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Teen Challenge BLOG

Il BLOG de L’Arca Teen Challenge



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Mercoledì, 05. Marzo 2008

Elettroshock, riproposto in Italia - Possibile analisi prima del concepimento per evitare malattie genetiche

di teenchallenge, 12:03
 
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (
crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista.  Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
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Franco: questa settimana iniziamo con un argomento che viene fuori da un servizio e da una presa di posizione di alcuni medici, esattamente da un gruppo di psichiatri italiani che dicono di voler riproporre l’uso dell’elettroshock che dicono si usa fuori dall’Italia e viene usato normalmente. Per dare questo volgiamo sentire un servizio direttamente da rainews24, che parla di questo argomento, sentiamo. RAINEWS24: chiediamo la possibilità per il paziente che ha bisogno della cura elettroconvulsivante, di poterla fare se lui l’accetta, se i medici gliela consigliano, perchè in Italia si fa così poco, che la gran parte dei pazienti che ne hanno bisogno, non possono averla, sono solo sei posti pubblici, ospedali pubblici dove si può avere questa terapia. -Vogliono riabilitare l’elettroshock sia culturalmente che praticamente istituendone almeno un servizio in ogni regione.- Questa opposizione si basa su un pregiudizio ideologico, assolutamente infondato, poi su una campagna diffamatoria, disinformativi assolutamente piena di inesattezze - E’ questo un obiettivo di un appello lanciato a margine del congresso della società italiana di psicopatologia, da un gruppo di psichiatri riuniti nell’AITEC, che è l’associazione che mette insieme proprio i favorevoli a questa terapia.- Il punto centrale è che moltissime depressioni, quelle soprattutto più gravi, non passano, non guariscono facilmente con le cure farmacologiche, mentre l’elettroshock ha una particolare efficacia in queste forme e questo significa salvare molte vite umane, perché questa depressione comporta un rischio di suicidio molto alto. – La richiesta riapre une discussione infinita sull’utilità da questa terapia, strettamente connessa ad un certo modo di trattare la malattia mentale, messa in discussione a cominciare dalla grandi intuizioni di Franco Basaglia. – Diceva Franco Basaglia, che era come dare una botta a una radio che non funziona, una volta su dieci magari può riprendere a funzionare, ma le altre volte probabilmente si rompe di più. La mente è fuori dalla testa, il cervello può essere dentro la testa, ma la mente è nei rapporti umani, allora questa è la cosa fondamentale. Lei pensa che si possa risolvere un problema così complicato, come può essere un conflitto interno, un conflitto famigliare, la perdita di un lavoro, il problemi del tempo libero, la perdita della casa, con una botta in testa a una persona. Credo sta alla base il fatto del volere mandare un messaggio che faccia fare dei passi indietro a quelle che sono state tutte le conquiste, tutto il patrimonio culturale ,tecnico, che ha messo, con la 180 al centro gli utenti. – Le conquiste della 180, che compie trent’anni e rappresenta un rovesciamento della psichiatria tradizionale. Una legge che provò a chiudere i manicomi, considerando il matto prima di tutto una persona, ma che per molti resta un errore da cancellare. – L’AITEC ufficialmente non ha ancora una posizione, non hanno avuto l’ occasione di esprimerla, ma le dico la mia personale; la legge è sicuramente sbagliata, perché nasce da una posizione ideologica, cioè quella che i disturbi psichici, non sono come gli altri disturbi medici, cioè non hanno dei motivi fisiopatologici, ma sono il risultato di conflitti sociali, di incompatibilità fra individuo e società, etc., perché la realtà è questa ci sono queste cose, ci sono persone che non possono guarire, che hanno bisogno di un’assistenza completa, da parte della società, non possiamo lasciarle nelle famiglie, perché la legge ideologicamente dice che questi, come se questi pazienti non esistessero. Franco: bene, quello che abbiamo sentito e che ha fatto questa proposta, è il presidente dell’AITEC, il dottor Athanasios Koukopols, che appunto propone di adottare questo uso dell’elettroshock, lui dice che in molti paesi europei, fuori dall’Italia si usa già ed è anche efficace contro malattie che magari con dei farmaci è impossibile curare. Gianfranco, cosa dire di questa proposta. Gianfranco: ma mi ha colpito una affermazione, che ha detto, che questo trattamento di alcune malattie psichiatriche come la depressione, con l’elettroshock, sia stata fatta in base a presupposti ideologici, una posizione ideologica e non medica; mi sembra che questa sua affermazione, parte da un’altra posizione ideologica, che è quella che qualsiasi disturbo psichico, dipenda da un disordine fisiologico, quindi con l’elettroshock si tende a intervenire in maniera medica su un tipo di disturbo, quindi denunciando che era