5a giornata mondiale contro lAIDS: si continua a morire- Staminali da cellule adulte, stop alle embrionali, ma quelle esistenti, distruggerle o no?
di teenchallenge, 12:03
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
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Franco: questa settimana iniziamo con una notizia di un avvenimento che è avvenuto sabato 1 dicembre, in cui c’è stata, si è celebrata in tutto il mondo la giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS. Alcuni dati: 42 milioni è il numero delle persone colpite ancora dal virus dell’AIDS nel mondo; per la prima volta quest’anno il numero delle infezioni delle donne è pari a quello degli uomini. E’ chiaro che l’epidemia si sta diffondendo anche in regioni come l’Europa orientale, dopo aver devastato l’Africa e minacciato di travolgere l’Asia. Nel 2002 le morti per AIDS sono state 3,1 milioni e altri 5 milioni di persone hanno contratto il virus HIV. Si calcola quindi che nel mondo almeno 42 milioni di persone convivano con il virus, che il 95% vivano nei paesi in via di sviluppo e che l’infezioni si propaghi a ritmo di 14 mila nuovi casi al giorno. I dati, sicuramente drammatici ma attendibili, provengono infatti dal programma per l’AIDS delle Nazioni Unite e dall’Organizzazione mondiale della sanità, l’OMS. Gianfranco, un commento a questi primi dati, sembrava che l’AIDS era un problema quasi, non diciamo scomparso, ma calato, invece sembra che da questi dati si continui a diffondere questo problema dell’AIDS. Gianfranco: l’AIDS, proprio come tipo di malattia e come tipo di trasmissione è difficilmente controllabile, perché avendo come mezzo privilegiato di trasmissione il rapporto sessuale, è collegato con un comportamento fortemente quasi compulsivo per certi aspetti, legato ad attività di piacere e quindi difficilmente controllabile, è difficile resistere alle pulsioni sessuali. Quindi questo porta a un contenimento difficile, per di più anche l’uso di mezzi di protezione viene ad essere difficile in tante regioni, si scontra con problemi di carattere etico, religioso, quindi la cose non è facilmente gestibile, oltretutto tante volte essendo un virus che si può manifestare dopo anni di infezione, la persona che vediamo davanti non si vede, non è evidente che possa essere infetta, quindi difficilmente si riesce ad avere una percezione del danno che un comportamento può avere, poi c’è sempre l’idea che certe cose a noi non succedono mai, quindi varie componenti di questo tipo portano alla diffusione del virus, senz’altro è stata più facile il contenimento per quanto riguarda la trasmissione ematica, quindi attraverso il sangue, per i controlli sempre più severi, sempre più accurati che vengono fatti prima del prelievo dai donatori e anche successivamente prima delle trasfusioni sui malati, infatti questi episodi sono quasi scomparsi, dico quasi perché ogni tanto un episodio salta fuori, come anche non troppo tempo fa in Italia in caso di donazioni di organi, e così via; però è qualcosa che non essendoci una cura per eliminarla, non esistendo un vaccino per evitare il contagio, difficilmente si può parlare di averlo debellato, ci sarà ancora un po’ di strada da fare perché si possa arrivare a quello. Franco: se i dati che abbiamo letto prima erano dati a livello mondiale, venendo in Italia, prendiamo, tra le varie storie che abbiamo letto sui giornali, ad esempio una di una donna che è morta a 42 anni, senza sapere che aveva l’AIDS. Casi che capitano da quando è scattata una sorta di cessato allarme sulla malattia. La donna era stata contagiata dal partner, che l’ha tenuta all’oscuro, o forse non sapeva neanche lui di essere infetto. Se negli anni ’80 e ’90 infatti, le diagnosi erano più precoci, perché riguardavano soprattutto i tossicodipendenti, oggi invece, categoria a rischio in qualche misura controllabile, quella dei tossicodipendenti, oggi invece attraverso non è più così, praticamente c’è un cambiamento di personaggio anche infetto dall’HIV, Gianfranco. Gianfranco: prima si pensava che l’HIV fosse relegato a categorie a rischio, come tossicodipendenti e omosessuali, perché