27 gennaio: "Il giorno della memoria"
di teenchallenge, 12:05
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
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Franco: questa settimana volgiamo iniziare con una notizia, un avvenimento che ormai tutti quanti sono a conoscenza, tutti quanti hanno potuto vedere anche diverse iniziative, che ci sono state nell’arco di questi giorni, soprattutto domenica 27 gennaio, in cui si è avuto la giornata della celebrazione del giorno della memoria, riguardante appunto i fatti che sono successi durante la fine della seconda guerra mondiale per quanto riguarda i campi di sterminio nazisti. Giorno della memoria, che è stato istituito nel 2000, con una apposita legge, la 211, due soli articoli che parlano di una giornata al fine di ricordare la Shoah, sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Giorno della memoria, dice anche l’articolo due, in modo particolare, con iniziative, cerimonie, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado; e il discorso che ha fatto il presidente della Repubblica Napoletano, qualche giorno prima, il 24 gennaio, alla presenza di diversi personaggi anche politici, soprattutto alla presenza di un gruppo di ragazzi e ragazze e il suo discorso era proprio improntato verso i giovani, verso i ragazzi e le ragazze, per le loro iniziative anche per ricordare questo giorno della memoria, che come detto dagli articoli della legge, è improntato soprattutto verso i giovani per ricordare questo giorno, affinché, dice questi articoli, non succedano più. Gianfranco, un primo commento, poi vedremo altre cose su questo giorno della memoria. Gianfranco: il giorno della memoria, come viene detto, è il giorno nel quale dovremmo riflettere n po’ di più su quello che è successo con lo sterminio di milioni di persone e non soltanto ebrei, questo penso che sia una prima cosa da ricordare, nei campi di sterminio nazisti non sono morti solamente ebrei, la grande maggioranza per lo meno fossero ebrei, c’è stato un accanimento particolare verso gli ebrei ma non solo, è stato il gruppo di popolazione più grande, c’era proprio un disegno specifico per l’annientamento di un popolo, però non sono solamente stati ebrei che sono morti nei campi di concentramento, quindi ricordiamoci che il giorno della memoria deve ricordare anche tutti gli atri che per varie ragioni, per questioni di patriottismo, di facendo parte dei partigiani o perché omosessuali, o perché zingari o perché diversi in qualche modo, sono stati internati e sono morti nei campi di sterminio; questo penso sia la prima cosa, non per diminuire l’impatto che ha avuto sul popolo ebraico, ma per ricordarci che sono stati tanti altri dei quali troppo spesso ci si dimentica. Franco: una mia considerazione particolare, guardando e sentendo anche le varie trasmissioni, ma soprattutto le varie reazioni in modo particolare anche per quanto riguarda i giovani. Dicevo un ami impressione particolare, perché sono nato e sono vissuto in un posto dove c’è forse un punto di incontro maggiore, di risvolto maggiore per quanto riguarda questi fatti, dicevo guardando e sentendo i vari commenti sembra, dalla mia parte, dalla mia esperienza, che no si sia compreso totalmente, soprattutto da parte dei giovani, cosa significa ricordare, cosa significano questi fatti. Dicevo, una mia considerazione, perché, essendo nato in una città, Trieste, dove c’è appunto il famoso e complesso industriale della pilatura del riso, che è chiamato appunto Risiera di San Sabba, zona in cui furono rinchiusi diversi residenti, sia italiani, sloveni, croati, ebrei, prima di essere deportati, ma in quel posto c’è stata anche lo sterminio, perché sono stati bruciati, dicevo, sembra che sia difficile comprendere realmente quello che è successo e un mio consiglio forse anche, di andare in questi posti per capire un po’ di più per assaporare, se è possibile usare questa parola un po’ si più quello che è successo in questo periodo. Gianfranco: si, infatti sono, diciamo contento, mi fa piacere il fatto che molte scuole organizzino di tanto in tanto dei viaggi di questo tipo; senz’altro non sono gite di piacere per i ragazzi, sono veramente delle gite istruttive e di riflessione; io ho avuto l’occasione di visitare tre campi di sterminio nella mia vita, Dachau, Mathausen, Dachau è nel sud della Germania vicino a Monaco, Mathausen in Austria vicino a Linz, e il ben più famoso Auschwitz Birchenau, e Auschwitz stesso. Sono state visite molto silenziose, quello che vedevo era il silenzio che accompagnava le persone che visitavano quei posti, ricordando, riflettendo su tutto quello