Mancata visita del Papa alla Sapienza: analizziamo due posizioni evangeliche, A.E.I. e G.B.U.
di teenchallenge, 12:02
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
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Franco: questa settimana vorremmo occupare la maggior parte del nostro tempo su un fatto, un avvenimento che è successo proprio in questi giorni e ancora sta facendo discutere. Parleremo di quello che è successo all’Università di Roma, per quanto riguarda l’invito e poi la mancata presenza del papa, di Benedetto XVI, per l’inaugurazione dell’anno accademico. Non parleremo in modo particolare del fatto in se stesso, ma soprattutto di due prese di posizione, due dichiarazioni per quanto riguarda il campo evangelico. Una fatta dal Consiglio Federale dell’Alleanza Evangelica Italiana e una fatta dai GBU, Gruppi Biblici Universitari. Due posizioni che sono d’accordo su alcuni, ma poi si separano su due punti principali. Ma vogliamo vedere un po’ queste due posizioni e poi analizzarle. Nei 4 punti della posizione dell’Alleanza Evangelica Italiana, il primo dice che si è trattato di una rinuncia del papa, c’è chi parla di violazione della libertà di parola, i professori contestatori hanno giustamente messo in discussione l’invito a tenere la lezione magistrale all’inaugurazione dell’anno accademico e questa presa di posizione dell’Alleanza Evangelica, dice che è giusto così, che il papa non doveva intervenire in questo inizio di anno accademico facendo questo, facendo una lezione. Le ragioni che hanno portato il papa a rinunciare alla visita sono indicative, probabilmente egli si sente ancora una figura universale che parla a tutti in modo indistinto. Che non sia in atto un attacco alla libertà di parola del papa e in più generale della gerarchia cattolica, è evidente dal fatto che tutti i telegiornali, tutti i giorni riportano le parole del papa. Praticamente la presa di posizione è che il papa, la chiesa cattolica ha già grossi spazi e sarebbe sbagliato dare questo spazio in più. Gianfranco, proviamo a commentare questa prima presa di posizione dell’Alleanza Evangelica Italiana, su questo fatto e anche analizzando magari questo fatto. Gianfranco: ma, senz’altro non è facile dare un’analisi completa, perché le sfaccettature e i distinguo possono essere molti e questo lo vediamo da tutti gli articoli che sono stati scritti proprio su questo argomento nei giorni scorsi. Senz’altro l’inaugurazione dell’anno accademico con la presenza del papa, dava un segnale di un certo tipo molto forte, in quanto non era un intervento così diciamo di secondo piano, dando l’inaugurazione si voleva probabilmente dare un immagine più a lungo termine. Una immagine che poteva dare l’idea che voleva influenzare l’orientamento dell’anno scolastico o comunque dal punto di vista filosofico dell’università. E’ vero che d’altra parte il papa può parlare in altri ambiti, quello è senz’altro vero, però sinceramente l’idea di vietare o comunque di contestare la presenza del papa in un momento del genere, mi sembra un po’ sopra alle righe rispetto a tutto quello che succede nella nostra società ultimamente. Franco: quello che ha fatto, analizzando il fatto in se stesso, quello che ha fatto rinunciare dicono, al papa a intervenire a questa inaugurazione, la lettera di alcuni professori, che hanno dichiarato appunto, che era inammissibile affidare a un pontefice, l’inaugurazione di un anno accademico; ma quello cha scaturito la mancata presenza è soprattutto il pericolo che è nato dalla presa di posizione soprattutto degli studenti, che hanno protestato, hanno cavalcato questa protesta in modo molto forte, dicendo che non potevano assolutamente accettare la presenza di un papa a questa situazione. Sembra che questo cavalcare questa situazione abbia creato questi problemi, ma sembra strano che gli studenti abbiano preso fortemente questa posizione Gianfranco. Gianfranco: guarda, si pensa o i vuole, secondo me uno dei problemi di base, di tutto questo è che si vuole dar l’idea che l’università, o qualsiasi altro ambito, possa essere completamente avaloriale, volendo dire con questo che escludendo la componente religiosa o comunque l’intervento religioso; il papa viene e da un orientamento a un pulpito dal quale portare avanti le sue idee, escludendo questo, l’università o comunque l’insegnamento, o comunque tutto quello che viene fatto, può rimanere in un ambito non caratterizzato da una forte filosofia; il laicismo, la laicità, si pensa che sia un territorio neutro, di fatto non lo è, questa è una cosa che dobbiamo ribadire e tenere molto presente. Non esiste una neutralità valoriale o filosofica, la laicità è permeata da punti di vista filosofici molto forti, quindi, il fatto di escludere a priori un intervento di tipo religioso, implica l’affermazione implicita che non si vuole l’influenza di un certo tipo di filosofia di vita, in questo caso cristiano cattolica, nella vita degli studenti o nell’orientamento dell’università, mentre se il discorso iniziale fosse stato fatto da un qualsiasi esponente non religioso o ateo o di altra estrazione no religiosa, sarebbe stato probabilmente accettato. Il problema di