30 anni fa il rapimento di Aldo Moro; il fenomeno delle BR dopo questo fattoLa sbronza dei bravi ragazzi: bere fino a stordirsi ma solo nel fine settimana
di teenchallenge, 12:02
"A tu per tu con Gianfranco"
Gianfranco Giuni, sociologo e direttore de L'Arca Teen Challenge, ogni mercoledì alle ore 12.05 (in replica mercoledi sera alle 24.00 e sabato alle 10.00 e alle 22.00) nella trasmissione Liberi da, analizza e commenta, in chiave sociologica e crstiana, le notizie di attualità e i fatti che avvengono attorno a noi per trarne consigli utili nella vita di tutti i giorni.
Nel sito di CRC (crc.fm - circuito radio cristiane) potrete trovare le informazioni per ascoltare via radio, via satellite oppure direttamente sul vostro PC la trasmissione. Vi ricordo che Franco Sellan è colui che conduce la trasmissione e l’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, buona lettura.
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Franco: questa settimana vogliamo iniziare con una storia, un avvenimento successo esattamente 30 anni fa, di cui parecchi di voi avranno anche sentito parlare in questi giorni e vogliamo rivedere un po’ quello che è successo proprio, si ricorda il 16 marzo 1978, quello che è successo circa 30 anni fa. Ma per fare questo. Lo capirete anche ascoltando una registrazione proprio da un giornale radio, registrato proprio in quel giorno, che parla di questo fatto, di questo avvenimento. Sentiamo: GR1 Edizione Straordinaria: il presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro rapito a Roma, stamane, all’ucita dalla sua abitazione. Gli uomini della scorta, colpiti e uccisi, non si sa ancora se tutti, dal fuoco del commando. Paolo Frajese: via Stresa è una strada, una zona residenziale di Roma, via della Cammilluccia, sono le 10 meno 10 Siamo appena arrivati sul luogo dove è avvenuto l’assalto. Carabinieri e la polizia stanno girando, ci sono molte automobili, ambulanze, infermieri, andiamo ad avvicinarci per cercare di capire, ciao, di capire meglio, ecco la macchina con i corpi, i corpi degli agenti che facevano parte della scorta dell’onorevole Moro, coperti da un telo. Sono due uomini sulla 130, un altro corpo è sulla macchina che seguiva. I carabinieri stanno facendo i rilievi. Sono quattro morti, mi dice, più un ferito, i dice un collega e l’onorevole Moro è stato rapito. Sempre, mi dice ancora questo collega, ti ringrazio, sembra che sia stato anche ferito. Guardate i colpi, puoi andare sulla portiera per piacere? Guardate i colpi, sparati evidentemente con mitra; il corpo di un altro di questi agenti. Ecco per terra, ancora, andiamo qui a destra per piacere; il bossoli vedete, poi panoramica ancora a destra, guarda vediamo la borsa, evidentemente la borsa di Moro e il capello di un… non si capisce che cosa sia, sembra un pilota, sembrerebbe, un cappello probabilmente di un metronotte, forse sembra un cappello dell’Alitalia, ma no, no l’Alitalia non ha quei gradi, non ha quei gradi sopra il berretto e il caricatore di un mitra. Forse gli attentatori erano mascherati può darsi, con strane divise. Questa la scena, ancora un altro corpo qui a destra, puoi guardare per piacere, vieni di qua; scusa, scusa, ha ragione, stavo calpestando inavvertitamente i bossoli; ecco il corpo di un altro probabilmente dei componenti della scorta o forse un passane, non sappiamo, le notizie evidentemente potranno essere raccolte solo in un secondo momento; del sangue, del sangue per terra, la pistola automatica; quattro corpi, quattro corpi sono qui, le dieci del mattino, in via Stresa, quattro corpi sono per terra; eccovi i documenti di questa mattina, attento per terra il bossolo, ecco il documento di questa mattinata, non sappiamo se ci sono testimoni oculari, se ci siano testimoni oculari, proviamo a cercare. Franco: 16 marzo 1978, in tre minuti, alle 9:02, un commando composto da circa 19 brigatisti, uccide i 5 uomini della scorta di Aldo Moro in via Fani e rapisce il presidente della DC. Già da questo resoconto del giornalista Paolo Frajese, in questi pochi minuti, si denota una situazione anche un po’ particolare, che poi delineerà