inizialmente si era diffuso in modo particolare negli Stati Uniti, prevalentemente in mezzo a omosessuali maschi, poi c’è stato il boom dei tossicodipendenti, ma già da molti anni si era incominciato a vedere che si diffondeva sempre di più attraverso rapporti sessuali, eterosessuali, quindi tra persone che non erano a rischio perché appartenevano a un particolare gruppo della popolazione. Il fatto che si diffondesse in questo modo, è sfuggito a qualsiasi controllo, perché mentre un tossicodipendente con lo scambio delle siringhe, sapeva di poter essere a rischio, quindi faceva delle analisi, in qualche modo poteva essere controllato, normali comportamenti eterosessuali, non vengono considerati di per se stessi a rischio, il problema è che in una società nella quale la moralità sessuale è molto libera, non c’è più un controllo del rapporto sessuale perché viene considerato un rapporto normale, buono in se stesso, quindi da poter esercitare come e quando si vuole, al di fuori di qualsiasi controllo o regola o cornice, ma solamente con una protezione di un preservativo, di fatto le persone possono entrare in contatto con svariati partner, perché basta che una persona sia infetta che può infettare tutte le persone con le quali può avere rapporti, di fatto si può arrivare ad avere qualsiasi uomo o donna, monogamo che non ha mai avuto comportamenti a rischio, che ha rapporti solamente con sua moglie o con suo marito, che però se questa persona non è stata monogama in qualche momento della sua vita, può aver immesso in un circuito di possibili infezioni, quindi il fatto che qualcuno possa scoprire di essere infetto, senza averne mai avuto sentore prima, senza avere un idea di come questo possa essere successo, è purtroppo possibile, infatti una delle cose anche io consiglio, quando so di persone che hanno avuto rapporti diciamo non protetti, come si dice adesso e con persone che a loro volta non erano vergini, consiglio sempre un controllo dell’HIV, perchè non ci si può mai fidare di tutte le persone con le quali ci si può essere messi in contatto, dal momento che la trasmissione può essere anche asintomatica, è un rischio che tutti corrono, secondo me è un rischio troppo grande per essere preso alla leggera, d’altra parte, come è stato detto molte altre volte, una reale ed efficace prevenzione, sarebbe la verginità e la monogamia fino al matrimonio; ovviamente monogamia dopo il matrimonio e verginità fino al matrimonio. Franco: visto che parlavi di prevenzione, uno dei tanti articoli parla anche di prevenzione appunto, dicendo che l’arma più efficace appunto per combattere l’AIDS è la prevenzione, ne è convinta anche il ministro della salute Livia Turco, che ha presentato una campagna mediatica orientata soprattutto verso i giovani, badata sul messaggio: “Rispetta la vita, rispetta te stesso e gli altri, usa il preservativo e nell’amore non rischiare”. Questo è un tipo di prevenzione, un modo di fare prevenzione, dall’altra parte c’è quella ad esempio che viene fuori da un messaggio del papa, della chiesa cattolica, che contro il diffondersi dell’AIDS, consiglia invece la fedeltà coniugale e una sana astinenza, come dicevi tu. 2 modi di fare prevenzione diversi, che potrebbero scontrarsi, ma in realtà è difficile poi dire a dei giovani che magari non hanno una fede cristiana, di astenersi, è meglio a quel punto dire di usare il preservativo. Gianfranco: senz’altro è meglio limitare i danni, come questo è un altro consiglio che ho dato a volte, dicendo ragazzi se non volete proprio evitare, se non potete evitare, per lo meno usate non rischiate, usate il preservativo; dal punto di vista cristiano i rapporti sessuali extra matrimoniali, sono sbagliati, quindi, già dal punto di vista morale cristiano è un comportamento che non deve esserci, se c’è che per lo meno non corra il pericolo di causare danni ancora più grossi, quindi, senz’altro cerchiamo di limitare i danni, anche se questo dobbiamo dirlo dal punto di vista cristiano, la sessualità vissuta la di fuori del matrimonio, è sempre considerata un errore, uno sbaglio, un peccato, quindi su questo dobbiamo essere tranquilli, dal