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Mercoledì, 09. Gennaio 2008

Aborto: proposta di moratoria ed eventuale revisione della legge che non ha realizzato pienamente gli scopi prescritti.

di teenchallenge, 12:03
 
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
 
Franco: questa settimana vogliamo iniziare con un argomento che è risaltato alle cronache proprio alla fine dell’anno scorso e all’inizio di questo anno, per varie motivazioni. Parleremo di aborto; tante le prese di posizione per questa nuova possibilità di ridiscutere, alcuni hanno detto addirittura di ridiscutere la legge, due le motivazioni che hanno portato alla discussione su questo argomento. Uno nasce dalla possibilità di fare una moratoria, come lo è stato per la pena di morte, su appunto l’argomento dell’aborto, alcuni hanno proposto questa moratoria; l’altro argomento invece, viene fuori dal fatto che la legge in realtà, come viene descritta, non è stata completamente applicata. Gianfranco, un primo commento su questi due argomenti che hanno portato a una nuova discussione sull’argomento aborto. Gianfranco: ma, l’accostamento dell’aborto con la pena di morte, può ovviamente far discutere, nel senso che la pena di morte è collegata con un reato commesso da chi viene condannato, nel caso dell’aborto non c’è niente di tutto questo, non c’è nessun reato a monte dell’aborto, quindi della morte del feto. Poi ovviamente viene sempre fuori il discorso se un feto, un embrione entro i limiti legali della possibilità di un aborto è da considerare una vita umana o meno, questa è una discussione che va avanti da molto tempo. Senz’altro l’accostamento delle due cose può far discutere per certi versi come dicevo, per altri è interessante perché mette sullo stesso piano la dignità della vita di una persona, anche se una persona che ha commesso dei crimini molto gravi e la dignità della vita di un embrione che non ha ancora cominciato ad avere una vita relazionale, visibile, palpabile con il resto del mondo; il fatto di metterli sullo stesso piano per una moratoria, può essere una cosa interessante, fa vedere come alcuni aspetti del clima sociale stanno cambiando. Franco: l’argomento della moratoria, sembra che nasca soprattutto dal fatto, alcuni dicono, dalle nuove scoperte scientifiche, dal fatto che in alcuni casi che è successo, che alcuni bambini nati entro i giorni prescritti dalla possibilità di abortire, sono rimasti in vita per alcuni giorni. C’è questa anche possibilità che le nuove scoperte possano mantenere in vita un nascituro nato così prematuro. Da qui nasce il discorso della moratoria, Gianfranco. Gianfranco: ma, questo d’altra parte va nella stessa direzione delle discussioni sulla possibilità di una gravidanza extrauterina, di cui si è parlato e si è discusso a livello accademico, scientifico già qualche tempo fa, cioè la possibilità di sviluppo di un embrione a di fuori dell’utero materno o comunque di una donna. Di se stesso l’embrione ha in se tutte le caratteristiche per un suo autonomo sviluppo, l’unica cosa che prende dall’utero ospitante è il nutrimento per il suo sviluppo, se questo può essere fornito dall’esterno, si può benissimo pensare a degli uteri artificiali, come sono stati ipotizzati, cioè degli ambienti che forniscono dal punto di vista tecnico, non relazionale ovviamente, ma forniscono all’’embrione tutto quello che gli serve dal punto di vista nutrizionale, di calore e via dicendo, per il suo sviluppo, in questo ovviamente si inserisce ancora di più il concetto della dignità o meno della vita, quindi del diritto che ha la persona ospitante l’embrione, di uccidere questo abbozzo di persona umana, abbozzo nel senso che non è ancora formata completamente, ma che ha una sua dignità in quanto embrione, tanto è vero che ricordo che in un’altra questione parallela, che è una contraddizione per certi aspetti, e la difficoltà di distruzione degli embrioni congelati. E’ ammesso l’aborto, quindi la morte di un embrione impiantato in un utero, per questioni di salvaguardia della salute psicofisica dell’organismo ospitante, ma non viene accettato il fatto che questo embrione non impiantato, venga distrutto, è una contraddizione di termini, ma questa è la situazione, la possibilità di