Violenza su minori: docente condannato per pedopornografia, ritorna ad insegnare-castrazione chimica: una possibile soluzione per i pedofili-violenza in TV dannosa per i minori
di teenchallenge, 12:05
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
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Franco: questa settimana parleremo soprattutto di minori, di violenza sui minori ma per fare questo vogliamo sentire subito all’inizio un servizio direttamente dal TG1, sentiamo: TG1: sono sconcertata, così la Preside della scuola valdostana dopo il ritorno del docente condannato per pedopornografia. Sconcerto e indignazione, in una scuola media della Valle D’Aosta, dove è stato reintegrato il docente condannato in primo grado per aver diffuso materiale pedopornografico, la sentenza del tribunale di Aosta, che ha definito illegittima la sospensione dell’insegnante e il professore dice: lascio in cambio di una promozione. Sentiamo Maria Teresa Zocca. “Oggi, sabato, alla scuola media di Pont-Saint-Martin, ci soltanto tre classi; l’atmosfera è apparentemente tranquilla, ma la Preside, Silvana, Vierin, non nasconde che ci sia un clima di sconcerto. Alcuni genitori l’hanno già chiamata, vogliono chiarimenti sul reintegro del professore di musica, condannato a due anni per scambio via internet, dal computer della scuola, di materiale pedopornografico. Non ci sono mai stati altri equivoci nei confronti dei bambini, spiega la Preside, che tuttavia è perplessa e preoccupata, soprattutto per la serenità degli studenti.” –Sono stata molto chiara, ho spiegato le cose come deve essere, questo perché i ragazzi fossero a conoscenza di tutti i fatti e non, quindi non ci fossero equivoci, non ci fossero situazioni poco chiare, che poi danno modo ai ragazzi di ricamarci sopra insomma; mi sembra che i ragazzi abbiano capito e abbiano colto le spiegazioni in maniera tranquilla.- Si sta già pensando ad un aiuto psicologico per insegnanti, genitori e per i ragazzi. Era già stati necessario nel 2001, quando scoppiò lo scandalo che coinvolse il professore, adesso gli studenti non sono più gli stessi e bisogna ricominciare daccapo; a loro pensa anche il ministro all’istruzione Fioroni e ritiene che l’insegnante possa essere destinato ad altro ruolo a tutela dei ragazzi e in attesa di sentenza definitiva. Franco: bene, abbiamo sentito questo servizio, che parlava di questo docente condannato per pedopornografia, però il tribunale ha detto che è illegittima la sospensione, deve essere reintegrato. Partiamo da questo fatto per parlare appunto di violenza sui bambini. Anche in questo caso sembra che i diritti dei minori sono messi da parte, si da più valore e più importanza a quelli degli adulti. Gianfranco, siamo forse di fronte a una società che tra i tanti valori sta perdendo, si sta dimenticando anche dei minori, della difesa dei minori? Gianfranco: ma penso che dobbiamo prima di tutto tener presente quello che è successo e cosa dice l’aspetto giuridico della questione. L’aspetto giuridico dice che questo insegnante è stato condannato in primo grado, ci saranno processi di grado superiore, per confermare o smentire questa sua condanna per questo s reato e per quello che è la legislazione italiana, nessuno è considerato colpevole fino a che non si sia arrivati a una sentenza definitiva della cassazione. Questo è un principio giuridico, quindi da un certo punto di vista, questo insegnante è ancora formalmente innocente e questo bisogna tenerlo presente, perché tante volte nel prendere, nel reagire a queste notizie, sovrapponiamo gli effetti giuridici e formali a quello che è la nostra emotività, la nostra immediatezza, a volte anche la nostra ignoranza su alcuni fatti o alcuni risvolti di alcune situazioni. E’ chiaro che la prima reazione spontanea, viscerale è come possibile una cosa del genere. Un altro aspetto che dobbiamo tenere presente è che lui, questo insegnante, non aveva commesso nessun reato nei riguardi dei bambini della scuola, dobbiamo tenere presente anche questo aspetto, lui dal punti di vista del suo comportamento nella scuola non aveva creato nessun problema, non aveva dato adito nessuna lamentela da parte di chicchessia; era un’attività deplorevole, condannabile, sanzionabile finché vogliamo, lo dice la legge e anche la giustizia popolare, se possiamo chiamarla così, lo condanna, però di fatto da quello che ne sappiamo i bambini non sono mai stati a rischio con quel insegnante e questo è un altro aspetto, che è difficile da accettare, ma è un dato di fatto, quello che ha detto anche la preside nel suo commento. Questo bisogna tener presente, poi che dal punto di vista dell’immagina, sia conveniente o meno, che lui ritorni ad insegnare, avendo a che fare con i bambini vista la condanna, be questo ci lascia ovviamente tutti d’accordo che sarebbe meglio no lo facesse, però dobbiamo tenere presente un’altra cosa, purtroppo nella nostra legislazione e anche nell’uso normale, nella vita normale anche pubblica, pensiamo a quanti amministratori pubblici sono processati, a volte condannati in primo grado, per reati che hanno a che fare con la loro funzione, che mettono in discussione la loro capacità o la loro