una posizione ideologica, di fatto mostra qual’é la sua posizione ideologica, escludendo di base, da quello che si sentiva dall’intervista, altri tipi di approccio e di cause alla base di questi disturbi; è una discussione che va avanti da sempre, penso che andrà ancora avanti per molto non solamente per l’elettroshock, ma anche per altre cose, di questa contrapposizione tra varie scuole di pensiero, che cercano di dare una spiegazione a certi sintomi a certi disagi, prendendo la loro, il loro punto di vista, la loro posizione, come l’unica possibile; un medico tenderà magari a curare una sindrome depressiva con farmaci o con elettroshock, perchè la ritiene qualcosa di puramente medico, puramente fisico, mentre uno psichiatra, uno psicologo, tenderà ad affrontarlo da un punto di vista emozionale, ritenendo la sua causa non uno squilibrio chimico nell’organismo, ma dovuto a uno squilibrio, un disagio emotivo e così via; quindi niente di nuovo sotto il sole per certi aspetti, sono dei ricorsi che ogni tanto tornano nella storia della scienza. Franco: abbiamo anche sentito anche il dottore, direttore di Psichiatria Democratica, Luigi Attenasi, che invece è contrario a questa proposta e che dimostra la diversità di opinioni su questa possibilità di usare l’elettroshock. Però ci si appoggia sul fatto che in diversi stati fuori dall’Italia, si usa questo modo di curare e che è anche molto efficace. Ma i risultati lui dice, non sono così efficaci, perché è come diceva Basaglia, è come dare un colpo in testa a qualcuno, come dare un colpo a una radio che non funziona, a volte rifuziona a volte no, però è una cosa che può fare anche molto male. Gianfranco: si io non ho la competenza psichiatrica per entrare nel merito della cura, bisognerebbe forse più parlare con uno psichiatra che conosce meglio l’aspetto tecnico e come funziona la questione. Il fatto che venga fatto all’estero, che venga fatto da altre parti, non vuol dire in se stesso che sia un metodo buone o che funzioni. E’ stato eliminato all’estero da altre parti, quindi il fatto di dire questa cosa funziona li, funziona la, lo facciamo anche qua, potrebbe essere combattuta anche dicendo, ma anche di la non lo fanno più o lo fanno molto meno, quindi vuol dire che non funziona; sono secondo me quelle spiegazioni molto, come dicevo prima, ideologiche, si parte da una propria convinzione e si cerca di vedere intorno quali sono quelle evidenze che supportano la mia convinzione. Franco: interessante anche l’altro argomento, il discorso sulla legge 180, la contrarietà, come ha espresso questo medico, sul fatto di una legge che invece per lui non ha funzionato, in realtà questa legge ha permesso di curare in un modo diverso e forse anche più efficace i malati mentali che invece venivano rinchiusi e abbandonati in questi famosi, chiamiamoli manicomi. Gianfranco: ma, la legge 180 ha senz’altro avuto vari effetti. La chiusura dei manicomi, non serviva per una cura verso la persona, penso che questo sia stato il cambiamento proprio di orientamento, di mentalità alla base di questa legge. Vedere un interesse per la persona e non per la società, nel senso che se c’è un individuo che vedo che può creare dei problemi o è un disadattato sociale o crea delle tensioni io lo posso rinchiudere per proteggere la società, oppure posso cercare di aiutarlo ad integrarsi in qualche modo nella società, cercare di guardare l’individuo e non solo l’aspetto sociale. Dobbiamo ricordare che ci sono delle situazioni molto dolorose, nelle quali persone che sono fuori da uno stato di ospedalizzazione, vivono una qualità della vita abbastanza scarsa e in alcuni casi presentano dei pericoli per la società, persone psicotiche o altri che poi hanno dei comportamenti difficile e a volte anche pericolosi; tutto sommato quando salta fuori l’episodio di cronaca nera, nel quale una persona con disturbi psichici commette un reato, la bontà delle legge 180 viene messa ovviamente in discussione, perché in quel caso si tende a privilegiare l’aspetto di sicurezza e di protezione, piuttosto che di aiuto e di solidarietà verso la persona che sta male. Questa ambivalenza o questa tensione tra la cura della persona o della protezione della società, c’è in tanti ambiti, questo è uno e non è così semplice trovare l’equilibrio per curare tutti e due gli aspetti. Franco: visto che parlavamo di questo argomento, di problemi mentali, di problemi psicologici, ricordiamo che L’Arca Teen Challenge oltre che a proporre dei corsi di consulenza, propone anche delle possibilità di assistenza, di ricevere proprio consulenza cristiana. Ecco la consulenza cristiana, in questo casi qua, che cosa probe e come affronta queste problematiche per aiutare queste persone. Gianfranco: ma, partiamo dal presupposto che col counselling cristiano non si può andare a vedere quelli che sono dei profondi disturbi della personalità dovuti a grosse psicosi o ad altri problemi di carattere prettamente psichiatrico. Il counselling cristiano è un percorso di sfiancamento e di aiuto a persone che hanno dei disagi