che è successo, sembrava incredibile, impossibile che qualche decennio fa, li succedevano quelle cose che leggiamo nei libri, che vediamo nei filmati televisivi. Per molti anni di questo non se ne parlato, bisognava forse guarire da ferite interne, sembrava che in Italia gli ex deportati fossero quasi spariti, non apparivano, cercavano ovviamente, comprensibilmente di non ricordare, di non ritornare su quelle cose; adesso penso sia sempre più importante, per non dimenticare, perché passata la prima generazione, quella che ha vissuto in prima persona quei fatti, la tendenza può essere quella di no ricordare quello che il fanatismo ideologico può portare. Conoscere le persone che sono passate, che sono sopravissute a quei campi, è sempre più difficile, perché passando gli anni ce ne sono sempre meno, ma ricordo, un a esperienza mia personale, l’impressione che mi ha fatto, quando ho conosciuto la prima persona che mi ha fatto vedere il tatuaggio col suo numero che aveva sul braccio. E’ stato una forte emozione perché mi trovavo a contatto con un testimone oculare, proprio che aveva vissuto in quelle situazioni e non soltanto che raccontava quello che era successo, che aveva sentito dire o che leggeva un libro. Ricordare è importante, i ragazzi e gli studenti possono riflettere su tanti aspetti, sia dell’ideologia ma anche su come tante volte una obbedienza cieca, un fare le cose senza riflettere, il brutto, il fanatismo della guerra, può portare a far emergere aspetti della natura umana che sono terribili, oltre ad aspetti della natura umana che possono essere anche estremamente belli e commoventi. Franco: tra le varie storie che si sentono in giro, vi leggo giusto alcune righe della testimonianza di una donna, che dice: “Sono passati già più di 50anni dalla fine della seconda guerra mondiale, il cuore ha dimenticato molto, soprattutto luoghi, date, nomi di persone, ma malgrado ciò sento quei giorni con tutto il mio corpo, ogni volta che piove, fa freddo o soffia un vento forte, torno nel ghetto, nel campo di concentramento o nel bosco dove ho trascorso molti giorni. A quanto pare la memoria ha radici profonde nel corpo, a volte bastano l’odore del fieno che marcisce o il grido di un uccello per trascinarmi lontano e dentro di me”. Gianfranco, cosa si può dire, cosa significa ricordare, soprattutto per coloro hanno scampato, hanno visto soprattutto i parenti anche allontanarsi e poi non rivederli più, tante storie di questo genere. Cosa significa ancora ricordare queste cose, proprio dentro di se, anche a livello di odori, di sensazioni. Gianfranco: è sempre un rinnovo del dolore, quello che è molto forte, proprio le sensazioni che si provano, tutti noi associamo spesso delle sensazioni a dei periodi che viviamo a delle emozioni che stiamo provando, quindi il fatto di aver provato certe emozioni molto forti, come il terrore, associandolo a un odore, a un rumore, a sensazioni di quel momento, fa scattare meccanismi molto forti, nella nostra mente, per cui quando risentiamo quel rumore, quel odore, riproviamo quella sensazione, quella musica, ci ritornano, come delle frecciate, le emozioni di quel momento e si riprova lo stesso terrore, la stessa gioia in alcuni momenti se associato a quello, ma in questo caso, la paura, il terrore, la sofferenza, l’angoscia, tutto quello che è stato provato lì. Quindi è comprensibile, come dicevo prima, che molte persone abbiano cercato di non parlare più di tutto questo, sperando che in questo modo avrebbero potuto dimenticare, non soltanto a livello di pensieri ma anche a livello di reazioni emotive, questo purtroppo non è così semplice ed è per quello che persone che hanno vissuto questo anche dopo decenni parlandone, ricordandosi quello che è successo, le vediamo che si commuovono, hanno gli occhi lucidi o si bloccano e non riescono più ad andare avanti, bloccati dalla emozione, da quello che stanno provando ancora dentro, pur sapendo che sono in una situazione totalmente differente adesso, al sicuro e in un momento in cui non hanno nessuna ragione razionale per aver paura, però riprovano le stesse sensazioni. Franco: un’altra testimonianza, quella che viene da Primo Levi, che ha scritto diversi libri, tra cui dei famosi versi che abbiamo anche rivisto in questi giorni, che testimoniano e soprattutto testimoniano a chi non ha mai sentito di queste cose, cosa significa. Testi che si intitolano: “Se questo è un uomo”. Voi che vivete sicuri, nelle vostre tiepide case; Voi che trovate tornando la sera, il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce la pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì e per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d'inverno: Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole: Scolpitele nel vostro cuore, stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli: O vi si sfaccia la casa, La malattia vi impedisca, I vostri cari torcano il viso da voi. Gianfranco, da un punto di vista cristiano, visto che si è parlato e si è toccato anche in questa situazione gli ebrei, cosa dire, come commentare. Gianfranco: é interessante che Primo Levi in questa sua citazione ricordi e parafrasi un testo biblico di quando Mosè ripeteva al popolo d’Israele di ricordare quello che Dio voleva da lui, in ogni momento, a casa, coi figli, alzandosi la mattina, andando a letto alla sera, sedendosi a tavola e così via. Qualcosa di estremamente forte. Cosa dire, senz’altro associandolo a questo, quello che è importante e pensare che nella Bibbia troviamo tante esortazioni a ricordare per imparare e non ripetere più gli stessi errori e non cadere più negli stessi problemi, peccati e comportamenti. Il ricordo bisogna tenerlo, dobbiamo imparare a ricordare ma senza e questo è forse l’aspetto più difficile, senza ributtare sulle spalle dei contemporanei, quelle che sono eredità e colpe che non gli competono. E’ successo questo in Germania, se ne parla tanto, viene l’idea di associarlo al popolo tedesco, il popolo tedesco di adesso non è responsabile adesso di quello che è successo allora, però la reazione, visitando posti del genere, può essere molto forte. Questa è un’educazione che dobbiamo apprendere, dobbiamo fare nostra. Riuscire a vedere quello che e ricordare quello che è successo, con l’atteggiamento di dire: non sono stati i tedeschi, sono stati degli uomini che hanno ceduto a comportamenti assurdi, a comportamenti inspiegabili e imperdonabili, per tanti aspetti come si dice, ma che non è successo solamente in Germania. Ricordiamoci che gli stessi stermini, sono successi nell’ex Jugoslavia, gli stessi stermini sono successi sud-est asiatico, proprio in questi giorni è morto l’ex dittatore indonesiano, anche lui responsabile di massacri inimmaginabili, in Africa succedono ancora, basta vedere quello che sta succedendo in Kenia ed era successo in altre zone. Non è qualcosa purtroppo di nuovo, lo vediamo quello che è successo con gli Incas, i Maya, gli indiani d’America, non è successo solamente in Germania, penso che dobbiamo imparare a ricordare per non commettere più le stesse cose, ma disassociando quello che è successo, dal popolo che in quel momento lo ha commesso perché è un problema della natura umana, la violenza, il male; l’apostolo Paolo diceva che nella natura umana non c’è niente di buono e tutte queste cose ci portano a considerare proprio questo aspetto, quindi imparando da li possiamo dire, mai più, dobbiamo cambiare, vedere come è possibile che l’uomo possa avere un cambiamento radicale interiore. Franco: in un certo senso non così a grande scala, ma un po’ dappertutto succedono ancora questi stermini, come hai detto tu. Ma un’ultima considerazione viene da fare: uno sterminio del genere, viste le situazioni di oggi, guardando ance i siti internet, certi incitamenti anche a queste situazioni, c’è forse oggi ancora un terreno, una possibilità che questo possa succedere di nuovo? A questo livello diciamo. Gianfranco: difficile dirlo, forse per certi aspetti potrebbe essere più difficile, ma non lo so, non me la sento di dare una valutazione su questo, perché vorrei dire, spero di no, di fatto no sono così sicuro che non potrebbe succedere, proprio perché quando c’è una volontà dittatoriale molto forte e ci si trova con un ambiente che non può, non è capace, non vuole ribellarsi o non comprende fino in fondo quello che sta succedendo, le cose possono ripetersi. Purtroppo anche quello che è successo in altre popolazioni, anche più recentemente, in Kurdistan per esempio, noi sappiamo quello che ci viene riferito, ricordiamoci che fino alla caduta del nazismo, di quello che succedeva nei campi di sterminio, non si sapeva tantissimo, molte cose si sapevano, però forse non si aveva l’idea della portata, questo si scoperto dopo, quindi sulla natura umana sono piuttosto pessimista, no mi illudo che queste cose non succederanno mai più, spero che non succedano più, prego per questo, ma la natura umana purtroppo ha dimostrato nei secoli, che la prevaricazione, il senso di superiorità, di arroganza, la superiorità razziale, genetica, di tanto in tanto torna fuori, questo è un grosso pericolo perché ripeto, mi sembra che sia proprio insito nell’uomo e quindi in un modo o nell’altro salta fuori.
A cura di F.S.


