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Teen Challenge BLOG

Il BLOG de L’Arca Teen Challenge



Sei nella categoria: A tu per tu con Gianfranco

Mercoledì, 06. Febbraio 2008

Documento dei ginecologi, il feto deve essere rianimato-F.C.E.I.,Autonomia riproduttiva delle donne-Scoperta choc in Inghilterra, lo sperma si può estrarre dal midollo delle donne.

di teenchallenge, 12:03
 
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
 
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Franco: questa settimana vogliamo iniziare con un argomento che si è sentito in questi giorni, che un po’ ha scatenato anche delle reazioni, praticamente c’è stata una presa di posizione, una dichiarazione da parte di alcuni docenti, esattamente di alcune cliniche di ostetricia e ginecologia di diverse facoltà di medicina di università romane, che hanno preso una posizione particolare per quanto riguarda la nascita di prematuri, per come eventualmente mantenerli in vita. Ma per fare questo oggi ci avvaliamo di un servizio che abbiamo sentito al TG1 qualche sera fa e ascoltiamo questa intervista e questo argomento come viene presentato, sentiamo: TG1: un gruppo di medici delle università romane, ha presentato un documento che invita ad assistere sempre, i nati prematuri di 22 settimane. Non mancano le polemiche ci dice tutto Carina Laterza. “Un neonato vitale di estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona, in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente. Questa la frase chiave di un documento firmato dai 4 direttori delle cliniche ginecologiche delle università romane, Tor Vergata, La Sapienza, Cattolica a Campus Biomedico. Il documento richiama senza citarne, la costituzione che garantisce la vita e all’assistenza sanitaria, per tutti i cittadini dal momento della nascita e la legge 194, per il quale se il feto è vitale va rianimato. Oggi per la comunità scientifica e i dati internazionali, il feto è vitale dopo 23 settimane di gestazione, prima di allora, salvo casi eccezionali, la terapia intensiva non porta ad una vita autonoma. Il documento afferma adesso, che la rianimazione è necessaria anche prima, per dare tempo ai medici di valutare la situazione e discuterne con i genitori e aggiunge, se ci rendesse conto dell’inutilità degli sforzi terapeutici, bisognerebbe evitarli. “ E’ collegato da Napoli con noi il professor Mario De Curtis,
buonasera professore, ordinario di neotanologia alla Sapienza di Roma; professore, lei è tra i sostenitori dell’iniziativa dei primari di Roma, da quale esperienza nasce l’esigenza di questo documento. –L’esigenza del documento, nasce dal significativo miglioramento della prognosi dei neonati, estremamente pretermine che si è avuta nel corso degli ultimi anni. Anzitutto va precisato che il documento non prende in considerazione l’eventuale rianimazione di feti abortiti, ma solo l’assistenza di neonati estremamente pretermine, intendendo con questo termine, i nati prima di 26 settimane di età gestazionale. Riteniamo per esempio che non sia corretto, come avviene in alcuni paesi europei, come ad esempio l’Olanda, di non rianimare neonati ance vitali, perché hanno un’età gestazionale inferiore a 26 settimane. Sappiamo bene che ci può essere un errore nell’età cronologica e ugualmente una valutazione della maturità alla nascita può non essere esatta. L’approccio non va basato sul criterio statistico, cioè sulla percentuale di sopravvivenza o di disabilità, ma come per tutti i pazienti va individualizzato. Qualora ci si renda conto dell’inutilità degli sforzi terapeutici, va logicamente evitato che le cure intensive possano trasformarsi in un accanimento terapeutico.- La scienza ha fatto grandi progressi, in certi casi è possibile salvare neonati già alla 22esima settimana, ma è importante il consenso della madre, dei genitori. –Si, il parere dei genitori è un criterio molto importante nella decisione di iniziare e soprattutto di sospendere la terapia intensiva; è difficile dare delle regole, anche perché le variabili che intervengono, come la qualità della vita, il concetto del benessere del paziente, possono essere interpretati in modo differente, in ogni caso qualsiasi decisione deve essere presa nel migliore interesse del paziente e non deve essere mai permessa una eutanasia attiva.
