Giorno della memoria delle foibe-Generazione rehab-Canzoni con testi sulle droghe-Nuove droghe online
di teenchallenge, 12:02
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
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Franco: questa settimana, toccheremo argomenti, parleremo di argomenti riguardanti in modo particolare i giovani, vogliamo però partire da un avvenimento, visto che abbiamo toccato qualche settimana fa l,avvenimento della shoah, dei centri di sterminio nazista, in cui abbiamo commentato e parlato di questo argomento, questa settimana vogliamo parlare di un avvenimento successo, il ricordo successo qualche giorno fa, il 10 febbraio, domenica 10 febbraio, in cui si è ricordato il giorno dedicato alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell’Esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati. Alla fine della Seconda guerra mondiale, mentre tutta l'Italia, grazie all'esercito Anglo-Americano, veniva liberata dall'occupazione nazista, a Trieste e nell'Istria (sino ad allora territorio italiano) si è vissuto l'inizio di una tragedia: la "liberazione" avvenne ad opera dell'esercito comunista jugoslavo agli ordini del maresciallo Tito. 350.000 italiani abitanti dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia dovettero scappare ed abbandonare la loro terra, le case, il lavoro, gli amici e gli affetti incalzati dalle bande armate jugoslave. Decine di migliaia furono uccisi nelle Foibe o nei campi di concentramento titini. La loro colpa era di essere italiani e di non voler cadere sotto un regime comunista. Trieste, dopo aver subito più di un mese di occupazione jugoslava, ancora oggi ricordati come "i quaranta giorni del terrore", visse per 9 anni sotto il controllo di un Governo Militare Alleato (americano ed inglese), in attesa che le diplomazie decidessero la sua sorte. Solo nell'ottobre del 1954 l'Italia prese il pieno controllo di Trieste, lasciando l'Istria all'amministrazione jugoslava. Ma solo nel 1975, con il Trattato di Osimo, l'Italia rinunciò definitivamente, e senza alcuna contropartita, ad ogni pretesa su parte dell'Istria, terra italiana sin da quando era provincia dell'Impero romano. Dai diversi servizi giornalistici che abbiamo sentito e il giorno del ricordo, della memoria di questi fatti è dedicato soprattutto a chi non ha conosciuto, non ha sentito questi fatti e rispetto ai campi di sterminio, questi fatti sono stati tenuti nascosti per molto più tempo, dicevo questo giorno è dedicato soprattutto ai giovani che non hanno mai sentito parlare di questo e neanche nei testi scolastici si trova a volte ricordo di questi fatti e un servizio diceva che la stragrande maggioranza dei giovani ignora il significato addirittura della parola foiba. Gianfranco, a cosa può servire il ricordo anche di questi fatti che magari toccano persone ancora vive e anche figli di persone che hanno vissuto questi fatti. Gianfranco: senz’altro, come dicevamo a proposito della shoah, serve a ricordare come il male non è solamente da un parte, politica o ideologica, il male è tante volte insito nell’uomo, quindi indipendentemente dal vestito che si mette, in un caso o nell’altro, si può esprimere in modi analoghi in ogni caso, quindi ci sono dei libri anche molto interessanti anche se molto forti, molto duri di parlano di quelli che erano i campi di concentramento titini proprio in quel periodo immediatamente successivo alla fine della seconda guerra mondiale, paragonandoli per certi aspetti, non per tutto, ma per certi aspetti a quello che era la vita nei campi di concentramento nazisti. Quindi niente di nuovo nella storia dell’umanità purtroppo e ricordiamoci che anche nelle foibe non è stato solamente una reazione anti-fascista da parte del comunismo Jugoslavo, ma in questa persecuzione, in questo sterminio sono entrati anche molti comunisti italiani che avevano la sola colpa di essere italiani, anche se con la stessa ideologia politica, quindi è senz’altro qualcosa di terribile e purtroppo non se n’è parlato fino a poco tempo fa, si parlava del male del nazismo, quindi dei campi di concentramento , ma fino a qualche decennio fa non veniva assolutamente parlato di tutto quello che era stato l’intervento comunista e della repressione che c’era stata comunista, proprio a casa nostra diciamo