far sopravvivere feti in momenti sempre più precoci, questo fa parte degli sviluppi della medicina, della tecnologia eccetera. I bambini prematuri che una volta erano destinati alla morte sicura, adesso vengono salvati e portati mediante delle macchine, le famose incubatrici, a completare il loro sviluppo al di fuori del seno materno. Franco: l’altra argomentazione, di cui dicevamo prima, a favore di chi vuole rivedere, rileggere, ridiscutere la legge 194, è proprio il fatto della legge che in realtà, alcuni dicono, non è stata realmente applicata e se ritorniamo proprio agli articoli della legge, soprattutto l’articolo uno, in realtà è proprio così, vi leggo proprio l’articolo uno, che dice: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontari di gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi sociosanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”. E poi più avanti, soprattutto nell’articolo 5, si parla di queste iniziative che dovrebbero in realtà togliere via tutti gli ostacoli possibili, che una madre e un padre insieme, portano per la possibilità di fare un aborto e questi servizi sociosanitari, dovrebbero dare il più possibile le possibilità per togliere questi ostacoli. E’ interessante anche il commento proprio di Oreste Benzi, che dice così: “La maggior parte delle donne non abortirebbe se si facesse con loro un progetto di rimozione delle cause che le hanno portate a chiedere di interrompere la gravidanza, cos’ come appunto richiesto dall’articolo 5 di questa legge, mettendo un atto le risorse necessarie”. Gianfranco, leggendo proprio la legge si capisce che in realtà coloro che dicono che la legge non è stata messa in atto è proprio così, perché la legge non parla della possibilità solo di abortire ma da la possibilità di avere una gravidanza al di la dell’aborto. Gianfranco: si, questo è vero ed è una questione sulla quale si discute ogni volta che salta fuori la questione della legge 194; il fatto che non è stata fatta abbastanza prevenzione, abbastanza educazione e tute queste cose qui, che sono tutte quelle forme di prevenzione di cui si parla tento, ma che nella nostra società vengono portate avanti molto poco e non solo in questo settore. Si parla tanto di prevenzione delle dipendenze, ma di fatto no ci sono risorse, non si sono strumenti, non ci sono grosse cose che vengono fatte per la prevenzione, è più facile, più immediato, più visibile un risultato di intervento che non si prevenzione. Con l’aborto, ricordiamoci anche il clima e l’ambiente sociale e culturale nel quale si è sviluppata la legge, ormai appunto trent’anni fa, più di trent’anni fa, che diceva, che contrastava tutta una pratica illegale, clandestina e estremamente pericolosa, di aborti fatti al di fuori di strutture sanitarie e via dicendo, con un grave pericolo per chi vi si sottoponeva. La legge è intervenuta principalmente per contrastare questo, non tanto per dare una possibilità a chi era incinta di abortire, quanto di poterlo fare in un modo che non compromettesse ulteriormente la salute; è stato un prendere atto di un problema che c’era, è stato un prendere atto di un rischio per la salute che c’era e si è cercato di ovviare a questi pericoli per la salute della donna, con la possibilità di un aborto fatto nelle condizioni igienico sanitarie adeguate. Questo è stato il concetto che c’era alla base inizialmente, quello che poi è stato preso, è stato vissuto negli anni precedenti come è stato sbandierato in quel momento in cui c’era un movimento femminista molto forte, non dobbiamo mai dimenticare i momenti storici nei quali nascono certe leggi, perché se no corriamo il rischio di non capirne il senso originario; è stato sbandierato come una conquista sociale, come una conquista della donna che finalmente poteva abortire e non portare a termine una gravidanza quando non voleva, indipendentemente ad esempio, dal parere del marito o quasi, che diventa quasi ininfluente nella decisione di un aborto. In situazioni in cui la salute, anche non fisica, era considerata a rischio; è molto semplice, tante volte considerare a rischio una salute psicologica, basta un rifiuto: io questo figlio non lo voglio, mi fa andar fuori di testa, per mettere in discussione o almeno dare lo spunto