Le indagini che ancora oggi non si sa bene che cosa sia realmente successo in quei momenti. Gia vedendo queste immagini in cui la gente girava attorno a questi corpi a queste macchine, non cera un recinto attorno che fermava le persone, abbiamo sentito anche il giornalista che ha pestato dei bossoli che c’erano attorno, questo dimostra poi come sono andate le indagini. Ma Gianfranco, cosa è successo nella storia italiana da questo fatto in poi. Gianfranco: ma il rapimento dell’onorevole Moro è stato un momento di particolare notorietà delle brigate rosse, già negli anni precedenti avevano agito in vari modi, c’erano stati molti attentati, c’erano state quelle che venivano chiamate gambizzazioni, vari esponenti sindacali, piuttosto che di altro tipo venivano colpiti alle gambe o magistrati venivano rapiti, era un momento molto difficile, molto duro che è difficile adesso immaginare; proprio non passava giorno che non ci fosse una notizia di questo genere ai telegiornali; il rapimento Moro ha messo in crisi il sistema politico, questo è stato il punto molto importante, perché in quel momento il sistema politico ha dovuto reagire, perché era stato colpito un personaggio moto importate e ha creato delle situazioni molto particolari, adesso non voglio fare ancora il giornalista, visto che molti dei nostri ascoltatori hanno sentito e risentito interviste, ricostruzioni etc. in questi giorni su questo avvenimento; però ha portato a un governo varato in maniera molto veloce, ma come dicevi tu, c’è stata molta confusione in tutto, nelle indagini, nelle ricerche e via dicendo; è stato, come ripeto, un momento particolarmente importante perché ha portato le brigate rosse a una notorietà che non avevano mai avuto prima, creando nel paese una grande discussione di carattere etico che si è ribaltata anche all’interno del parlamento. Franco: in questo fatto, proprio in particolare di Aldo Moro, c’è stata molto la discussione a livello politico, tra chi voleva trattare con le brigate rosse e chi invece è rimasto fermo, ed è stato questo poi il punto che si è mantenuto, di non trattare con le brigate rosse. Questo fenomeno delle brigate rosse, che cosa significa, che cosa ha portato in Italia in quegli anni. Gianfranco: era una coda estremista di quella che era stata la rivoluzione studentesca o comunque una rivoluzione culturale sin dagli a anni ’60, inizio anni ’70, perché dal concetto della rivoluzione proletaria, e quindi della dittatura del proletariato, del rovesciare lo stato borghese e via dicendo, era emerso questo gruppo estremista, che faceva anche della violenza uno dei suoi mezzi di lotta, mettendo in pratica quello che veniva teorizzato in altri ambiti, che tutto sommato non esiste una rivoluzione che non sia violenta, una rivoluzione, per definizione, che secondo dei filosofi e degli economisti del secolo precedente tipo Marx, veniva considerato un atto puramente violento, non veniva considerato come si potesse rovesciare un sistema che per definizione tende al suo equilibrio interno, se no con atti che rompevano l’equilibrio e quindi di violenza, le brigate rosse uscivano da questa cultura, prima c’erano stati i movimenti, anche se più o meno violenti, come Lotta Continua, però non avevano mai ipotizzato una violenza di questo tipo istituzionalizzata, con tutto quello che le brigate rosse hanno poi rappresentato nelle varie forme; quindi è stato qualcosa di molto forte, anche perché avevano collegamenti molto forti, internazionali, in Germania c’erano dei movimenti , dei gruppi con un nome analogo, coi quali erano collegate; quindi è stato qualcosa di molto destabilizzante, ma che ha portato anche una reazione del mondo politico, che ha dovuto dover vedere cosa fare con dei gruppi extraparlamentari molto violenti. Franco: ritornando sul discorso di dover trattare, proprio in questo fatto di Aldo Moro, guardando poi quello che è successo, appunto l’uccisione di Aldo Moro, il fatto i rimanere fermi, di non aver trattato, qualcuno dice, probabilmente è stato anche