emotivi e che per varie circostanze della loro vita, vivono male nella loro vita, il loro vissuto; si parte sempre dal presupposto di persone che hanno un controllo della propria volontà, non persone che non riescono a controllare la propria volontà, che sono, come si diceva una volta, di intendere e di volere. Questo è il limite che un counselling cristiano ha; i punti di riferimento poi nel counselling cristiano, sono senz’altro quelli di ritrovare un equilibrio del nostro rapporto con Dio. Franco: cambiamo argomento e diamo anche una notizia, commentiamo anche una notizia positiva. Da oggi è possibile, per le coppie portatrici di malattie genetiche in attesa di sottoporsi ad un ciclo di fecondazione assistita, di evitare il rischio di avere figli malati. E’ questo senza violare la legge 40 che proibisce la diagnosi reimpianto sugli embrioni. Un gruppo di ricercatori romani del genoma Molecolar Genetisìcs Laboratori, guidati da Francesco Fiorentini e in collaborazione con colleghi dell’Università La Sapienza di Roma, sono infatti riusciti a mettere a punto una tecnica di diagnosi genetica che, già prima del concepimento, è in grado di stabilire se un ovocita è sano o se è portatore della stessa malattia dei suoi genitori. Di fatto questa tecnica permetterebbe di selezionare e di utilizzare nei cicli di fecondazione assistita solo quegli ovociti sani, prodotti dalla madre e di scartare quelli malati. In questo modo gli embrioni creati nel corso di un ciclo di fecondazione assistita sarebbero tutti sani e la mamma non rischierebbe poi di far nascere un bambino malato, o di interrompere la gravidanza dopo analisi prenatale. La tecnica, descritta in un articolo pubblicato sul numero di gennaio della rivista “Prenatal Diagnosis”, prevede infatti l’analisi genetica del cosiddetto “globulo polare”, una piccola cellula speculare all’ovocita. Gianfranco, una notizia positiva che non si fa più analisi sull’embrione gia fecondato ma si può fare solo sulla cellula femminile, prima di essere fecondata. Gianfranco: si apre in ogni caso dei dilemmi etici, secondo me, nel senso che si sposta il problema non su un ovulo fecondato, quindi su qualcosa di vivente, ma su qualcosa di non ancora vivente come capacità autoriproduttiva e così via; c’è sempre il dilemma etico, a quel punto, non tanto su cosa facciamo dell’embrione, lo sopprimiamo o meno, ma di una analisi e di una determinazione di quali possono essere quelle malattie genetiche che non si ritengono accettabili; quindi questo è l’altro problema etico che noi ci possiamo senz’altro porre; qual è quella anomalia genetica, qual è quella malattia, qual è quella caratteristica che noi non riteniamo accettabile in un essere umano, quindi questo dilemma resta sempre aperto, in base a che cosa decidiamo che una sindrome di un certo tipo piuttosto che un altro, non sia accettabile quindi scartiamo a priori la possibilità che un essere vivente abbia quella sindrome, qual è il concetto di normalità, il pericolo c’è, senz’altro è molto meglio di prima, voglio solamente notare questo, senz’altro altro dilemma, su un’altra base, l’abbiamo spostato però certi aspetti ci sono ancora. Franco: Gianfranco, vogliamo anche ricordarci il prossimo appuntamento che ci sarà, quasi praticamente fra meno di un mese, per quanto riguarda il convegno che L’Arca Teen Challenge sta organizzando, per i 50anni della fondazione proprio del Teen Challenge. Gianfranco: si a Bellaria, dal 3 al 6 di aprile, in provincia di Rimini, ci sarà la conferenza annuale del gruppo Teen Challenge europeo, quindi con persone, collaboratori che vengono da varie realtà del Teen Challenge in Europa, che lavorano nel campo riabilitazione delle tossicodipendenza, nel primo contatto con tossicodipendenti, nella formazione, prevenzione e qualt’altro e questo anno ci sono proprio i 50 anni da quando Wilkerson cominciò il suo lavoro a New York con le bande di ragazzi per la strada e proprio  la settimana scorsa c’è stato il cinquantenario del giorno in cui Wilkerson fu folgorato nella lettura di una rivista “Life”, nel quale c’erano presente il disegno dei ragazzi sottoposti a un processo per omicidio. Quindi ci sarà questa conferenza, ci saranno persone, rappresentanze da più o meno tutta Europa, come oratore ci sarà il fratello di David Wilkerson, Dom Wilkerson e tre altri oratori che parleranno, competenti, uno psichiatra, una psicologa e un medico, che parleranno del processo della dipendenza sessuale, della sindrome che deriva dall’aiuto ad altre che hanno bisogno, quindi come un consulente influenzato e risentire dell’aiuto che fornisce ad altri e di come affrontare all’interno di comunità le questioni della sieropositività e della gestione di persone malate di AIDS. Quindi invitiamo ovviamente tutti a mettersi in contatto per partecipare. Franco: vi ricordo l’indirizzo del sito internet in cui potrete trovare le informazioni e anche la possibilità di potersi prenotare: www.teenchallenge.it
                                                                           A cura di F.S.