per dire: la gravidanza è pericolosa per la salute psichica, emotiva della donna. Quindi, da un rischio fisico, di salute fisica, s’è passato a tutto un altro discorso, per andare avanti poi, con il controllo delle nascite, con le famose pillole del giorno dopo, di cui abbiano già parlato e via dicendo. Quindi si è scarrocciati via, secondo me, su quello che erano gli scopi originali, sia per la non applicazione, ma anche per il fatto che doveva contrastare una pratica estremamente dannosa, che tanto è vero che sanz’altro da questo punto di vista molte donne ne hanno usufruito nel bene, chi voleva abortire lo poteva fare anche prima, adesso lo può fare in maniera più sicura; spacciare questo per una conquista sociale mi sembra tutto sommato eccessivo però; è senz’altro un’ammissione di un fallimento di un apolitica di educazione sessuale. Franco: alcuni vedendo questa mancata applicazione della legge, hanno ribadito il fatto che nei consultori addirittura manca proprio questa assistenza, che ormai c’è una mentalità prevalente di proporre addirittura direttamente la possibilità di abortire, cioè non c’è neanche la mentalità di aiutare le donne che magari vorrebbero portare avanti la gravidanza; è entrata proprio la mentalità nei consultori di questo modo di fare, Gianfranco. Gianfranco: ma, c’è anche da dire una cosa, che si fa in fretta a far una chiacchierata con una persona dicendo: tu non devi abortire; quando poi la persona mette di fronte i problemi del magari di altri figli, il problema della gravidanza al di fuori di un matrimonio o di una relazione stabile, quando mette di fronte i problemi derivanti dalla insufficienza economica per avere e mantenere in maniera adeguata dei figli e così via, un consultorio, quindi un gruppo, un equipe anche di persone, psicologi, assistenti sociali e via dicendo, che spiegano e cercano di convincere la persona che abortire è sbagliato, ovviamente si trovano con delle grosse difficoltà, anche ovviamente piccoli aiuti che possono essere dati, come i bonus che sono stati dati negli anni passati da vari governi, magari 500, mille euro, per una gravidanza, nono risolvono il problema. Il fatto senz’altro di poter consigliare eventualmente l’adottabilità del bambino alla nascita, pone altri problemi, con i tempi che ci sono nella legge e nella struttura e nelle burocrazia italiana, per l‘adozione di un bambino; quindi ci sono diversi aspetti che si sovrappongono e che non sono stati probabilmente considerati in maniera adeguata. Ci vuole meno tempo e meno risorse anche economiche, oltre che di persone, per l’aborto che non per un lavoro di assistenza e di affiancamento della donna che è rimasta incinta per aiutarla a non abortire. Franco: argomento questo dell’aborto, che ha fatto scaturire anche una buona discussione nel Forum di evangelici.net, e a questo punto vorrei chiederti: come cristiani cosa potremmo fare, forse come cristiani abbiamo un po’ mancato noi anche di dare la giusta assistenza, il giusto apporto alle donne che magari hanno questo problema. Gianfranco: senz’altro molto spesso ci si è fermati alla posizione, è sbagliato, non si fa, punto, senza cercare di affrontare il problema dal punto di vista concreto, di affiancare ed essere vicino a persone che sono in questa situazione, vorrebbero, magari non vorrebbero abortire, ma non possono neanche o non vogliono per varie ragioni, prendersi cura o tenere il bambino. Non è stato fatto niente e questo porta tante volte ad avere un po’ le cartucce bagnate, come si dice; un’azione che viene fatta, in alcuni casi ci sono delle iniziative che possono essere utilizzate e che esistono nell’ambiente cristiano evangelico in Italia, di sostegno e queste situazioni, cito solamente un gruppo di lavoro che si trova in Sicilia, si chiama “Il Faro”, che da assistenza a ragazze madri, è iniziato come un lavoro di assistenza a ragazze madri e si occupa di prendere in carico con case famiglia, bambino anche appena nati, per aiutare persone di questo genere, lavorano in stretto contatto anche con i tribunali dei minori e via dicendo. Quindi ci sono delle iniziative, ce ne sono senz’altro molto poche; una maggiore sensibilità dovrebbe esserci, però è un argomento di cui si parla troppo poco.
A cura di F.S.