un errore, forse era meglio trattare in quel momento. Gianfranco: ma è difficile dirlo, senz’altro c’era un grosso dilemma etico, c’era un scendere a patti con un gruppo estremista violento, che voleva dire tutto sommato… Franco: in un certo senso riconoscerlo… Gianfranco: si, riconoscerlo, dargli una certa valenza politica, però salvando magari la vita di una persona e la linea invece dello stato, una linea dura di non trattativa; si scontravano questi due aspetti, l’aspetto umano, personale, verso una persona, un uomo di una certa importanza, ma tutto sommato un uomo, una vita umana e gli interessi, chiamiamoli così, dello stato che non poteva scendere a compromessi con questo; un dilemma che si presenta tante volte in casi di rapimenti,
in quel caso era molto forte, ma lo stesso dilemma che si pone se cedere alla violenza pagando un riscatto, oppure di fatto avvallando o perpetrando quella forma di comportamento o resistere e penalizzare però chi c’è di mezzo, un dilemma senz’altro non semplice e di difficile soluzione, in questo caso fu scelta la linea dura, di non trattare con i terroristi, probabilmente se si fosse trattato le cose sarebbero andate differenti, non lo sappiamo, ma in questo modo dal punto di vista dello stato non era possibile fare altrimenti, però c’è sempre questo dilemma, che rende molto difficile le soluzione in questo caso, perché è più importante la vita di una persona o sono più importanti dei principi e per certi aspetti la sicurezza dello stato; non è una questione di poco conto ed è un degli argomenti sui quali si continua a discutere in tanti ambiti. Franco: sono passati tanti anni,30anni esattamente e ovviamente i giovani si oggi non hanno neanche conosciuto tanto il fenomeno delle rigate rosse e ovviamente in modo particolare questo di Aldo Moro; dal servizio anche che abbiamo sentito, ci ha un po’ riportato n quel periodo, in quel tempo un po’ particolare. Che insegnamento possono ricevere i giovani di oggi, possiamo dire ai giovani di oggi riguardo a questo fenomeno delle brigate rosse. Gianfranco: ma una delle cose è che l’estremismo di certe idee; quando le idee diventano così importanti da andare al di la del rispetto delle persone, questo può creare dei grossi problemi. Penso che uno degli insegnamenti, dovrebbe essere quello del rispetto della persona la di la di quelle che sono le idee, e di poter intervenire o voler intervenire, per cambiare delle situazioni che si ritiene debbano magari essere cambiate, rispettando quelle che sono le regole del gioco, in questo caso del gioco politico, della dialettica politica o di movimenti di opinione o di rivoluzioni anche non violente, come poi si è visto, ad esempio la caduta del regime comunista in Cecoslovacchia che ha portato alla nascita della repubblica Ceca e della Slovacchia, che è avvenuto senza nessuna violenza, senza nessuna reazione ì, morti o altro; quindi certe rivoluzioni sono possibili, certi cambiamenti sono possibili, però bisogna partire dal rispetto della persona e non le idee, diventa a questo punto importante vedere cosa c’è al centro della nostra vita, del nostro essere, del nostro far politica piuttosto che altro; c’è la persona o ci sono solamente le idee, quando le idee prendono il sopravvento sulle persone, sul rispetto delle persone, si creano degli estremismi, si creano degli estremismi che non sono mai produttivi, portano sempre delle brutte conseguenze; questo in tanti campi, anche negli aspetti religiosi, piuttosto che economici, o via dicendo; le idee non devono mai prendere il posto del rispetto della persone. Franco: cambiamo argomento, in questi ultimi minuti; abbiamo parlato di giovani e tocchiamo invece un argomento proprio dei giorni nostri, un problema che riguarda i giovani e anche minorenni. Da un articolo de La Stampa, leggiamo il problema dell’alcool. “La sbronza dei bravi ragazzi. Devono fino a stordirsi, ma solo di sabato: sette minorenni su cento si divertono così. Un bicchierino i rum e ancora uno. Poi quello di whisky e subito dopo il cognac. Ma meglio il rum, quello dolce, al