base, è pensare che esista una neutralità filosofica, se si esclude il cristianesimo, vuol dire che c’è un’altra filosofia che sta alla base di certe decisioni, come se si esclude la religiosità in se stesso, vuol dire che si esclude a priori l’importanza o la presenza di una vita o di realtà spirituale metafisica; quindi il problema di base è secondo me questo, non ci si rende conto che esiste una forte filosofia non cristiana, se non addirittura anti-cristiana, quando no si ammette che esiste anche il cristianesimo e che possa continuare a dire quello che pensa. Franco: un altro punto che è stato sollevato soprattutto dai professori, è il fatto che la religione, il credo, non dovrebbe entrare mai in un discorso scientifico e vi leggo alcune frasi, proprio prese dalla presa di posizione invece dei GBU. Il problema più serio posto della vicenda della mancata visita papale concerne lo status della ricerca scientifica, nonché le forme e le istituzioni in cui essa si concretizza ed è condotta. La problematicità di questo punto sta nel fatto che la ricerca è concepita in termini di neutralità assoluta in quanto essa fa leva si componenti antropologiche. Contro questa tesi della neutralità della ricerca scientifica si staglia da sempre tutto il pensiero cristiano il quale, al contrario, e in maniera sempre più cosciente, si va convincendo che anche la ricerca scientifica sia un ambito in cui esplicitare il proprio credo, in cui far confluire le proprie convinzioni di fede. Gianfranco, la presa di posizione dice che è possibile anche in una ricerca scientifica, esprimere la propria posizione di credo e questo lo abbiamo visto anche a livello di ricerca scientifica in questi ultimi tempi, che si è spinta un po’ al di la, al di fuori anche di una morale; far entrare anche una morale cristiana non sarebbe sbagliato. Gianfranco: è quello che dicevo prima, non esiste un amoralità completa, perché le mie decisioni come uomo, come persona, sono dettate da quello che secondo me è il giusto e lo sbagliato, ho dei criteri di riferimento; il fatto che io faccia degli esperimenti sugli degli animali, piuttosto che su dei bambini, esprime una mia convinzione filosofica, nella quale ritengo fattibile, ritengo una cosa non immorale, sacrificare la vita o il benessere di alcuni esseri viventi che io ritengo inferiori all’uomo come dignità, salvaguardando i bambini e non viceversa; quindi il fatto stesso che io faccia ricerca e che mi orienti alla clonazione di una cellula, piuttosto che la ricerca delle cellule staminali, già esprime il fatto che io sono contrario a un certo tipo di sviluppo e favorevole ad un altro. Questo è un terreno nel quale forse c’è molta confusione, non esiste una amoralità, nel senso che ognuno di noi nelle sue scelte, che siano di studio, che siano scientifiche, che siano religiose o che siano di qualsiasi tipo, esprime quelli che sono i propri valori interiori, proprio i valori interiori, sono per definizione, la nostra religione, quello che il nostro rapporto spirituale con noi stessi e il mondo che ci circonda. Se no c’è un rapporto di tipo trascendentale con una divinità, con un Dio, che può prendere varie forme, nelle varie religioni, in ogni caso c’è la nostra filosofia di base che governa la nostra vita. Non esiste una neutralità delle cose, questo penso che bisogna dirlo chiaramente; penso che tra i vari commenti, sentivo il commento del rabbino di Roma, che diceva: sembra di vedere in questa posizione all’università, una sorta di integralismo laico, nel quale si vuole, togliere completamente qualsiasi riferimento soprannaturale a priori, dalla vita e dall’insegnamento, al posto di avere quel atteggiamento che secondo me è molto più scientifico, divedere tutte le possibili opzioni senza scartarle a priori, perché secondo noi non è secondo la nostra logica. Franco: un’altra paura, un altro pericolo che i GBU notano in questa situazione e loro sicuramente hanno il polso migliore del nostro, perché vivono nell’università, vivono a contatto con gli studenti, è quello che questa situazione possa creare problemi in una testimonianza cristiana, loro si occupano di questo nelle università e vedono che questo potrebbe creare questo problema, vi leggo alcune righe finali di questa presa di posizione, che parla appunto di questo. I Gruppi Biblici Universitari, da sempre si pongono l’obiettivo di annunciare il Vangelo di Gesù Cristo per la salvezza di chi crede e per tale motivo rifuggono da qualsiasi posizione estremista: rifuggono da posizioni anti-cattoliche, pur operando all’interno di un contesto come quello universitario dove la presenza della chiesa cattolica, indipendentemente dalla visita del papa a La Sapienza, è forte; rifuggono da posizioni politiche per poter parlare a studenti di destra e di sinistra. In questo caso facciamo nostra l’esortazione dell’apostolo Paolo che chiede che si preghi Dio per le autorità di modo che il Vangelo sia annunciato in pace. Per questa ragione e in funzione di questo obiettivo, allorquando il clima di confronto anche serrato tra idee culturali, religiose e di altro genere, supera la soglia della legittima dialettica, del rispetto e del