così, proprio di fianco ai nostri confini. Quindi sono contento che ci sia anche quest’altra parte e che il Presidente della Repubblica Italiana ne abbia parlato e abbia espresso il suo rammarico, che anche questa memoria, questo giorno della memoria sia stato fatto con molto ritardo, ammettendo che una maggiore correttezza sarebbe stata più auspicabile, però ancora una volta ricorda che il male è dentro l’uomo e non nell’ideologia in s stessa. Franco: continuiamo a parlare di giovani, parliamo invece di un fenomeno più vicino ai giorni nostri, un fenomeno che è stato segnalato, diciamo definito come fenomeno”Rehab”, che sta per una contrazione di centri di riabilitazione. Un fenomeno che tocca in modo particolare personaggi famosi, in modo particolare cantanti, che diventano famosi ma continuano a fare uso di queste sostanze dando sicuramente un cattivo esempio ai giovani. Leggo alcune righe da un articolo proprio di qualche giorno fa de La Stampa. “Sembra un epidemia, la stessa che colpì mortalmente il rock far il ’60 e il ’70, mettendo in fila le croci disperate di Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison e anche quella di Elvis Presley. E se la droga pesante accontentò molti degli artisti alla ricerca di percezioni sconosciute, lasciandone altrettanti, come Eric Clapton e Keith Richards a combattere invece per anni contro la droga, contro la scimmia, oggi il fenomeno assume sfumature differenti ma non meno inquietanti. Si rischia così, perché così fan tutti, per confusione, per sballamento mentale e magari anche nel caso di Amy Winehouse,” autrice proprio di questa canzone intitolata proprio Rehab, “l’ultima quasi vittima della serie per l’effetto Maratona, farsi forza nell’andare avanti con successo che preme troppo.” Questa cantante addirittura, che ha scritto questa canzone, che racconta la sua storia di uso di sostanze, è diventata famosa, addirittura qualche giorno fa stata premiata con addirittura 5 Grammy Awards, per questa canzone, praticamente da ai giovani un esempio in cui si può fare uso di queste sostanze comunque essere famosi. Gianfranco, un esempio che però non è per niente positivo. Gianfranco: no, non è positivo perché mette in evidenza un fenomeno molto strano, nel senso che da l’idea che la droga no sia così pericolosa, che la droga sia gestibile e via dicendo, dimenticando che a volte alle spalle di quello che noi vediamo della cita pubblica di queste persone c’è una lotta terribile a livello privato, ci sono interventi di vario tipo riabilitativo e quant’altro. Purtroppo è anche un po’ un cane che si morde la coda, perché senz’altro gestire un successo molto forte non è semplice, la pressione è tanta, il bisogno di essere sempre al massimo anche quando non si ha voglia c’è e certe droghe possono dare l’impressine di potercela fare, danno la carica breve ma intensa, violenta che può servire per quella performance richiesta in quel momento. Poi queste persona hanno, grazie anche ai soldi che riescono ad avere, la possibilità magari di interventi anche molto costosi di disintossicazione fisica, ma che non cambia quello che è il loro stato mentale, perché ricordiamo che la droga indipendentemente da quale sia, da sempre una forma di dipendenza psicologica, dalle sensazioni, dal forte piacere o forte impatto emotivo che questa droga può dare. Alcune danno una dipendenza più o meno forte dal punto di vista fisico, ma quella della dipendenza psicologica è sempre e senz’altro presente ed è quella che poi è l’aspetto più difficile da gestire dell’uso di droghe. L’idea che si possa lo stesso usare le droghe ed essere a certi livelli, da l’idea che proprio non è un grosso problema l’utilizzo, senza tener presente un altro aspetto che la parte pubblica, quando noi vediamo un tour di un cantante, questo riflette una piccola parte della sua vita, riflette qualche ora al giorno per alcuni giorni durante l’anno, non vediamo tutto il resto della sua vita, come vive tra una sera e l’altra del concerto e come vive tra un concerto e l’altro; da l’idea che tutta la loro vita, tutta la vita di queste persone che stanno sulla cresta dell’onda, sia come quando noi le vediamo in pubblico, ma non è ovviamente sempre così. Ancora una volta il mondo della droga si maschera e si presenta in un modo accattivante