correttezza nel far funzionare la cosa pubblica però non lasciano il oro lavoro, non lasciano il loro ruolo, anzi continua o a ripresentarsi in quella formula; ci fa reagire meno violentemente forse, perché non ci sono di mezzo dei bambini, dei minori, ma dal punto di vista del concetto è esattamente lo stesso. Questo no per difendere, istintivamente direi non per difende questo insegnante, ma per accusare gli altri, questo sarebbe un po’ quasi la mia reazione normale; senz’altro no è, come potremmo dire, buono, non è produttivo, non riuscirebbe neanche questa persona a lavorare bene se fosse reintegrato nell’insegnamento in quel modo, penso che correttamente gli sia stato proposto un incarico alternativo, che lo metta al di la del possibile contatto dei bambini, d0altra parte penso che questo possa essere un buon criterio di prevenzione, nel casi ci fossero anche soltanto dei sospetti, meglio andare un po’più sul sicuro, che non dover correre ai ripari successivamente. Franco: difficile anche riuscire a mettersi nei panni dei genitori di coloro che adesso portano i loro figli in quella scuola dove c’è quel insegnante. Gianfranco: ma, da quanto si è sentito, anche notizie ultimissime, all’insegnante è stato proposto un incarico presso il provveditorato, un incarico diciamo d‘ufficio e quindi non più a contatto con l’insegnamento con i bambini, quindi questo permetterebbe di salvaguardare l’aspetto firmale dei procedimenti e nello stesso tempo non esporre i bambini a eventuali pericoli. Franco: se in questo caso non è successo niente di grave direttamente sui minori, succede spesso per quanto riguarda i pedofili e sopratutto in un caso proprio in questi ultimi giorni, di uno che appena uscito dal carcere e ha stuprato una bambina di 4 anni, qualcuno ha già fatto una proposta di legge, di un’eventuale castrazione chimica, alcuni medici sono d’accordo su questa proposta, alcuni altri contrari. L’idea piace, come dicevo a medici e neuropsichiatri; secondo Lei Parisi, docente di malattie del sistema nervoso all’università di Roma La Sapienza, “essendo la pedofilia una alterazione psichica, non è aumentando le pene ma con un trattamento farmacologico che si risolve il problema”. Concorda il presidente della società italiana di urologia Vincenzo Mirone: “La castrazione chimica è già usata in molti paesi, abbassa il desiderio e come lati negativi si ha solo un rischio di obesità e osteoporosi”. Gianfranco, che dire di questa eventuale proposta, anche se qualcuno dice già che non è costituzionale, perché uno che la fa deve essere consenziente, deve essere d’accordo. Gianfranco: stanno discutendo anche molto i politici, su questa posizione. Senz’altro essendo una devianza psicologica, la castrazione chimica, la riduzione quindi della possibilità fisica di rapporti sessuali, diminuisce senz’altro il desiderio o la possibilità di fare del male, ma non elimina completamente il problema alla base, cioè la devianza psicologica, a meno che non si intervenga con dei farmaci o con dei trattamenti che tolgano il desiderio psicologico, non si tratta, ricordiamo, di una pulsione puramente fisica, è qualcosa di psicologico, in tutte le forme di dipendenza sessuale e questa è una di queste forme di dipendenza, di devianza, non è il desiderio fisico che stimola l’immaginazione e la pulsione incontrollabile, ma è esattamente il contrario, è lo stimolo del pensiero, lo stimolo dell’immaginazione, che porta all’eccitamento e il desiderio di commettere fisicamente un dato atto, quindi c’è questa cosa che dobbiamo tener presente. Non è l’aspetto fisico che determina il desiderio, ma è l’aspetto psicologico che determina il desiderio fisico. Di questo bisogna tenere presente, perché la castrazione chimica non ridurrà, non eliminerà il problema in se stesso o perlomeno la recidiva, questo è quello che si intende eliminare, ma semplicemente la terrà entro certi limiti un po’ più sotto controllo, per di più bisognerebbe vedere se questo è una forma definitiva, in che modo potrebbe essere portata avanti e via dicendo. Il fatto che ci debba essere il consenso della persona, quello dipende semplicemente dalla legge, non penso che la legge richieda il consenso della persona ad essere incarcerato, se questa è la pena che gli viene comminata, se si ritiene che la pena accessoria per un pedofilo recidivo o anche non recidivo, ma condannato invia definitiva, possa essere la castrazione chimica, ovviamente è una restrizione della libertà, della possibilità della persona, ma se così viene richiesto, se così viene definito dalla legge, la libertà personale o il diritto personale, viene ad essere tolto; con la carcerazione o comunque con queste pene sociali è chiaro che la libertà della persona passa in secondo piano rispetto a quello che è la libertà e la protezione della società. Franco: continuiamo a parlare di violenza su minori, trattiamo invece l’argomento di un allarme che c’è stato, soprattutto della violenza in televisione, diversi programmi sotto accusa, il comitato di applicazione del codice di autoregolamentazione della Tv e Minori, denuncia con severità l’aumento della violenza nei programmi televisivi, prendendo di mira appunto alcuni