miele. Marta, tredici anni, il sabato sera si diverte così. Sballa con alcuni compagni di classe, una terza media in zona Porta Vittoria, vicino al centro di Milano. Si fa di calette, piccoli bicchieri di superalcolico che si buttano giù, appunto si calano (il gergo è quello usato per le pasticche) in una, massimo due sorsate. Binge: baldoria, festa rumorosa, ma anche attività frenetica. E’ un fenomeno nato nelle università americane, esportato nei college inglesi e ora in voga in Italia. I dati delle indagini evidenziano due fattori a rischio, l’età bassissima di chi lo pratica e lo scopo preciso: non si beve per divertirsi ma solo per stordirsi. Sono i ragazzi tra gli undici e i diciotto anni; e Marta dice: non servono grandi cifre, a noi bastano 20 euro a settimana. Usciamo solo al sabato. Sport, niente fumo, studio e la ciucca del fine settimana: per noi è un appuntamento fisso. Gianfranco, nuovo magari come problema, ma soprattutto il fatto che tocca un età bassissima e ha questo scopo particolare, solamente il sabato sera, poi si ritorna normali. Come affrontare questo problema. Gianfranco: non è facile, perché bisogna partire da una educazione al divertimento in se stesso. E’ un modo particolare di bere, non si beve per gustare il liquore o superalcolico che si assume, ma si beve per assumere alcool, ed è per quello che si beve molto velocemente, in un modo quasi compulsivo, per aumentare in maniera molto veloce la concentrazione di alcool nel sangue e avere un effetto estremamente rapido; quindi non si assapora il liquore, non si beve per stare in compagnia, non si beve per divertirsi, si beve solamente per stordirsi, per provare quel senso di eccitamento è quella forma, il binge drinking, che è una delle forme attuali; senz’altro in quel modo non ci vogliono grandi cifre, perché prendendo superalcolici e bevendoli a stomaco vuoto e tutti in una volta, la concentrazione di alcool nel sangue sale molto velocemente, di fatto è come farsi una canna, come farsi una pista di coca, il fatto di provare delle sensazioni forti a basso costo che si ritiene possano essere innocue o perlomeno non pericolose, le conseguenze si vedono poi successivamente, danni al fegato, si vede il fatto del pericolo di poi muoversi in quella situazione avendo bevuto e non soltanto nella guida, solitamente viene in mente la guida come pericolo, ma pensiamo anche al fatto che persone che non sono in grado di controllare il proprio comportamento, quello che dicono, quello che fanno, si espongono a comportamenti dettati, suggeriti o stimolati da altri, che potrebbero non essere in linea con quelle che farebbero quando sono sobri; il problema proprio che dici, in vino veritas, nel senso che quando si è un po’ euforici per i vino si tende a dire cose che normalmente non si direbbero, perché scendono i livelli di inibizione, quello è uno dei possibili pericoli, si dicono cose che non si dovrebbero dire, ma si fanno anche cose, si corrono rischi che non si dovrebbero correre normalmente, quindi è un modo estremamente pericoloso di bere e estremamente fine a se stesso. Franco: leggevo anche da un’altra parte, il fatto poi di fare praticamente una vita normale, prendersi una sbronza solo nel fine settimana, e poi essere, come dice qua, dei bravi ragazzi, non fa rendere conto a questi ragazzi, di avere questo problema e impedisce anche poi eventualmente di essere aiutati. Gianfranco: il primo punto per essere aiutati in un cambiamento è riconoscere di aver bisogno di un aiuto, che quindi il comportamento che si ha non è corretto. Il fatto che ci si ubriaca e il fatto che questo comportamento tutto sommato è accettato dalla nostra società, viene visto come qualcosa di estremamente normale, è un comportamento che quindi è lontano dall’alcolismo, perchè non sta creando in quella forma una dipendenza veloce solitamente quando si parla di alcool, si parla o degli incidenti o dell’alcolismo, non si parla di tutti i pericoli, di tutti i danni che l’assunzione di alcool in maniera sbagliata comporta, come quelli che citavo prima.
A cura di F.S.