punto di vista sociale, generale, senz’altro una prevenzione usando i preservativi è qualcosa di positivo, però ricordiamoci anche che i preservativi devono essere usati in un modo corretto e tante volte anche questo è un problema perché non vengono usati nelle modalità, nei modi che dovrebbero essere usati per mettere al sicuro, o perlomeno limitare il più possibile il pericolo di un contagio. Franco: cambiamo notizia, parliamo di un argomento che abbiamo già affrontato alcune volte nel passato, con una notizia su questo argomento direi, nettamente positiva. Un risultato storico nella ricerca sulle cellule staminali, leggo da un articolo, una nuova era della scienza, soprattutto la quasi certezza che d’ora in poi nessuno dovrà più distruggere embrioni umani nella speranza di curare malattie e far progredire il mondo. Due gruppi di ricercatori, americani e giapponesi, sono riusciti a isolare cellule di pelle umana, riprogrammandole e ringiovanendole fino a uno stadio indifferenziato. I risultati sono stati pubblicati sulle riviste specializzate Science e Cell, e commentati con grande risalto dalla stampa internazionale. Il bioeticista americano Wesley Smith ha ringraziato il presidente Gorge Bush per aver tenuto duro sulle politiche in difesa dell’embrione (il presidente mise un anno fa il primo veto sulla ricerca che sfruttava gli embrioni umani congelati). La risposta alla scienza non etica non è rinunciare all’etica, ma ricercare una scienza etica. Ha commentato il settimanale conservatore, National Rewiew. Una scienza che cerchi strade alternative alla distruzione di embrioni umani nell’azoto liquido. Era fino a ieri, questa, la strada oscurantista di chi vuole bloccare la ricerca, fermare il mondo, lasciar morire i malati, impedire di godere dei magnifici risultati, risultati, dice questo articolo, mai ottenuti per la verità in 10 anni, offerti dalle cellule staminali embrionali. Gianfranco, un risultato positivo anche grazie a per esempio, il presidente Gorge Bush che ha fermato la ricerca, spostando invece la ricerca su altri fronti e abbiamo avuto i risultati. Gianfranco: si, tante volte c’è questa contrapposizione tra la morale e la scienza, ritengo che la scienza debba essere guidata da una morale, da un senso etico, perché in se stessa la scienza ha una potenzialità enorme e la potenzialità enorme può essere usata sia per il bene che per il male, come abbiamo visto tante volte nella storie dell’umanità; la bomba atomica ha un potenziale distruttivo enorme, però ha la possibilità di essere l’energia nucleare, di essere sfruttata in altri modi, così come tante altre invenzioni che sono state fatte dall’uomo; il fatto di non cedere sui principi morali può essere uno stimolo a cercare delle strade alternative a quelle che sono state trovate fino a quel momento, questo è stato un caso molto importante, non potendo utilizzare certe strade, si è cercato di vedere se era possibile trovare un’alternativa in ricerche di altro tipo, questo è uno di questi risultati, penso che come credenti, ma in qualsiasi altro ambito, se le convinzioni morali sono forti, ci si oppone all’uso che si ritiene sbagliato della ricerca scientifica ma di tante altre attività umane, se no si corre il rischio di considerare la razza umana semplicemente, come viene fatto spesso, un frutto del caso e se è frutto del caso, non ha nessun senso parlare di morale, di etica o di diritto, di valore della vita, ricordiamoci sempre che il valore dell’individuo, il valore della persona non deriva dal caso, ma deriva da un progettualità, deriva da un senso, deriva da uno scopo e questo nella teoria del caos e della casualità dell’evoluzione e della creazione o della nascita della vita non esiste proprio, non c’è etica nel caos e nella casualità. Franco: interessante anche quello che dice questo articolo, che sembrava, da quello che ci veniva presentato da chi era d’accordo sul discorso delle cellule staminali embrionali, che si voleva bloccare la scienza, si voleva addirittura essere contro i risultati per chi era malato, in realtà questo ha dimostrato che non era così, non era questo il modo giusto, la strada