rilassarsi, si parla di una società sempre più stressata di una cultura della performance critichiamo e tante volte valutiamo in maniera negativa questa corsa; il vecchio testamento diceva, un giorno alla settimana fermati, no fare niente, stai tranquillo, rilassati, pensa al tuo rapporto con Dio, pensa alle cose dello spirito e questo portava anche a interrompere la settimana e dare una cadenza, così come tante altre regole che potevano esserci, pensiamo a tante norme igieniche del vecchio testamento, che allora erano considerate rituali, ma che si sono rivelate delle norme estremamente importanti dal punto di vista igienico per la cura della persona in epoche successive; penso che stare più attenti a certe indicazioni riportate nella Bibbia, possa aiutare a vivere una vita, una qualità di vita migliore nell’insieme, indipendentemente da tante altre considerazioni di carattere spirituale che si potrebbero senz’altro fare. Franco: allora forse da chiedersi, noi come cristiani, che ci definiamo cristiani, cosa possiamo prendere, riprendere e che peso dare al valore anche di queste regole del vecchio testamento per la nostra vita di oggi, Gianfranco. Gianfranco: pensiamo anche soltanto ai concetti, se vogliamo prendere anche soltanto i 10 comandamenti, che sono un po’ il riassunto di tante norme di comportamento del vecchio testamento; l’importanza di dire la verità, l’importanza di non correre dietro a tutto quello che hanno gli altri, il non desiderare quello che gli altri hanno come se non potessimo vivere senza tutto questo; il rispetto per i genitori, quindi riconoscere il loro ruolo nella vita, nell’educazione; il mettere al primo posto la vita spirituale nel nostro rapporto con Dio nel rispetto delle scadenze e quindi anche del riposo nella nostra vita; il rispetto della vita degli altri sintetizzato col termine: “non ammazzare”; il fatto di rispettare queste norme in se stesse, portano a una qualità di vita migliore a delle relazioni più tranquille, se fatte non come osservanza di regole, ma come acquisizione dei principi e dei concetti che ci sono alle spalle. Franco: c’è da chiedersi anche gli ebrei, come ebreo, quanto sia difficile vivere sotto a tutte queste regole. Gianfranco: be, quello senz’altro, perché vivere con tutte le regole che ci sono alle spalle come osservanza stessa delle regole, diventa molto, molto pesante perchè, come dicevo, le regole servono per sintetizzare dei principi, se noi ci fossilizziamo nel seguire la regola, perdiamo di vista il principio che è più importante della regola in se stessa; per gli ebrei è senz’altro molto pesante seguire tutte le regole, regoline e regolette che si erano messi anche poi, con tutta la tradizione, come è riportato nel Talmud; in questo il cristianesimo ha aiutato moltissimo, nel senso che è andato oltre alla regola per ritornare a quello che era il concetto principale, tento è vero che poi quando viene chiesto a Gesù di riassumere, di dire quali erano le cose più importanti di tutte queste 700 e rotte regole, Lui le riassume in tre tipi di relazioni: l’importanza del rapporto con Dio, di un rapporto di amore, di sottomissione a Lui, deve corrispondere una comprensione giusta di noi stessi per avere un giusto rapporto con gli altri: l’ama il Signore Iddio tuo e l’ama il tuo prossimo come te stesso. Il Signore riassume tutto in questi due principi o tre principi secondo le interpretazioni molto importanti, dal quale derivano, come lui stesso dice, tutte le altre regole, tutto il resto è soltanto commento a questi principi. Franco: cambiamo totalmente argomento, passiamo a un fatto che è successo alcuni giorni fa, praticamente tutti sanno, quello che è successo domenica, dopo quel fatto grave in cui un agente di polizia, è ancora da stabilire come e perché, ha ucciso un tifoso laziale sull’autostrada, praticamente si è scatenato poi, durante il pomeriggio e la sera, una reazione molto forte, soprattutto a Roma, con diversi scontri, attacchi soprattutto alle forze di polizie, ai commissariati di polizia e dei carabinieri, addirittura anche al CONI, praticamente una reazione molto forte da parte, chiamiamoli per identificarli, ultras. Non vogliamo parlare dell’incidente, del fatto grave che è successo, del morto, ma soprattutto di questa reazione, il