Franco: bene, abbiamo sentito questo servizio, parecchi argomenti, parecchia carne al fuoco, Gianfranco, il punto principale della reazione di altri medici, che a volte non è giusto intervenire se i genitori sono contrari. Gianfranco: la domanda è interessante, ma si scontra con un concetto più importante che è quella di definire chi ha il diritto a valutare la possibilità di vita o di morte su un altro essere. In questo caso essendo un essere non ancora in grado di esprimere una sua volontà ecc., viene assegnata a quelli che sono i tutori, come succede con i bambini che sono affidati per la loro crescita, per le decisioni importanti, delle cure, ecc., ai genitori. Di fatto però in questo modo, si da ai genitori, il potere, se vogliamo dire così, anche se suona molto male, di vita e di morte, e questo è di per se stesso una cosa che potrebbe discussa, cioè chi può determinare se un feto può o meno vivere o morire, entriamo in un ambito molto più complesso, che non la semplice domanda, a chi chiediamo per un intervento chirurgico piuttosto che per un’altra cosa. Franco: interessante il discorso che rispetto a diversi anni fa, oggi con le varie tecniche, c’è la possibilità anche di tenere in vita comunque, un feto molto prematuro; c’è per esempio l’intervista a un medico, Giorgio Rondini, che praticamente si parla di una ragazza che ora ha vent’anni, che è stata tenuta n vita quando aveva 23 settimane che pesava solamente 480 grammi, stava sul palmo di una mano di lui, si ora ha vent’anni, si è sviluppata normalmente ha solo qualche deficit uditivo. Questo ci dice che allora forse è meglio intervenire e mantenere in vita così prematuri diciamo. Gianfranco: questo mette in gioco altri due grossi aspetti; uno è la qualità della vita, che è stato citato anche nel servizio che abbiamo sentito; qual è il concetto di benessere che noi abbiamo, qual è il minimo, lo standard o livello minimo che noi riteniamo accettabile per la vita umana e questo si scontra con tanti altri discorsi, sull’eutanasia o su altre cose; fino a che punto una persona che non ha una possibilità di avere una relazione col mondo esterno, come noi intendiamo e sottolineo come noi intendiamo, può vivere o meno, quindi c’è questo discorso, qual è la qualità della vita minima che noi riteniamo accettabile. L’altro aspetto è che anche la legge sull’aborto piuttosto che sull’intervento rianimativi, come in questo caso, in caso di parti estremamente prematuri, gioca sul discorso delle diverse e cambiate conoscenze e possibilità mediche, per cui probabilmente col cambiamento delle capacità d’intervento medico, dovremmo cambiare anche il nostro concetto di età minima vitale, perché se l’età, pensiamo a dei bambini nati prematuri, cioè il minimo era appunto considerato quello delle, i bambini di sette mesi solitamente si dice no, al di sotto dei sette mesi veniva considerato non possibile farlo vivere, perché fino ad un certo punto, fino ad alcuni decenni fa, al di sotto dei sette mesi non si poteva fare niente, ma penso a quello che si poteva fare magari cento anni fa con i bambini nati prematuri, non venivano considerati come dei bambini vitali, perché non c’era la tecnologia sufficiente per poterli tenere in vita, quindi venivano considerati di fatto destinati a morire, non veniva fatto uno sforzo più grande di tanto. Quindi i progressi medici, di conoscenza, i progressi tecnologici di possibilità di intervento, dovrebbero metter in discussione i limiti che noi diamo a quello che è l’età minima al disotto del quale non vale la pena o non serve o si ritiene inutile intervenire per salvaguardare la vita ad un feto. Franco: c’è da chiedersi come mai in Olanda non scendono sotto le 26 settimane, molto, molto avanzato come punto di rianimazione. Gianfranco: non conosco le motivazioni, perché teniamo presente che le leggi che ci sono adesso sono state fatte quando? Questo è un aspetto che dobbiamo tener presente. Una legge fatta 60 anni fa, 70 anni fa, è chiaro che può sembrare estremamente inadeguata adesso, perché 70 anni fa, i