ma falso e fuorviante. Franco: spesso succede anche, soprattutto nel campo sportivo, da parte dei tifosi o anche dei giornalisti, di scindere praticamente la vita di un calciatore famoso, dalla sua vita privata rispetto alla sua vita pubblica di sportivo, magari come sportivo è bravissimo però ha una vita strana, difficile, malandata o anche fa uso di sostanze nella sua vita privata e a volte si accettano personaggi che fanno questo tipo di vita, valorizzando lo sportivo però non prendendo in considerazione la sua vita privata. E’ un esempio però che non è ottimo per i giovani. Gianfranco: no, bisogna tener presente due aspetti: uno è quello che può essere la vita privata che ha influenza su quella pubblica o in questo caso sortiva, vedere se c’è questa correlazione, ad esempio l’uso di sostanze nella vita privata può avere delle ripercussioni sulla vita da sportivo; l’altro è relativo ad altre abitudini,ad altri comportamenti che oggettivamente non hanno nessun riscontro nella vita pubblica quando vissuti nel privato, il fatto che un personaggio sia p o meno corretto nella sua vita famigliare, può non avere nessuna ricaduta sulla sua prestazione pubblica, ad esempio nello sport, senz’altro trasmette un modello generale sbagliato quando viene preso come riferimento, come testimonial di prodotti o viene osannato come una persona a cui riferirsi, perché si da l’immagine che la moralità, l’attendibilità o le scelte private non devono influenzare quelle pubbliche, si tratta di scindere la persona in tanti pezzi, questo la società attuale ce lo permette, perché siamo strutturati in questo modo, ma vuol dire tagliare la persona a pezzi, la persona è quella e a volte c’è da chiedersi se una persona che non è affidabile nella in certe aree della sua vita, lo sia così totalmente in altre aree; se la persona è un tutt’uno, cioè la totalità, adesso si usa in molto altri ambiti il concetto di olismo, cioè di una completezza, di una totalità dell’individuo, se volgiamo un approccio olistico alla persona dobbiamo tenere conto non soltanto delle sue prestazioni che siano nello sport, che siano nel teatro, nel cinema o nella politica, dobbiamo tenerlo insieme a quello che è la sua vita privata, per avere un’immagine completa della persona e non soltanto a spot e dividerla dicendo questo qui mi va bene, questo qui no. Franco: abbiamo parlato prima di cantanti, di musica, che fanno uso di queste sostanze, sono famosi, però allo stesso tempo alcuni ricercatori dell’università di Pittsburgh negli Stati Uniti, hanno analizzato 279 canzoni, tra quelle pubblicate nelle classifiche e hanno visto che spesso si fa riferimento a sesso, droga e alcool, scoprendo che appunto nei testi si fa riferimento in modo esplicito all’uso di sostanze stupefacenti e hanno visto che in un’età dai 15 ai 18 anni, in cui i giovani vanno formando i propri atteggiamenti verso l’importanza della salute, ognuno di loro è esposto a qualcosa come 2,4 ore al giorno di musica in cui il 98% possiede ormai una radio, un lettore CD, un Mp3. Anche questo un fenomeno che spinge, aiuta e influenza i giovani a fare uso di droghe. Gianfranco: senz’altro li espone a una serie di messaggi che giustificano o parlano bene o in ogni caso parlano moto di droghe, sessualità libera e violenza e via dicendo. Questa sovraesposizione a questo tipo di messaggi, porta una sorta di vaccinazione, per cui le cose di cui si parla tanto, alla fine non fanno più così tanto paura, perché diventano quasi famigliari, quindi se ne parla magari tanto anche in male, ma siccome se ne parla tantissimo poi la cosa non tocca quasi più, sembra una questione ormai famigliare, casalinga e di tutti i giorni. Quindi questo è senz’altro uno degli aspetti pericolosi. Poi dobbiamo tener presente che tutte queste, la musica, il sesso o la droga, le parolacce, la violenza, hanno a che fare con uno stesso aspetto della vita umana che è l’emotività, l’aspetto molto profondo, molto viscerale della nostra vita, ed è per quello che si collegano molto bene insieme, perché tutte portano a creare delle sensazioni a volte piacevoli, a volte molto forti, senz’altro in molti casi nuove a quindi attirano di per se stesse ed è per quello che vengono veicolate molto bene, ricordiamoci che la musica ha questo forte impatto emotivo ed è per