decoro, divenendo scontro ideologico che crea situazioni imbarazzanti come quelle che abbiamo visto a Roma, riteniamo che tutto ciò possa mettere in pericolo la libertà di annunciare il Vangelo. L’atteggiamento sbagliato dei docenti e degli studenti romani, lungi dall’aver posto in maniera seria il problema della pluralità delle idee all’interno delle istituzioni accademiche, ha di fatto creato le condizioni di possibilità per un incremento dello scontro e della legittimazione, da parte dei vari contendenti, all’occupazione di spazi e risorse. Gianfranco, un clima che potrebbe aumentare, che potrebbe degenerare e che potrebbe anche creare problemi, come vede il GBU, di testimonianza cristiana anche all’interno delle università. Gianfranco: si, ritengo di si, perché quella forma di integralismo laico, a cui facevo riferimento prima, io lo vedo anche in altri settori della società; ma restando all’università, io mi chiedo, mi faccio una domanda, se al posto di essere il papa a essere invitato a parlare all’inaugurazione dell’anno accademico, fosse stato il Dalai Lama o fosse stato un Imam islamico o fosse stato un esponente di un altro gruppo religioso, ci sarebbe stata la stessa levata di scudi? Questa è una domanda che mi faccio, io non credo che ci sarebbe stato una cosa di questo genere, tanto è vero che in occasione della visita del Dalai Lama alcuni mesi fa in Italia, c’è stato quasi una sorpresa, un disappunto, che alcune istituzioni non lo ricevessero in maniera ufficiale, con tutti gli onori che doveva ricevere secondo loro una personalità così importante. Mi sembra di vedere in tutto questo, non solamente o non tanto una presa di posizione anti-spirituale, quanto una presa di posizione anti-cristiana in generale. Se fosse stato proposto un esponente di alto livello religioso, ma non cristiano, probabilmente, questo è il mio pensiero, non ci sarebbe stata tutta questa questione, ma sarebbe stato accettato come: sentiamo la voce di un’altra persona, di un altro punto di vista, l’espressione di un’altra filosofia di vita religiosa. Dal papa questo non è stato accettato, d’accordo o meno che possiamo essere con quello che il papa avrebbe potuto dire, è questo che mi preoccupa più di tutto e che mi lascia molto più perplesso, che non il fatto che il papa potesse avere anche altri palcoscenici dai quali parlare. Franco: c’è il pericolo che questo, chiamiamolo pericolo di mancata libertà nelle università, esca anche fuori e si crei anche un clima la di fuori delle università, nella società e diventi più difficile, sempre di più, testimoniare? Gianfranco: potrebbe esserlo, Franco: sembra che il clima sia anche quello, a livello parliamo anche di politica, c’è anche uno scontro proprio. Gianfranco: si, l’intolleranza comincia un po’ a esserci, e d’altra parte, come dicevo prima, è possibile che un politico, che un insegnante, che una qualsiasi persona che ha un ruolo istituzionale di questo tipo, politico, mettiamo, possa governare, possa fare leggi, possa decidere della vita pubblica, senza avere dei valori? E a quel punto, che valori deve avere? Deve avere dei valori laici? Ma chi stabilisce che cos’è laico e che cos’è religioso? Una persona ha dei valori propri, ed è giusto, ed è chiamato a far valere i suoi valori, perché e per quello che è stato scelto ed eletto, nel momento in cui si sceglie una persona, si sceglie per quello che crede, per quello che dice, per la sua struttura, per la sua moralità; se una persona non è affidabile dal punto di vista morale, perché lui crede in una cosa, ma si comporta in un altro, io non so fino a che punto potrebbe essere veramente un riferimento e una persona alla quale affidare delle responsabilità. Quello che quindi vedo, è che questa quasi pretesa di incoerenza da parte di chi, ad esempio, è in un’istituzione come il parlamento, creando una divisione netta, volendo creare una divisine netta tra: questa è la mia vita religiosa, questa è la mia vita di lavoro, questa è la mia vita politica, questa è la mia vita famigliare, aspetti della vita, che vogliamo tenere separati, ma che di fatto no possono essere separati, perché quello che una persona è, lo esprime nei vari aspetti della sua vita; una persona inaffidabile a livello famigliare, non potrà essere una persona affidabile in vari altri aspetti della sua vita, e una persona che si mostra non affidabile sul lavoro, non potrà essere una persona affidabile in altri momento della sua esperienza. Ricordo solamente un esperienza che mi ha raccontato un amico imprenditore, che dovendo concludere degli affari con un anziano imprenditore estero, questo anziano imprenditore prima di concludere gli affari, ha voluto fare un po’ di domande, voleva sapere qualcosa della vita famigliare delle persone con le quali stava concludendo un affare, perché nella sua semplicità, nella sua laicità diceva: se una persona nono ha un avita famigliare equilibrata e a posto, mi da delle perplessità sulla sua affidabilità lavorativa e imprenditoriale. Possiamo discutere fin che volgiamo su queste affermazioni che senz’altro può essere un po’ radicale, però dovrebbe farci riflettere su quello che c’è alle spalle.
A cura di F.S.