di questi programmi. Il comitato ha esposto tutte le violazioni al codice compiute nell’arco di cinque anni, dal 2003 al 2007: diversi film, telefilm, cartoni animati, sotto accusa e si parla di un impatto sicuramente forte, superiore ad esempio rispetto alla carta stampata, delle notizie soprattutto a volte che vengono presentate in modo molto crudo; messaggi televisivi, dice questo articolo, che possono sicuramente danneggiare i ragazzi. Gianfranco, c’è anche questo pericolo della violenza in tv, mostrata in tv, che può creare, danneggiare i ragazzi, i minori? Gianfranco: quello senz’altro, come per tante altre cose, la televisione, come altri mezzi, si parla tanto di televisione adesso perché forse è quello che ha l’impatto maggiore, ma tutti i mezzi di comunicazione che possono attirare i minori, possono avere un impatto molto forte su di loro, sulla oro educazione, formazione e via dicendo. Si è parlato già molti anni fa della violenza nei cartoni animati, della violenza in certi tipi di telefilm o di altri programmi destinati a loro, si è parlato di violenza mediata dai videogiochi e così via; quindi il pericolo c’è senz’altro, non dimentichiamoci però di un’altra cosa, quando si parla di televisione non si parla di un mezzo assolutamente incontrollabile, come diceva qualcuno la televisione ha un interruttore per accenderla, ma anche un interruttore per poterla spegnere. Ora chi ha il controllo della televisione, è la televisione che ha il controllo dei bambini, sono i bambini che hanno il controllo della televisione, sono i genitori che hanno il controllo dei bambini e della televisione; tante volte c’è anche questo aspetto da tener presente, che non si insegna ai bambini che cosa guardare o no guardare, perché i genitori non sono presenti in questo, nel filtrare le immagini, nel guardare con loro i programmi per verificarne l’adeguatezza ai loro figli, perché ricordiamo sempre che ci sono dei bambini che sono diversi da altri, ogni bambino è diverso da un altro, la sensibilità può essere molto diversa, un bambino si spaventa e resta impressionato da certe scene, un altro bambino reagisce in maniera anche moto diversa, dov’è in tutto questo il controllo e la gestione della televisione da parte dei genitori, non per assolvere la televisione, ma ricordiamoci che le televisioni non sono enti benefici, le televisioni fanno il loro lavoro che è quello di fare sodi attraverso uno spettacolo e utilizzano quelli spettacoli che loro ritengono, tramite vari canali, che siano quelli che attirano di più l’attenzione del pubblico, ricordiamoci sempre questo, le televisioni diversamente da quello che poteva essere detto, che poteva essere il loro ruolo negli anni ’50, non hanno un ruolo educativo istituzionale, hanno semplicemente un ruolo di divertimento, di svago, di intrattenimento e sono imprese commerciali a tutti gli effetti.
Franco: quello che hai detto tu, ci porta anche alla nostra riflessione da un punto di vista cristiano, come dici ci vuole un maggior controllo e alcuni, sentendo anche storie negli anni passati, nel campo cristiano, non compravano addirittura la televisione, nono facevano vedere la televisione, però oggi ci sono anche molti altri stimoli al di fuori della televisione che portano questo allarme di violenza. Quale potrebbe essere un commento, un ragionamento dal punto di vista cristiano su questo problema, Gianfranco. Gianfranco: dobbiamo essere con i figli, con i bambini, essere con loro vuol dire a volte passare del tempo anche a guardare i loro programmi, non pensare di sostituire la nostra presenza con la televisione, ma a volte accompagnarli proprio nella visione della televisione, per vedere che cosa guardano, per vedere quali sono le loro reazioni, poterle gestire insieme con loro e poter decidere a che cosa loro possono essere esposti o meno, per quanto riguarda la televisione, ma la stesa cosa per quanto riguarda internet, era quello che veniva fatto con i giornali, certi giornali non potevano essere letti o era meglio che non si leggessero, non erano adatti ai bambini; il concetto è sempre quello, se noi no sappiamo dove sono i figli, li perdiamo di vista e come ho ripetuto altre volte, l’esempio forse più paradigmatico di questo lo troviamo nella Bibbia, quanto i genitori di Gesù, Giuseppe e Maria, supponevano che Gesù fosse con loro, ma aveva perso di vista quali erano i suoi interessi, evidentemente avevano perso di vista il fatto che stava crescendo e lo cercano per tre giorni a Gerusalemme e non sapendo dove andarlo a cercare e quando lo trovano, Gesù si meraviglia perché dice: non sapevate che ero qua, dove pensavate che fossi; evidentemente quello era l’ultimo posto dove lo hanno cercato, sapere dove sono i nostri figli, i loro interessi, cosa gli piace, essere con loro, è uno dei mezzi per tenerli, no non per tenere loro, tenere noi al passo con quello che è loro interesse e quindi poterli guidare, indirizzare in quelle che sono le loro scelte, i programmi che vedono, le frequentazioni che hanno e i vari mass-media i messaggi a cui sono esposti. Ne filtreremo un po’, non li filtreremo tutti, ma in tanto cerchiamo di filtrare quello che possiamo.
A cura di F.S.