quello che messaggi veicolati con la musica, spesso hanno un impatto molto più forte, ci ricordiamo ad esempio molto di più le parole di una canzone che non di una poesia, proprio per l’impatto emotivo che hanno rispetto ad altri testi. Franco: un’ultima notizia, un altro fenomeno che viene da un inchiesta del Messaggero, sempre per quanto riguarda l’uso di droghe, un nuovo fenomeno che viene dal fatto di acquistare le droga online, via internet; miscugli dai nomi etnici, dagli effetti devastanti, che vengono appunto acquistati via internet, portate a casa dal postino in forma anonima. Dice questo articolo:”Allusive, ammiccanti, con nomi vagamente etnici, dietro sigle dall’apparenza innocua si nascondono sostanze pericolose quanto l’eroina e la cocaina. Una di queste si chiama Shaboo, assomiglia al sale da cucina: piccoli granelli bianchi, dall’aspetto innocuo, sciolti in sostanze alcoliche formano cocktail dagli effetti micidiali. Gli americani li chiamano ice. Viene bevuto, ma anche fumato o aspirato. Per molti giovani è il nuovo crack. Dà la carica, eccita, elimina qualsiasi freno inibitorio. Da un senso di onnipotenza che dura anche per 36-40 ore e la materia prima non è nuova, la usavano i kamikaze durante la seconda guerra mondiale.” Anche questo fenomeno di poterla acquistare facilmente via internet e in forma anonima, è un’altra spinta ancora di più all’uso di droghe. Gianfranco: è uno degli effetti della globalizzazione, del mercato senza frontiere e della rete, che per definizione non può essere controllata più di tanto, quindi nessuno può impedire in un paese nel quale non è vietato, di pubblicizzare qualsiasi cosa e siccome la rete è collegata con, in tutto il mondo, io posso vedere di tutto, di più e comprare quello che voglio, dove voglio. Quindi purtroppo la globalizzazione, tra effetti positivi ha anche delle ripercussioni negative estreme, per di più c’è il problema che ancora più che per lo spaccio diretto di sostanze stupefacenti, l’acquisto via internet, presenta tutte le incognite di tutti gli acquisti fatti via internet, cioè dell’impossibilità di verificare le cose prima di riceverle, quindi prima del pagamento o all’atto del pagamento, l’impossibilità di protestare o di avere una controparte effettiva in caso che qualcosa non vada e se l’acquisto di droga era pericoloso, perché ovviamente non era possibile fare un’analisi chimica sul posto di quello che stavo compravo, via internet la cosa è ancora peggio, non so che cosa compro, nella migliore delle ipotesi mi hanno venduto delle sostanze completamente innocue, rubandomi, imbrogliandomi, frodandomi dei soldi. Nella peggiore delle ipotesi, io uso delle sostanze che non ho la più pallida idea ne di come siano prodotte, ne dell’igene che ci sia dietro, ne di cosa effettivamente sto utilizzando, quindi è ancora più pericoloso, è ancora più dannoso e si collega al pericolo dell’acquisto di farmaci, anche questo grande problema perchè anche in quel caso non so effettivamente che cosa sto comprando acne perché non c’è un reale controllo su questi prodotti. Franco: abbiamo parlato di giovani, in modo particolare del problema della dipendenza di sostanze e abbiamo visto che oggidì esistono molti modi in più rispetto agli anni passati. Da un punto di vista cristiano, quale risposta esiste, si può dare oggi a questo fenomeno che sta dilagando. Gianfranco: il problema è che si cerca sempre di contrastare il fenomeno droga, che si basa su una ricerca di sensazioni, con una risposta che si basa sulla comunicazione di verità, di concetti; questo è qualcosa sulla quale bisogna riflettere attentamente, perché per controbilanciare delle sensazioni, bisogna fornire qualcosa che soddisfi questo bisogno di sensazioni in qualche modo, ma che sia guidato da precisi valori in base ai quali poter scegliere quali sensazioni e in che modo cercare queste sensazioni. La risposta cristiana quindi deve essere senz’altro basata su dei valori, su una proposta positiva di vita ma deve anche far vedere che fornisce quella soddisfazione profonda, interiore, anche emozionale, che le persona stanno cercando, perché se no, tra una bella sensazione e una cosa vera, è più facile che vinca la ricerca della bella sensazione, non importa come, che non della cosa vera in se stessa.
A cura di F.S.