progressi della medicina erano, il livello a cui era arrivata era molto diverso da quelli di adesso, quello che era considerato vitale allora è diverso da quello che è considerato vitale ora. Quindi ci sono delle differenze che devono essere tenute presente nella evoluzione della legislazione, questo è qualcosa che tante volte ci dimentichiamo, i limiti che vengono messi, vengono messi in base a conoscenze del momento, quando queste conoscenze cambiano, anche la legislazione dovrebbe cambiare di conseguenza e adeguarsi a quelli che sono i criteri scientifici che potano alla possibilità di un intervento anche in età precedente, teniamo presente che l’età gestazionale attuale indicata, che si sta discutendo come proposta delle 22 settimane, vogliono già dire oltre cinque mesi di gestazione, quindi si sta parlando…quando si parla di settimane a volte sfugge un attimino, se pensiamo in mesi che forse ci viene più immediato dal momento, ai non esperti, ginecologi parlano più correttamente in termini di settimane, per cui viene considerat0 una gravidanza a termine in un certo numero di settimane, si ragiona in settimane, normalmente noi parliamo in termini di mesi, per cui la gravidanza non dura un certo numero di settimane, durano nove mesi. Si sta parlando di feti di cinque, sei mesi, non si sta parlando di feti di qualche settimana, quindi due, tre, quattro, cinque, sei settimane, si tratta di tempi molto più importanti; secondo me una rivalutazione, in base alle nuove conoscenze scientifiche, dovrebbe essere fatta dalla società attuale. Franco: anche se no direttamente, questa presa di posizione, questo documento, però ha fatto scatenare, argomento di cui si sta discutendo molto in questi ultimi tempi, la legge sull’aborto. Voglio riprendere una dichiarazione, un documento uscito invece dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, che raggruppa le chiese Valdesi, Metodiste, Battiste e Luterane, di qualche giorno fa appunto sulla legge dell’aborto, che dice così in poche parole, una dichiarazione di Letizia Tomassone, vice presidente appunto di questa federazione: “L’autonomia riproduttiva delle donne è uno dei diritti umani fondamentali. I protestanti italiani entrano così nel dibattito. Un figlio, una figlia – prosegue la vicepresidente -, sono iscritti nel desiderio della madre che disegna con la creatura concepita una relazione densa di significato e di vita. Quando questo non avviene, perché il concepimento è frutto di violenza o di frettolosa superficialità ed errore, la donna deve essere messa in grado di interrompere la gravidanza. Fino a quel momento sono infatti in gioco la responsabilità e la libertà che lei ha sviluppato nella sua vita.” Qualcuno ha già commentato questa notizia, questa presa di posizione. Nessun accenno in questa dichiarazione sul diritto invece dei feti, dico io e non è forse l’unica presa di posizione su questo argomento di tutte le chiese protestanti evangeliche italiane, magari qualcun altro la pensa diversamente, Gianfranco. Gianfranco: ma, secondo me c’è un errore di fondo nel paragonare o nel mettere sullo stesso piano, quelli che sono casi estremi ed estremamente rari, questo sia una cosa importante da tener presente, la violenza, su quello si può discutere fin che volgiamo, se è giusto, se è corretto portare avanti una gravidanza frutto di violenza e tante altre cose… Franco: rari specialmente in Italia, possiamo dire, magari in qualche altro paese, ma qui è molto difficile. Gianfranco: parliamo della situazione italiana è inutile per tanti aspetti andare a parlare di quello che può succedere in situazioni di guerra, per esempio come è successo in Serbia, nella guerra in Serbia, nella ex Jugoslavia e via dicendo e succede tante volte magari in molte altre guerre. Quindi lasciamo perdere quelli che sono i casi estremi, perché non si può ragionare semplicemente con gli estremi; mette sullo stesso piano quindi questi estremi con una gravidanza dovuta alla frettolosità e alla superficialità, be allora c’è un problema di base. La donna che rivendica la sua libertà, l’ha già di fatto persa in una gestione superficiale o se volgiamo anche non corretta, della sua sessualità; quindi