perché ancora oggi c’è questa reazione soprattutto il perché di questa reazione contro la forza pubblica, contro le forze di polizia, Gianfranco. Gianfranco: questo è un classico esempio di quello che i sociologi chiamavano, reazioni della massa; la massa come gruppo di persone incontrollato, che reagisce a un avvenimento in maniera viscerale, in maniera violenta, in maniera incontrollata. Interessante da questo punto di vista, il fatto che quando c’è una reazione di massa, non si cerca il colpevole, non si cerca una giustizia, si vuole fare una giustizia sommaria, ma non tante volte sulla persona che ha commesso un reato, un delitto, qualcosa che non andava, ma sulla categoria alla quale questa persona appartiene, in questo caso un agente di polizia ha sparato uccidendo un ragazzo, la reazione è stata non verso quella persona, ma verso la categoria che questa persona appartiene e questo è tipico delle reazioni della massa, cosa estremamente diversa dal comportamento di una qualsiasi forma di giustizia nella quale si cerca di vedere di far pagare, di punire la persona che ha commesso il reato, non il gruppo al quale questa persona  apparteneva; una forma di reazione, di vendetta, molto simile alle faide mafiose o via dicendo, nel quale si puniscono le persone che fanno parte del gruppo, del clan, della famiglia, della nazione un po’ quella reazione che ci può essere stata anche con la morte di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, questa reazione contro i rumeni, chi ha commesso il reato è una persona, bisogna perseguire quella persona, non punire i rumeni in generale, che non centrano con quello che è stato commesso. Paradossalmente si rifiuta una reazione del tipo: degli ultras hanno commesso delle violenze, allora chiudiamo tutti gli ultras, arrestiamo tutti gli ultras, perché giustamente dice, ma cosa c’entrano gli ultras di Milano, con qualcosa fatto magari da qualcuno a Catania. Quindi si rifiuta questa logica, però si vive e si porta avanti purtroppo in maniera molto superficiale molto violenta, quando è il nostro, quello che riteniamo essere il nostro gruppo, il nostro clan a essere toccato; quindi qualcuno del mio clan è stato toccato da qualcosa di sbagliato, ha subito una forma di violenza e io mi rivalgo contro il clan nemico, in questo caso il clan nemico sono le forze dell’ordine, quindi una reazione totalmente illogica anche se dal punto di vista sociologico, purtroppo è già successa anche tante volte nel passato. Franco: tra i vari commenti che ho sentito, in vari servizi giornalistici nelle varie televisioni, spesso si commenta o si cerca di trovare una soluzione ideale per far si che questi fatti non succedano più, ma è difficile trovare una soluzione e dire questi fatti non succederanno più, forse c’è da chiedersi come contenerli e come prevenirli, più che eliminarli, che è una cosa impossibile. Gianfranco: è interessante i commento che alcuni fanno: non bisogna reprimere, bisogna cambiare la mentalità, bisogna cambiare…belle parole, di fatto la domanda è come cambiamo questa mentalità. E’ chiaro che non serve la repressione in se stessa, perché la repressione in se stessa non fa cambiare l’atteggiamento, il modo di pensare delle persone; bisogna pensare però che per adesso tutte le prevenzioni o la repressione è stata fatta per evitare gli scontri all’interno degli stadi, gli ultimi episodi sono avvenuti all’esterno degli stadi, dove ovviamente non ci può essere tutta quella prevenzione o repressione che può esserci filtrando le persone che entrano negli stadi; purtroppo il calcio è diventato quasi un valore assoluto per molte persone, poche se vogliamo, ma estremamente violente quindi danno un’immagine molto brutta della tifoseria in generale, questo dobbiamo anche ricordare che su uno stadio nel quale sono presenti  magari 50/60 mila persone, i violenti, le persone che creano problemi, sono, per tante che siano, magari soltanto qualche centinaio; c’è una sproporzione enorme, volendo potrebbero essere in qualche modo emarginati, isolati, però la cosa non è ovviamente facile, la repressione in se stesso non cambia le cose, giocare a porte chiuse sposterebbe la violenza all’esterno.
                                                                        A cura di F.S.