giusta per questi esperimenti, Gianfranco. Gianfranco: si, d’altra parte non ci dimentichiamo un aspetto fondamentale della scienza, la scienza non da mai certezze assolute, ma da soltanto teorie fino a prova contraria… Franco: in effetti, scusa se ti interrompo, in effetti questa tecnica sulle cellule embrionali staminali, addirittura, dice l’articolo, non ha mai portato alcun risultato, era tutta una teoria, che fino ad ora no ha dato proprio nessun risultato. Gianfranco: questo è il grande problema tra la ricerca scientifica reale, seria e la divulgazione giornalistica di massa, nella quale si tende a dare come scontato e come acquisite, magari solamente delle ipotesi, delle teorie, degli esperimenti che hanno dato qualche risultato parziale; la scienza di per se stessa non da certezze, ma dice soltanto, ok, fino a questo momento, questo è quello che abbiamo scoperto, queste sono le leggi che funzionano, ma la ricerca si basa sul fatto di sfidare costantemente le acquisizioni che ci sono, la scienza si basa sul fatto di non accettare per definitive certe posizioni, se no non c’è più motivo per andare avanti in una ricerca, il fatto di aver continuato su questa strada, ha fatto vedere che ci sono altre possibili strade da percorrere, soluzioni, indirizzi, vediamo, vedremo se anche questi sono percorribili, in che modo, che risultati daranno reali, perché ricordiamoci sempre che un conto è aver sviluppato delle cellule staminali con una modificazione di ingegneria genetica, che anche su questo dal punto di vista etico potrebbe essere discutibile come metodologia, ma un altro conto è vedere se questo porterà poi delle conseguenze concrete, reali e non sarà semplicemente un dato più accademico che pratico, questo lo potremo vedere solo nei prossimi anni, decenni. Franco: purtroppo, se questa è una notizia positiva da conto altare, su questo argomento, c’è anche una notizia negativa, alcuni si ricordano che quasi un anno fa, quando si è insediato il governo Prodi, il ministro Mussi, Fabio Mussi, aveva tolto la firma dell’Italia dalla cosiddetta minoranza di blocco, che impediva in quel momento che fondi comuni europei, fossero destinati alla ricerca appunto, sugli embrioni, poi abbiamo visto che i fatti hanno dimostrato il contrario. Però, dice l’articolo, il danno però è fatto, in Europa il gesto di Mussi ha permesso che venissero finanziati con i soldi di tutti, i progetti di ricerca, appunto sulle cellule staminali embrionali e dico io, producendo anche un gran numero di queste cellule. Oggi però c’è il pericolo che lo sterminio di embrioni, rischia di essere una forma di accanimento ideologico privo di serie giustificazioni scientifiche, tanto meno umanitarie. Qualcuno ha già detto di porre un rimedio a questo, di fare una moratoria, di bloccare, di sospendere per 5 anni la distruzione di questi embrioni. Notizia positiva, dall’altra parte Gianfranco, questa notizia anche negativa, la possibile distruzione di tutti questi embrioni. Gianfranco: ma quello è un problema che la politica e la morale, l’etica dovrà porsi, perché senz’altro la creazione di questi embrioni crea un problema etico non indifferente, perché se da una parte alcuni non li considerano degli inizi di vita, dall’altra altri li considerano in questo modo, la distruzione potrebbe essere configurata come degli aborto, un aborto di massa, come del resto veniva considerato qualcosa di non accettabile il loro uso per esperimenti; non è semplice gestire la cosa, perché c’è una contraddizione di fondo, distruggere gli embrioni viene considerato qualcosa di sbagliato perché l’embrione ha una sua identità, ha un suo valore, nel momento in cui l’embrione viene impiantato nell’utero la donna può decidere di abortire, quindi di distruggerlo, perché paradossalmente l’embrione impiantato nell’utero sembra avere meno diritti che l’embrione congelato, quindi c’è un paradosso della legislazione, dell’etica che non è di facile soluzione, come succede spesso quando la scienza incomincia a svilupparsi al di la di un controllo etico o morale, ci si scontra poi con delle situazioni di non facile gestione.
A cura di F.S.