c’è un discorso secondo me che stride, se io uso male la libertà che ho e ho dei comportamenti superficiali, sbagliati e che portano poi a delle conseguenze che io non desidero, questo dovrei pagarlo io e no farlo pagare ad altre persone, in questo caso a un essere che stato concepito; quindi c’è questa, secondo me c’è questo aspetto che stride parecchio; poi la libertà della donna mi suona tanto di femminista anni settanta, in quanto la gravidanza non è, un bambino non è un appendice della donna, è un essere autonomo Che usa il corpo della donna, della mamma per il suo sviluppo, ma è un essere completamente autonomo che non è una emanazione della mamma, ma è un’emanazione poi di due persone, e nel discorso dell’aborto, il padre viene sempre a essere messo da parte; è vero che c’è un aspetto estremamente deprecabile di abbandono da parte del padre, perché in caso di gravidanze indesiderate, il padre sparisce e chi deve portare le conseguenze di un errore è la madre, di un errore che hanno fatto eventualmente in due, però usare il concetto dell’aborto per escamotage a una superficialità e una irresponsabilità per il comportamento, questo mi sembra eccessivo. Franco: un’ultima notizia collegata agli argomenti che stiamo parlando oggi, se la scienza permette di scendere per quanto riguarda l’età di un feto per mantenerlo in vita, dall’altra parte la scienza fa scoperte che forse ci porteranno, c’è da chiedersi chissà dove. “Scoperta choc dall’Inghilterra: lo sperma si può estrarre dal midollo delle donne. Entro cinque anni la scienza potrebbe essere in grado di rendere superfluo il ruolo dei maschi nel processo riproduttivo. E se molti scienziati affermano che questa tecnica potrò portare a nuovi trattamenti per la cura dell’infertilità nelle coppie eterosessuali, - e qualcuno ha detto anche in quelle omosessuali – un ricercatore americano sostiene di voler ottenere il via libera alla sperimentazione per demolire la credenza che il matrimonio eterosessuale sia superiore perché volto alla procreazione”. Gianfranco, anche qui uno spingersi in la con la scienza, che potrebbe avere anche conseguenze negative. Gianfranco: ci saranno senz’altro una conseguenze, che saranno discriminati gli omosessuali maschi, rispetto agli omosessuali donne. Può sembrare una battuta, ma di fatto, questo permetterà solamente alle coppie omosessuali femmine, di eventualmente procreare e non ai maschi, creando una sperequazione, che in una società che ricerca l’eguaglianza a tutti i costi, non sarà accettabile. Perché gli omosessuali femmine possono procreare i maschi no. Franco: c’è da dire un’altra cosa, che da queste femmine, la scienza dice che nasceranno solamente femmine, no potranno nascere maschi. Gianfranco: questo si vedrà come saranno le ricerche, ma senz’altro viene ad essere una deformazione dello stato naturale delle cose, uno stato naturale nel senso di natura, perché questo è tante volte quello a cui ci appelliamo quando rifiutiamo il concetto di una creazione e di un intervento di Dio nella vita dell’uomo, ci appelliamo alla natura, La natura non prevede una procreazione di questo tipo a meno che non sia insita nella natura stessa dell’essere animale, quindi l’ermafroditismo e quindi la riproduzione asessuata è possibile, ma quegli esseri sono predisposti e fatti per funzionare in quel modo o anche in quel modo, l’essere umano non lo è, il voler cambiar le cose artificialmente è un andare contro natura, contro quello che è lo stato naturale, logico, liscio e tranquillo del corso della natura, questo indipendentemente dal discorso di un intervento divino, del concetto di rapporto con Dio; per di più come cristiani questo discorso di andare, di voler andare oltre a quello che è l’ordine creazionale mi sembra oltremodo sbagliato, oltre al fatto che si nota in se stesso, se è vero quello che prevedono che la procreazione potrebbe essere solamente al femminile, sarebbe sempre un qualcosa di minore, di limitato, di quello che è la procreazione normale che prevede la possibilità sia della nascita i un maschio, sia della nascita di una femmina.
                                                                       A cura di F.S.